Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Le glorie del pontificato...
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LE GLORIE DEL PONTIFICATO DA ADAMO AL GIUBILEO SACERDOTALE DI SUA SANTITÀ IL PONTEFICE LEONE XIII

XXI. L'imperator romano e il romano pontefice

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[- 1002 -]

XXI.

L'imperator romano e il romano pontefice

  L'imperatore è grande quando, venuto ai piedi del pontefice romano, ottiene che il Vicario del Signore in porgergli la corona gli dica come il pontefice san Leone a Carlomagno: "A Carlo augusto, incoronato dalla mano di Dio, grande e pacifico imperator dei romani, vita e vittoria".

  Il pontefice san Leone aveva pregato di cuore per Carlomagno. Nei palazzi pontificii è tuttora un quadro in mosaico nel quale il pontefice san Leone e san Pietro apostolo porgono a Carlomagno uno stendardo con sei rose portante questa iscrizione: "Nostro signore il santissimo papa Leone a re Carlo nostro signore. Beato Pietro, concedi vita a papa Leone e vittoria a re Carlo".

  Or il pontefice san Leone nello incoronare Carlo fece coniare in segno di alta allegrezza delle medaglie col motto Renovatio romani imperii. E Carlomagno alla sua volta, corrispondendo - 1003 -con molta generosità alle tenerezze pontificie, presentava ricchissimi doni in calici ed in vasi d'oro alle chiese di Roma e d'Italia, rifacendole così in buona parte dei gravi danni patiti per mano dei barbari.

  [72] Carlomagno veniva spesso a Roma pellegrino per implorare l'apostolica benedizione sopra di sé e delle imprese proprie. Domandato accorse per iscampare il santo pontefice Leone e il patrimonio della Santa Sede dalle invasioni del re Desiderio.

  Carlomagno soggiogava i popoli ancora barbari dell'Europa, per guadagnarli poi alla Croce del Salvatore. Fu cotal Vitichindo, capitano dei sassoni, che non potuto mai soggiogare da Carlo, venne come agnello ai piedi di lui quando entrato incognito in una chiesa vide Carlo quasi angelo di pietà. Vitichindo sclamò allora: "Sono il condottiere dei sassoni, il vostro terribile avversario, ma non più, ché io e la gente mia ci facciamo a domandare il Battesimo che salva". Al quale rispose Carlomagno abbracciandolo: "Orbene, siamolo pure ambedue cristiani fedeli, e quanto alla Sassonia che viene guadagnata dalla grazia di Gesù Cristo, essa non verserà tributi a veruno allo infuori che al Vicario di Gesù Cristo". I popoli vinti domandavano: "Carlomagno, la gioia de' suoi popoli, perché non addiviene l'imperator di tutti i sovrani della terra?"

  Nelle carestie e nelle pestilenze del 799 Carlomagno insinuava ai sacerdoti di applicare per tre volte la santa Messa a fine di placare la divina giustizia. Volle che i ricchi mantenessero almeno quattro poveri fino alla mietitura e i possidenti che dessero ai poveri almeno cinque soldi.

  Carlomagno era legato in tenera amicizia con san Livino, con san Lullo, con san Sturmio, con san Gregorio, [73] con san Villeado95, con san Ludgero. Domandò un giorno al celebre monaco Alcuino: "Il Signore perché non mandò almeno dodici come Girolamo ed Agostino, personaggi santi e sapienti?" Al quale Alcuino rispose: "Sono bastati due a - 1004 -nostro Signore e voi ne pretendete dodici?" Ripeteva sovente: "Amate i monaci e rispettate i sacerdoti, perché dessi colla preghiera, col lavoro, collo studio salvano il mondo dalla barbarie".

  Quando intese che il duca d'Aquitania lasciò la corona per il monastero, se ne rallegrò altamente. Carlomagno da cristiano di fede intestava le sue leggi così: "Regnante domino nostro Jesu Christo in perpetuum".

  Ai vescovi di Spagna adunati in concilio contro gli errori di cotal Felice, scrisse congratulandosene: "Carlo, per la grazia di Dio re dei francesi e dei longobardi, patrizio dei romani, figliuolo e difensore della Chiesa di Dio, ad Elipando, metropolita di Toledo, e agli altri vescovi ortodossi di Spagna, salute in Cristo vero e proprio Figliuol di Dio".

  Stando Carlomagno in grave età presentò Lodovico, il primogenito suo, ai vescovi ed al popolo dicendo: "Vi pare che io possa darvelo Lodovico mio figlio in vostro sovrano con il titolo di imperatore?"

  Risposero allora vescovi e popolo: "Sì! Dio lo vuole! Noi lo desideriamo!" Sedulio Scoto poi, venuto innanzi a Lodovico, gli offerì in dono un libro proprio col titolo I rettori ed i re cristiani.

  Carlomagno sentendosi mancare ricevette il santissimo [74] Corpo del Signore e si adagiò in dolce sonno addì 28 gennaio 814. Il corpo dello estinto fu imbalsamato, gli posero in capo la corona reale, nella destra il legno della santa croce, al fianco sinistro la spada e d'accanto la bisaccia d'oro con cui pellegrino moveva alla volta di Roma. Stando così, principi e popolani movevano alto duolo con dire: "L'imperatore romano è massimo quando insieme è difensore strenuo del pontefice di Roma".





p. 1003
95 Originale: Villeardo; cfr. Rohrbacher VI, p. 195.



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