Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Da Adamo a Pio IX (II)...
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DA ADAMO A PIO IX QUADRO DELLE LOTTE E DEI TRIONFI DELLA CHIESA UNIVERSALE DISTRIBUITO IN CENTO CONFERENZE E DEDICATO AL CLERO E AL POPOLO II

XX. Da Gerusalemme e da Roma

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XX.

Da Gerusalemme e da Roma

  <1.> [32] Il profeta inspirato da Dio mirò il mondo da due punti, cioè da Gerusalemme e da Roma; Geremia, il veggente sacro, additò ai popoli della terra i misteri di Dio, che usa misericordia e che adopera giustizia.

  La misericordia più pietosa infra tutte era stata offerta a Gerusalemme. Cristo Gesù, il Messia salvatore, era apparso in quella metropoli e in essa sovrat<t>utto aveva esercitato il suo ministero di salute. Ma i gerosolimitani ne abusarono a scherno ed a sfogo di passioni inique. Per veleno di rabbia e per livido di gelosia Gesù fu condannato dai capi del popolo alla morte del Calvario.

  E Gesù si incamminava , ed in uscire dalle vie popolose della città gli abitanti coprivanlo di sozzure ed egli, rammaricandosene, diceva: “Guai a Gerusalemme, ché a te si dispone gravissima sciagura! Non passeranno oltre i quarant'anni da questo . In quell'epoca, fortunate saran le donne che non avranno figli. Verrà a Gerusalemmegrave male quale non fu e non sarà di poi”.

  2. Pilato aveva ingiustamente condannato a morte il divin Salvatore. Caligola18 condannò Pilato allo esiglio. I governatori che subentrarono nella Giudea furono volta a volta più crudi - 140 -ed iniqui. Erode Agrippa succhiava il sangue come un vampiro dalle vene dei giudei con tante gravezze. Felice segretamente favoriva i ladroni ed i briganti, Festo apertamente divideva con gli stessi i pingui bottini[33], e Albino e Gessio Floro vantavansene di saper ben gareggiare con i ladroni più rinomati.

  Queste tirannie turpissime eccitavano i popoli alle ribellioni. I sediziosi si eressero in truppe armate nelle città e cominciarono le uccisioni e le stragi. In Cesarea caddero morti 20 mila, in Tolemaide 10 mila, in Ascalona19 25 mila, in Damasco ed in Scitopoli 12 mila, in Alessandria caddero 50 mila e in Antiochia fu quasi un eccidio. Cestio Gallo da Siria venne fin sotto a Gerusalemme e poco mancò <che> non la saccheggiasse per intiero. Ma ben saccheggiò il mercato Gessio Floro, il quale benanco uccise i primari della città.

  Ricacciati i nemici, la guerra si sparse alla campagna. I giudei fuggendo vennero a rinchiudersi entro la città, dove presto si formarono due partiti. I sacerdoti con la massa del popolo costituivano un partito moderato. I banditi, i sicari volevano libertà sfrenata. Le due fazioni occupano ciascuno una parte del tempio e impediscono i sacrifici. Presto le ire si sfogano in furore e si combattono con eccesso disperato.

  I cristiani se n'avvidero. Avevalo loro detto Gesù Cristo: “Quando vedrete l'abbominazion della desolazione entrare nel luogo santo, allora chi è alla città se ne fugga ai monti”. Mossero dunque solleciti e ripararono alle altezze.

  Molti segni prodigiosi avvenivano in Gerusalemme. Ne parlano Tacito con più altri, e Giuseppe Ebreo, testimonio oculare.

  3. Per un anno sopra Gerusalemme si presentò una meteora in forma di spada fiammeggiante. L'altare e il tempio apparivano circondati da misteriosa luce. Scorgevansi cocchi per l'aere e squadroni di armati. Le porte del tempio erano sovente agitate da un vento misterioso. Sclamavano[34] i rabbini: “O tempio, o tempio! Perché ti struggi da te stesso?” Erano le feste di Pentecoste; uno strepito fragoroso si fece intendere - 141 -e poi una voce partendo dal santuario gridava: “Usciamo di qui! Usciamo di qui!”

  Questi segnali facevano inorridire i saggi. La plebe stolta rallegravasene e diceva: “Gerusalemme in breve toccherà il colmo della felicità”. Falsi profeti illudevanli con dire: “Gerusalemme dominerà a tutta la terra”. Additavano Vespasiano che governava in quelle regioni e promettevano che egli avrebbe ristorato la prosperità del regno di Giuda.

  Era l'anno 68 dall'era cristiana. L'imperator Nerone fuggendo era morto e gli era succeduto Galba, al quale Vespasiano per ossequiarlo mandò il figlio Tito. Ma Galba morì di subito e Vespasiano, stando in Giudea, fu proclamato imperatore. Prestamente Vespasiano mandò Tito con formidabile esercito perché, assediando Gerusalemme, la eguagliasse al suolo. E Tito venne e tagliò i canali delle acque e impedì che vettovaglia qualsiasi entrasse ancora in città.

  Un uomo del popolo già da sette anni percorreva le vie di Gerusalemme gridando in tuono di profeta di sciagura: “Voce dall'oriente, voce dall'occidente, voce dai quattro venti, voce contro Gerusalemme e il tempio, voce contro gli sposi e le spose, voce contro il popolo tutto”. I giudei guardavanlo con disdegno ed ei proseguiva imperterrito. Più volte per farlo tacere fu flagellato e messo in prigione. Il governatore Albino lo trasse in giudizio. Non fu possibile strappargli di bocca altre parole che le suddette: “Guai! Guai!” Non fu visto parlare con chicches<s>ia. Nei giorni solenni di festa e tra la folla di popolo egli accalorava le esclamazioni sue.

  4. [35] Gerusalemme era circondata da triplice muraglia. Tito superò la prima e offerse patti di pace, ma non furono accettati. Superò la seconda muraglia, offerì di nuovo la pace. Ma i giudei si divoravano nelle discordie e non risposero. La fame cresceva spaventosa; fu vista una madre con due occhi stralunati sbranare un bambinello che allattava e mangiarsi le carni palpitanti.

  Quell'uomo profeta di sciagure aveva nome Gesù, questa madre carnefice desolata aveva nome Maria. Quanti misteri! Così la pietà di Gesù, vero Figlio di Dio e di Maria, così la - 142 -pietà della Vergine immacolata torna<no> in castigo orrendo a chi si abusa con empietà sacrilega e cruda.

  La pestilenza entrò a mietere fra gli ebrei vittime miserande. La fame e la peste desolavano ovunque. Dugentomila in due mesi furono trasportati cadaveri fuori da una sol porta. Gli altri si difendevano dalle mura e, cadendo nelle mani dei romani, erano crocefissi 500 in ogni , finché le travi di croce mancarono all'uopo. I cadaveri avevano elevato allo ingiro delle mura altezze a forma di scala, sulle quali salendo i romani finalmente saccheggiarono la città, passarono a fil di spada e ne incatenarono cento mila ebrei che poi trascinarono schiavi a Roma stessa. Tito voleva risparmiato il tempio, ma misteriosamente prese fiamme e rovesciò in un mucchio di pietre. In segno di esterminio Tito fece passare i carri di campagna sopra la città e sopra il tempio distrutto. Il figlio di Vespasiano sentissi egli medesimo commuovere fino alle lagrime.

  I cristiani pii pregavano dal monte: “Salva, o Signore, le anime dei miseri! Il castigo temporale risparmi loro il supplizio eterno”. Sicuro è stato [36] lo sguardo del veggente di Dio, terribili le voci di guaio pronunciate sopra Gerusalemme.

  5. Ora minaccie di terribili guai e proteste di rovina irreparabile stanno in castigo della stessa città di Roma. Quest'è la belva che si insanguina nelle carni dei popoli della terra e che calpesta colle zampe20 le vittime che non può divorare coi denti21.

  In Roma, a Vespasiano era successo il fratello Domiziano22 che perseguitò i cristiani. Di poi succedé Tito, che mutando l'animo da crudo in mite fu chiamato delizia del genere umano. Sotto a Domiziano i pronipoti di san Giuda, parente di Gesù Cristo, furono chiamati in esame e poi lasciati in libertà, dacché mostrarono le mani e la fronte incalliti nelle fatiche del campo.

- 143 -  In questa persecuzion di Domiziano fu immerso in caldaia d'olio bollente l'apostolo san Giovanni. Ma vi stava illeso e cantando le glorie di Dio. Allora fu mandato in esiglio nell'isola di Patmos. In questo luogo Giovanni vide le lotte ed i trionfi della Chiesa sino alla fine. Descrisse il tutto nel libro inspirato della Apocalissi.

  Tolse anzitutto a scrivere alle Chiese di Asia di cui ne aveva special cura. Raccomandò la carità al vescovo, ossia alla Chiesa di Efeso; suggerì il coraggio nei patimenti al vescovo di Smirne. Al vescovo di Pergamo impose di guardarsi dall'eresia dei nicolaiti. Il vescovo di Tiatira lo pose in guardia dalla profetessa Gezabele ingannatrice. Al vescovo di Sardi fa premura che susciti i languidi nella fede, e a quello di Laodicea23 che ecciti perfino con minaccie quei cristiani che non sono né caldifreddi.

  Dopo questo, Giovanni fu invitato da Dio a guardare nello avvennire della Chiesa di Gesù Cristo. Vide dunque una porta nel cielo ed entro a quella [37] i segreti del Signore. Scorse il trono dello Altissimo con 24 seniori, dodici patriarchi del tempo antico e dodici apostoli dell'era novella; iscorse quattro animali pieni d'occhi avanti e dietro, i quattro profeti maggiori, i quattro evangelisti che descrissero le opere del Cristo.

  Un libro gli è presentato, ma è munito di sette sigilli. Iddio l'aiuta a scoprire nel primo sigillo che due popoli, l'ebreo ed il romano, sono a giudicare. Tre cavalieri che circondano un ministro coronato, Gesù Cristo, sono i profeti e gli evangelisti, che siedono sopra cavalli quando rossi e quando pallidi e annunziano le sciagure di fame, di guerra, di pestilenza. Nel quinto sigillo e sotto all'altare di Dio sono le anime dei martiri. Nel sesto sigillo sono sventure pub<b>liche, descritte in figura dallo estatico di Patmos e nel fatto dagli storici contemporanei. Sono parte di queste calamità il Vesuvio in fiamme, che manda cenere e lava e oscura l'aere intorno fino all'Africa ed all'Asia e fino a Roma. Ercolano e Pompei24 - 144 -sono seppellite sotto alla irruzione delle pioggie infuocate. Una peste fierissima conduce25 a morte dieci mila persone in ogni nella sola città di Roma.

  Sotto a Tito un incendio devastatore distrugge la maggior parte della città. Altri tremuoti scossero la Galazia26, la Grecia e in più luoghi d'Asia. Antiochia fu intieramente sotterrata da un terremoto che seguì con folgori, con venti, con fuochi da sotterra.

  L'evangelista san Giovanni in mezzo a tante sciagure scorse quattro angeli infrenare i venti ai quattro angoli della terra; comandavano <che> non nuocessero punto agli eletti del Signore segnati con la lettera tau. Nel sesto sigillo san Giovanni [38] vide le anime dei santi che sono dieci mila27, o sia in numero sterminato d'ogni tribù, lingua e nazione. Nel settimo sigillo osservò Giovanni angeli sette con altrettante trombe per annunziare guaio ed esterminio. Grandine, sic<c>ità, incendii furono i principii della desolazion di Gerusalemme sotto a Traiano. In un monte ardente vide sotto Adriano la potenza romana rovesciarsi sopra la nazione degli ebrei e ucciderne 600 mila di spada. Vide la peste che invadeva e Gerusalemme perire per intiero.

  In uno oscuramento del sole, della luna e delle stelle vide Giovanni l'accecamento de' giudei, che per propria malizia non iscorsero il valore delle profezie. Vide altresì una stella che cadeva dal cielo, il profeta Barcocheba28 che si era reso predicatore di falsità.

  Altra stella caduta, ed alla quale è data la chiave per aprire il pozzo29 dell'abisso, è l'eresiarca Teodoto di Bisanzio, precursore di Ario e dell'altre eresie che a guisa d'un nembo di - 145 -locuste scesero a rovinare non le campagne, ma le anime degli uomini.

  Finalmente la sua volta viene anche per la bestia di Roma, l'impero pagano che tutto stritola o colle zampe30 o coi denti di ferro.

  Un angelo a suon di tromba annunziò che Roma cadrà e Valeriano, l'imperator suo, che servirà da sgabello al re Sapore di Persia per montare a cavallo. Nello stesso tempo svevi, alani, germani, eruli, vandali, franchi31, sarmati, goti assaliranno da tutte parti l'impero, all'ora medesima che trenta tiranni nello interno di esso sollevano le ire e le discordie. La peste e la fame seguiranno a struggere.

  Continua san Giovanni: “E altro angelo vidi forte, scendente dal cielo coperto da nuvola, ed [39] aveva nel suo capo l'iride e la faccia di esso era come il sole e i suoi piedi come colonne di fuoco, ed aveva in mano un libricino aperto, e pose il piede destro nel mare e il sinistro sulla terra e gridò ad alta voce qual rugge un leone...”32. E qui continua <a> predire lo stritolamento dell'impero romano sotto a Diocleziano e il trionfo della Chiesa sotto a Costantino, così come avverrà in modo consimile alla fine del mondo.

  Vide Giovanni una bestia uscire dallo abisso, la persona dei persecutori romani e di Diocleziano, che scriveva su tavola di bronzo e su monumenti di pietra in Ispagna e altrove: “Agli imperatori Diocleziano e Massimiano per avere allargato il romano impero e spento il nome dei cristiani che distruggevan lo Stato, tolta la superstizione su tutta la terra e accresciuto il culto di Dio”.

  “E un prodigio fu veduto in cielo, una donna vestita di sole e la luna sotto ai piedi di lei e sulla testa una corona di dodici stelle33. Apparizionecara è la Chiesa che porterà un popolo di martiri al paradiso.

  Vide Giovanni una bestia con dieci corna, i dieci primi - 146 -persecutori della Chiesa. Vide una testa piagata a morte, Giuliano l'Apostata.

  Dopo tanti mali viene il trionfo: “Ed ecco che io vidi l'agnello che stava sul monte di Sion34 e con esso 144 mila persone le quali avevano scritto sulle loro fronti il nome di lui e il nome del padre di lui...”35. Seguono in trionfo le anime dei vergini... Babilonia, la Roma pagana è caduta. Due falci taglienti, Alarico ed Attila, mietono e vendemmiano la terra.

  6. Diceva Alarico: “Io sento qualche cosa in me che mi trae a distruggere Roma... Più l'erba è folta e più la falce ne prende”. Attila intestava i suoi editti così: “Attila, figlio di Bendemo36, [40] pronipote del grande Nembrod, per la grazia di Dio re degli unni, dei medi, dei goti, dei daci, terrore del mondo e flagello di Dio”. Soleva poi dire che le stelle cadevano innanzi a lui, che la terra tremava, che egli era un martello pel mondo intiero e che l'erba non poteva crescere più dov'era passato il suo cavallo.

  “E vidi un altro prodigio grande, sette angeli che portavano le sette ultime piaghe37. Queste sono il castigo ultimo di Roma e sono sotto a Gallo una pestilenza micidiale, di cui parlano i santi Cipriano e Dionigi e nella quale tanto si distinse la carità dei cristiani. Vennero sangue e guerre e discordie civili, siccità con fame. Gli imperatori son fatti ludibrio alle genti, Roma è squarciata. Un angelo grida: “E' caduta, è caduta la gran Babilonia ed è diventata abitazione dei demonii e carcere di tutti i volatili immondi e odiosi38. Saccheggiata Roma da Alarico nel 410 e da Genserico nel 455 e da Totila nel 544, i gentili di Roma si pascevano di topi, di ortiche e perfino delle feccie. Roma soffrì più che Babilonia stessa. Totila, entrando, a stento ritrovò seicento persone ancor vive.

  A questo punto san Giovanni predice di Maometto, che in tre tempi avrebbe dominato e poi che, scomparendo verso la - 147 -fine di questo secolo nostro, finalmente per mille anni sarebbe venuto pace e prosperità su questa terra alla Chiesa di Gesù Cristo. E compiuto un millennio, sarà sciolta la terra dalla sua prigione ed uscirà e ridurrà le nazioni che sono nei quattro angoli della terra... Predice la finale persecuzione finché il tabernacolo di Dio sarà con gli uomini; venuta Gerusalemme celeste, tutte le cose saranno rinnovate in Cristo. Sarà allora cielo nuovo e terra nuova.

  Qui san Giovanni chiude il libro dell'Apocalissi [41] sua. Essendo poi stato ucciso nel 96 l'imperatore Domiziano, Giovanni ritornò dall'esiglio suo.

  7. Venne in Efeso, emporio di tutta l'Asia, e vecchio qual era si affrettò su pei monti in traccia d'un giovine che, convertito, era ritornato prevaricatore e capo di malandrini. Scrisse più lettere e l'Evangelio del divin Salvatore, supplendo in molte parti a quello che gli altri evangelisti avevano omesso. L'apostolo san Giovanni visse ad età assai decrepita. Si chiama l'apostolo della carità, perché il suo cuore ardeva come l'affetto di un cherubino celeste.

  Con l'apostolo ed evangelista san Giovanni ha termine la conversazione carissima con gli apostoli del Salvatore. Ma ci resta la fede in Gesù Cristo e nella sua Chiesa. La Chiesa ci ammaestra con la liturgia sacra, che sì copiosa è sparsa nel libro della Apocalissi. Ivi è discorso frequente di abiti sacerdotali, di vesti candide, di cingoli e di corone, di candelieri, di turiboli, di libri sigillati. La santa Chiesa ci ammonisce con gli insegnamenti salutari.

  Da Gerusalemme e da Roma il veggente di Dio ha guardato a tutti i secoli. Dovunque e sempre è la paglia unita al frumento. Sono apostoli santi da una parte e profeti falsi dall'altra. Sono undici apostoli santi e un Giuda traditore. Sono martiri innumerevoli e in qualche copia apostati detestabili. Chi fa i santi non è il suolo né i paesi, ma è la fede, l'umiltà, la carità e la confidenza in Dio che per mezzo di Gesù Cristo ci dona la grazia del Signore.

- 148 -Riflessi

1. Gesù, ingiustamente condannato, nello incamminarsi al Calvario predice che Gerusalemme sarà distrutta.

2. [42] Tiranni in Gerusalemme. Il popolo si divide in due partiti e si combatte con strage.

3. Segnali straordinarii appariscono sopra Gerusalemme.

4. Tito assedia Gerusalemme che, involta nella fame e nella pestilenza, finalmente è eguagliata al suolo.

5. San Giovanni, uscito illeso da una caldaia bollente ed esigliato a Patmos, predice le lotte ed i trionfi della Chiesa sino alla fine.

6. Alarico, Genserico, Totila saccheggiano Roma.

7. Morto Domiziano, san Giovanni ritorna ad Efeso.





p. 139
18 Originale: Cesare Augusti; cfr. Rohrbacher II, p. 758.



p. 140
19 Originale: Ascalone; cfr. Rohrbacher II, p. 759.



p. 142
20 Originale: zanne.



21 Cfr. Dn 7, 7.



22 Diversamente in Rohrbacher II, p. 790: «A Vespasiano, dopo un regno di dodici anni, succedé Tito, suo figlio maggiore, ed a questo, morto dopo due anni, due mesi e venti giorni, il fratello suo Domiziano».



p. 143
23 Originale: Filadelfia; cfr. Rohrbacher II, p. 796.



24 Originale: Pompeia; cfr. Rohrbacher II, p. 801.



p. 144
25 Originale: esale.



26 Originale: Dalmazia; cfr. Rohrbacher II, p. 801.



27 Diversamente in Rohrbacher II, p. 801: « E udii il numero dei segnati, cento quarantaquattro mila segnati, da tutte le tribù de' figliuoli d'Israele [...] Dopo di questo vidi una turba grande che nissuno potea noverare».



28 Originale: Marcocheba; cfr. Rohrbacher III, p. 59.



29 Originale: porto; cfr. Rohrbacher II, p. 804.



p. 145
30 Originale: zanne; cfr. nota 20.



31 Originale: traci; cfr. Rohrbacher II, p. 806.



32 Ap 10, 1-3.



33 Ap 12, 1.



p. 146
34 Originale: Sinai.



35 Ap 14, 1.



36 Originale: Bendenno; cfr. Rohrbacher II, p. 813.



37 Ap 15, 1.



38 Ap 18, 2.



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