Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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MEMORIE PASSATE E PRESENTI INTORNO ALLA ROCCA DI MUSSO IMPRESSIONI DEL VISITATORE

Capitolo V Una giornata di scuola morale al Giardino del Merlo

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In questa pagina

I. Saluto al mattino nel giardino privato di Valle del Fighetto

II. Solitudine al giardino del Marronaio

807

III. Un trono di virtù nel giardino bellissimo

811

IV. Una palma di trionfo nel giardino di Santa Eufemia

812

V. Un piccolo mondo per i viali dell'Impossibile

813

VI. Un pulpito al giardino dei limoni

814

VII. Alla città

815

VIII. Al premio della virtù nel giardino della Zocca

IX. Un tempio magnifico nel giardino pubblico delle lagerstroemie

816

X. Fuori il tempio

XI. Al Torrino il volere è potere

817

XII. Prova di fatto nel giardino del Portone

818

XIII. Addio alla villa del Merlo dal giardino Löga

819
[- 806 -]

<< <   > >>Capitolo V

Una giornata di scuola morale

al Giardino del Merlo

  Siamo alla riva del lago, e in questo luogo dell'antico porto di Giangiacomo de' Medici. Le acque del massimo Lario si affondavano un giorno entro qui, e dove oggi è quest'arena ivi galleggiavano un le navi maggiori del capitano, chiamate il Brigantino, la Indomabile, la Salvatrice, la Donghese, e le minori dette comunemente piate o barbot<t>e. Avanzi di grosse muraglie con ferritoie si protendono a descrivere l'antico porto. Alle procelle di quel tempo sono succedute altre tempeste oggidì. Le onde del lago come allora vengono e si infrangono e ritornano, quasi per dire: tutto è mobile quaggiù, all'infuori del cuor dell'uomo, che s'abbraccia a Dio come a scoglio perpetuo. Sopra il porto erano in tempi remoti gli edifizii - 807 -dei corpi di guardia, ed ora è questa selva romantica percorsa da bellissimi viali con magnifiche cave di tufo, con caverne ammirabili di stalattiti, quasi una memoria [18]della severità che fu in passato e della soavità che vi è ritornata in presente. Qui le Robinia, vestite nel tronco di Hedera sempreviva, mettono fuori quei rami nudi e scarmigliati nel verno, e nei giorni di primavera ricchi cotanto. Altri arbusti coprono intorno e sono gli Ailanthus glandulosa, generosi in donare quello che hanno per sé, un calice cristallino di fiori. In questa selva è anche il Rhus cotinus, arbustello che in estate dilata le foglie verdi della speranza, e le rinchiude e le converte nel rosso del patimento all'avvicinarsi della stagione rigida. La strada della Regina separa la selva romita che dispone alla scuola entro al Giardino del Merlo. Entriamo omai e rendiamo il <saluto al mattino.>

<< <   > >>I.

Saluto al mattino nel giardino privato di Valle del Fighetto

  Ti saluto, bel mattino! Un saluto ti fa questo Pyrethrum che in un velluto giallognolo ricamato scrive su quest'elisse: "Salve". Bel mattino! Le stille del liquido elemento sonosi congiunte nelle viscere del monte, e d'accordo sono uscite e ti salutano in dolce scherzo. Qui una fonte di soave frescura, poi un rio, indi uno zampillo e poi una cascatella e un laghetto nel quale in mezzo alle alghe guizzano i pesciolini variopinti. Finalmente le acque cortesi spargonsi in [19]pioggia dorata sul Sedum carneum10 e confondendo con quello i colori dell'iride annunziano il patto d'amicizia che si apprende alla scuola nel Giardino del Merlo. Salve, buon mattino! Le farfalle dagli svariati colori vengono ad applaudirti e tu le ricevi con apposito corteggio. Il Physianthus albens apre le sue boccuccie - 808 -e riceve le farfalline, e quasi amico diletto a loro s'abbraccia né più le lascia sino al tramonto del . Boschetti di Bambusa crescono in cannuccia ritta, alta, e si proferiscono sostegno fermo al visitatore in ogni mattino della vita. Ed accompagnano il visitatore negli andirivieni quegli oleandri che muovono festa con vestirsi ora in color roseo allegro, ora in color bianco. Si coprono poi di color sanguigno paziente, se in mente al personaggio che s'incammina vedono albergare pensieri di tribulazione. Quella radice che apre tante foglie, quasi lingue di agnelli che belano, ha nome Calla11 aethiopica e si dirige sollecita al Creatore che ha fatto spuntare il mattino di un novello . Accanto è l'Adiantum capillus-veneris, esce modestissimo e ti offre un rimedio salutare nell'umore che in sé contiene. Altre radici a foglie vaste e sparse sono le agavi, le quali si estendono su tutte le roccie petrose e sono guardie fedeli per impedire che gli insetti voraci nocciano giammai ai fiori delicati. Le agavi lavorano per [20]lo spazio di più anni a fin di dare anch'esse un dono di fiore, che è a guisa di fiocco di bambagia in color giallo ovvero azzurro. Indi, come il pellicano che muore per dare vita ai pulcini nati testé, così lieta si muore l'agave perché sa che dalla radice già son nati molteplici figli. Le iucche, che son dirimpetto, a vista di tanta pietà si veston nel gambo con ammanto di lutto e si coprono con larghe falde di velo verde. Uno scarmigliatello che si protende dallo scoglio è in sudore per dare una pera, e lo storpiatello che mette fuori da un seno di rupe dice: "Io sono il fico e col diminutivo del mio nome chiamo Fighetto il giardino che tu vieni visitando". Nel mezzo del Fighetto è l'albero della Magnolia grandiflora. A guisa dell'albero della vita nel paradiso terrestre, emette odore soavissimo e par che dica al cristiano: "Lavora e sii giusto, che sempre ti prospererà il cielo". La Canna iridiflora vien salutando il mattino con un fiore in calice rosso. E quelle miriadi di semprevivi che a guisa di pulcini mettono ali e occhi e grida, essi guardano ansiosi per salutare il sole del mattino che li fortifica. La Acacia julibrissin è

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buona massaia la quale allarga le porte ai primi raggi del sole e dice: "Al lavoro". Le rinchiude al tramonto per dire: "Al riposo, ché la notte è [21]sacra nel santuario della famiglia". Benché un istante di riposo lo concede il mattino medesimo. Il riposo è in quella grotta. Ivi son le Begonia rex per eccitarti ad un pensiero savio. Sono sopra ad un arido bastone, ad insegnare la sobrietà, l'Oncidium e la Tillandsia che vivono e lavorano col sostentamento di una sola goccia d'acqua.

  Dalla grotta s'ode voce di gente che in parlare ripete: "A, a, a", come Mosè balbuziente. Altri trae con fiato greve acqua da uno stantuffo, ed altri in discorrere alzano il grido come per ridestare lo scoglio dal sonno suo. Gli operai del mattino sono in riposo e scherzano lieti, benché poveri ed acciaccosi. Stannosi al limitare della casetta che è dell'amicizia o del comunismo cristiano. Il piccolo palagio posa sopra uno scoglio come la capanna del pescatore, è in istile civile di architettura svizzera, ha le muraglie di lastre di ardesia sovrapposte verticalmente, come la tana che al pastore ripara la brina e le procelle. Il palazzino è d'un sol piano, con unica sala, ma questa ti apre porte che mettono ad una galleria di utensili. Le pareti interne nella sala sono coperte con le verghe dorate delle canne palustri, e l'una cannuccia ti apre un armadio ed altra una finestra, una terza un ripostiglio segreto. Da levante apre la porta del gallo che previene l'arrivo del mattino, e da mezzogiorno [22]ti pone innanzi una prospettiva principesca che ti fa passeggiare a piacere sulle acque od a riviera ovvero all'aura salubre delle Alpi. Una manovella si gira con un tratto di mano e fa ascendere i ripari di vetro in una gran finestra di mezzodì, ovvero fa ascendere le pareti scure di metallo che fanno rientrare nel gran palazzo le ombre a conciliarti un'ora di sonno nel riposo delle mattinate estive. Il battello a vapore, che a quest'ora solca le acque presso allo scoglio del sasso di Musso, descrive un padiglione ricco dei colori dell'iride, quasi ornamento e augurio al mattino che il visitatore incomincia alla scuola del Giardino del Merlo, sulla zona deliziosa del Fighetto. Il mattino del giorno è la giovinezza dell'uomo. Or facciamoci dove l'uomo cresce alla sua perfezione. Ci ripareremo dai raggi solari in quest'amena <solitudine.>

 

 - 810 -

<< <   > >>II.

Solitudine al giardino del Marronaio

  Ecco la solitudine! O cara solitudine! Qui viali coperti, boschi fitti, vedute amene e vedute orride, vedute piacevoli e vedute paurose, grotte e nascondigli, qui prati e giardini, qui scogli, valli e ponti. Il contemplativo nella sua solitudine è il Gersenio che in discorso continuo coll'Autore della natura conosce il mondo e lo [23]compatisce, percorre l'orbe terracqueo e vi domina e vi provvede. Vero, vero: nel silenzio della solitudine si maturano le grandi imprese a salute della società pericolante.

  In questo giardino abbonda la Begonia rex dalle larghissime foglie vellutate in nero biancastro. Sono radici delicate, eppure vivono liete perché sono nella quiete del silenzio. Accanto alle Begonia rex crescono in cespuglio olezzante le Daphne. Ed a riparo nelle viuzze sull'orlo dei ciglioncelli è abbondante la Rosa bautiana12. La Thuja aurea compacta è un magnifico arboscello con rami sempre verdi e disposti a forma di cono. Sembrano elevar fermo il pensiero del contemplativo alla natura ed a Dio. La Ilex variegata con sue foglie a colori svariati, spinose e rotonde, guarda al Taxus baccata, con foglia in apparenza spinosa ma liscia al tatto, e dice: "Pare tormentosa la vita della solitudine, ma non lo è punto. Chi vi è chiamato gode la mitezza di quegli olivi che chiamano intorno a sé stormi di augelletti a pascersi delle bacche mature. Chi vi è chiamato aggrandisce i pensieri come i cedri, sparsi intorno i loro rami, e l'anima cresce in virtù come il tronco del cedro che si esalta sopra tutte le piante del Libano. In questo versante a tramontana scarsi sono i raggi solari. Sul mezzodì dei giorni [24]invernali ti pare essere in una mezzanotte lieta, rischiarata da una luna dorata, poiché siffatta figura allor presenta il sole, che mentre abbandona questo dorso di monte risplende dal maggior tempio di Dongo a tutti i paesi che si ergono in bella corona intorno. Sono qui boschetti di roveri e le selve di castano selvatico attraverso - 811 -alle quali tu segui il corso di una rapidissima valle, finché fermi l'occhio lontan lontano laggiù al ponte di Vallorba ed alle acque cilestrine del lago che si insinuano entro un vasto cavo di monte. La solitudine fortifica l'uomo ai buoni propositi, come la quercia i suoi rami a resistere alle intemperie delle stagioni. La solitudine dispone l'uomo agli utili uffici nella società, come il castano agli utili servigi nell'arte. Non è dubbio: la solitudine lavora in cuore del contemplativo la virtù, che poi lo eleva ad <un trono.>

<< <   > >>III.

Un trono di virtù nel giardino bellissimo

  Siamo nel giardino bellissimo. Vi si ascende per gradinate e per vialetti tortuosi difesi da sbarre in ferro, da ripari in cespuglio, sopra un dorso rapidissimo del monte. Qui è un vialetto piano che conduce ad una spianata che fuori si protende sul [25]nudo ceppo, e lo ricopre un ciglione di masso a guisa di baldacchino. Insomma qui è un trono nella solitudine. Dal fianco destro ti ripara il dorso di uno scoglio che s'alza a picco, sotto è una voragine deliziosa di rupi, di scogli, di abissi che terminano nel lago senza fondo. È un trono nel giardino bellissimo della vita. Da questo trono tu guardi e non sei veduto, tu intendi delle persone e delle cose né è pericolo che tu sii inteso da veruno. Sei sopra un trono che non ammette eguale; è il trono della filosofia cristiana, della verità cattolica. Da questo luogo tu ti ridi delle umane passioni, e con il tuo buon cuore attendi a riparare agli errori delle fragilità umane e vi provvedi. In questo luogo è il giardino bellissimo della vita. Lo dicono le camelie cresciute in copia e instancabili in metter fuori lor fiori di margaritine, nella stagione invernale come nella primaverile. Qui l'Azalea indica mette fuori i suoi calici con fiore bianco e rosso, a guisa di pietre preziose. Il Rhododendron è più vasto cespuglio che con i suoi fiocchi in color bianco, rosso e violetto saluta sul trono il personaggio che tutto rifulge di virtù bellissima. Trono pregiato e pur sì poco conosciuto, manifestati. I grandi ed i piccoli - 812 -sentonsi in cuore un abisso di vuoto; in vederti diranno: "Vero, vero: l'uomo si perfeziona e acquista felicità non altrove meglio che sul [26]trono della virtù nel giardino bellissimo del lavoro cristiano".

  Da un trono di virtù nel giardino bellissimo passiamo oltre ad <una palma di trionfo.>

<< <   > >>IV.

Una palma di trionfo nel giardino di Santa Eufemia

  Questo giardino è in alto a corona di tutte le zolle variopinte del Merlo. Nel mezzo si erge sovrano l'albero Laurus camphora, l'albero degli eroi nella pagana filosofia, e nella fede cristiana il trionfo degl'imperterriti, altrimenti la palma del martire la quale si lascia cogliere dai sovrani e dai sudditi, dai confessori forti e dalle verginelle pure. Santa Eufemia vergine e martire ha il suo tempietto su quel vertice di scoglio, e chiama intorno a domandarle grazie i popoli della riviera e nel suo linguaggio di fatto grida: "La virtù vive eterna, essa regna e governa".

  Spande intorno fiori e frutti odorosi il Citrus aurantium che dalle mense del patrizio passa egualmente sul desco del poveretto. Fanno nobile corona intorno all'albero del trionfo il Mespilus japonica, simbolo di perseveranza, e lo Skimmia, pianta del pesce, figura di quella fortezza di mente che cinge il capo agli eroi.

  Ci odono parlare sotto gli scogli di questa rupe le reliquie dei corpi dei soldati gagliardi[27], che in combattere spirarono vincitori. Le armi da taglio che si rinvengono negli scavi, le palle da fucile e da cannone, le monete di metallo e di cuoio, le fibbie d'argento, avanzo del costume di un tempo che fu, ci ammoniscono che il passato è scuola al presente, come il presente nostro sarà scuola all'avvenire. In mezzo alle umane vicende una sovrana sola vive, la virtù di santa Eufemia. Viva la vergine pura e la martire costante santa Eufemia! Per vedere la persona e conoscere le virtù di una eroina vengono le genti da tutte parti del mondo. Or eccola per l'appunto.

 

 - 813 -

<< <   > >>V.

Un piccolo mondo per i viali dell'Impossibile

  Mettiamo il piè su questo viale comodo e ben assicurato. Si dice dello Impossibile, ma si potrebbe semplicemente chiamare dello Industrioso. L'uomo non è vero che può quello che vuole? In questo luogo è una veduta stupenda. La natura e l'arte vi hanno dipinto quasi una prospettiva attraverso il mondo. La rocca di Musso in questo punto si trova come a forma di cono. Il viale dello Impossibile par che segni un cammino trasversale verso il vertice del globo. Dal fianco sinistro di chi discende, il viale dello Impossibile ti accompagna all'ingresso d'una galleria e mette poi quasi per incanto [28]in un mondo nuovo, il versante del giardino che guarda a Dongo. Questo versante, mesto e solitario, nel tempo invernale non riceve quasi raggio di sole, e ne ha scarso pure nelle altre stagioni. Esso è come figura del mondo d'oriente che volge in tanta parte le spalle al vero sole della civiltà cristiana. Altro suolo ed altro cielo si mostra nelle regioni del mezzodì. Qui un meriggio prolungato che feconda e rischiara. Sono a fianco del viale, scavato nella rupe, zolle di fiori, rupi e caverne ornate di vasi, spianate e sedili di riposo, finché si è presso ad un ponte svelto, altissimo, formato con tre arcate, ornato di eleganti parapetti. Allato al ponte è un Taxus hybernica, arboscello che si alza a forma di bellissimo cono, in atto di dire: "Sono io guardiano fedele che veglio di continuo". In mezzo al ponte è una veduta stupenda. Da tramontana la rupe bianchiccia che par versi acque spumeggianti, e per lo lungo una valle coperta di Juniperus hybernica, che ti fa parere il corso placido d'un fiume ricco di feraci acque entro alle quali si trastullano i pesci del lago, gli uccelli dell'aere. Oltre il ponte è una spianata ricchissima, detta piazzone, che poi mette a palagi magnifici, nei quali tu non sai se più ammirare il buon ghiribizzo dell'arte o la bellezza della natura.

  Ma facciamo un passo addietro per visitare ancora sotto al viale dello Impossibile.

 

 - 814 -

<< <   > >>VI.

Un pulpito al giardino dei limoni

  [29]Qui il visitatore scende per viottoli rustici, rapidi, circondati da vasi olezzanti, e si affretta con il passo dove è un pulpito munito di forte sbarra. Meraviglia ed orrore! Sotto a' tuoi occhi è un tremendo vuoto; il fiato ti si misura, misuri un'altezza a perpendicolo non mai esperimentata. Ritiri il passo sbigottito, ma poi la vista dei giardini sottoposti, che sono come un Eden terrestre, come il tempio magnifico della natura, il trattiene e tu godi come il filosofo cristiano che dalla sua cattedra di sapienza considera il presente e l'avvenire delle società, le quali gli si presentano come un popolo che ondeggia sotto gli occhi suoi.

  Il visitatore in ritornare guarda alla Passiflora13 caerulea ed esclama: "Pietosissimo fiore, io ti saluto". La sua forma è una stella in color celeste chiaro, i pistilli suoi sono a mo' di chiodi, i suoi petali in numero di dieci son come i Comandamenti della divina legge, infranti dalla umana malizia e riparati dalla divina misericordia. Le viole quarantine stanno intorno come immagini di compassione. Gli aloe maculati strisciano per duolo fino a terra. La mamillaria, irta di spine come un'istrice, si erge come colonna ottangolare, a segno e difesa della figura di pianto. [30]L'Exvarsia gressantha14 compie l'ufficio di consolatrice. Il Phyllopodium regium15 s'arrampica co' suoi stami come con tante braccioline e mette fuori con sorriso certi occhietti bianchi che par dicano: "Deus in monte vidit"16. La Lippia citriodora, o limoncina, manda suoi profumi e avvisa: "La virtù nel dolore si perfeziona"17. L'Opuntia mette vastissime e grosse foglie, e frutti i fichi d'India sopra il nudo scoglio, quasi indizio d'una provvidenza che fa operare altresì in spe contra spem18.

 - 815 -

Che dubiti? Qui stesso il Metrosideros linearis che per cent'occhi guarda intorno e guarda ogni lato e dice: "Dio vede e Dio provvede". Ciò è si vero come vedrai tosto. Facciamoci di sotto al piazzone. Siamo qui pervenuti <alla città.>

<< <   > >>VII.

Alla città

  Magnifica città. Le vie sono maestose, come tu vedi. La Lavandula paniculata annunzia che queste son le vie dei grandi. Ma non è meno frequente la gente del popolo. Il Longistillum panisatum19 cresce modesto, gagliardo, coperto, come un popolo di robusti atleti. Ha qui l'Eucalyptus che è come il sovrano del popolo e dei patrizii. [31]Ha il Phormium tenax con foglie a spada, a mo' di soldato armato. La Idesia polycarpa ed il Viburnum tinus recano sul colorito delle foglie e nella forma dei rami il costume dei popoli accorsi ad una città capitale. E la metropoli è sotto ai tuoi20 piedi. Entra. Questo muro rustico ti apre un ingresso incantevole. Oltre son gallerie e poi alberghi e palagi reali, e d'accanto le abitazioni pulite del povero. Insomma ecco le sale. Fissati in quegli specchi, guarda a questa parete e poi prospetta a mezzodì: è una poesia ed una realtà. Tu hai scorto quella che ti dissi una residenza reale, con giardini e laghi intorno. L'abitazione civile del popolo è in questa sala tagliata nella viva rupe; le quattro pareti di essa da un tal masso ti aprono finestre e armadi e ti mettono innanzi sedie, tavolo, calamaio di sasso. Scrivi: "Meraviglia della natura e dell'arte!", e ritorna fuori dove è il Cerasus napoleonica21, tronco di pianta come un uomo senza testa e senza gambe, irta di spine, non è tuttavia disaggradevole a mirare. Essa ti predica: "Tutto è buono quaggiù perché tutto conduce al Creatore, bontà somma". Passiamo oltre.

 

 - 816 -

<< <   > >>VIII.

Al premio della virtù nel giardino della Zocca

  [32]L'ingresso è affatto consolante. In capo ad un cancello sta quasi corona di merito il Rhyncospermum iasminoides che saluta il visitatore facendo piegare sul suo capo globicini di fiori candidissimi. Al fianco è l'anemone, che reca pure specialità di fiori. La Iubaea spectabilis apparisce bella come il premio di sapienza. La Scilla maritima è premio di prudenza. E l'Agapanthus umbellatus si sovrappone e accompagna, quasi ombrello, la persona del trionfante, troppo preziosa perché non soffra disagio o nocumento qualsiasi dalle vicissitudini di clima. Il merito della virtù ci apre tosto qui <un tempio.>

<< <   > >>IX.

Un tempio magnifico nel giardino pubblico

delle lagerstroemie

  Magnifico tempio! Le muraglie costituiscono, e sono, un monte di marmo, si elevano a picco con ornati di natura e di arte a gigantesca altezza. La volta è il cielo medesimo, che in un bellissimo arco azzurro misurasi altissimo con l'occhio. In questo magnifico tempio quasi un bosco di colonnati sono il Cedrus deodara, il Laurocerasus, il Laurus nobilis, il Laurus [33]regalis22, la Melia azedarach, che spandono fiori e aromi come nella festa perenne che si continua nel tempio santo del Signore. La lagerstroemia in questo tempio si sovrappone all'altare del sacrificio, quasi padiglione di immenso pregio e di beltà rara. Il Cerasus spectabilis23 è la più prodigiosa pianta che si ha in tutto il Giardino del Merlo. Par che non abbia radice e che non abbisogni di terra da cui succhiare, eppure vive ed è gigante. È un tronco unico senza rami, senza foglie; il prezzo di questa pianta non ha limite. Non par esso la

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figura di quell'albero che scorto dal veggente occupava la terra e giungeva fino al cielo, bellissimo albero che dinota la Chiesa e lo sposo di questa, il Salvatore? Intorno intorno, un popolo di palme recano lor doni. Ivi il ginepro porta suoi profumi odorosi. Il Myrtus romana, la Glycine sinensis, il Ficus repens piegano a terra e stanno come i tappeti variopinti che ornano il bel tempio della natura! Ammirabile il tempio della natura!

<< <   > >>X.

Fuori il tempio

  In uscire dal tempio delle lagerstroemie ci facciamo per altri sentieri meno sontuosi, fra scogli meno ricoperti. Incontriamo camere di riposo ma meno abbigliate, e in [34]giro grotticelle, sassi e valloncelli. Abita qui un popolo di oleandri, alberelli di poco pregio, e certe genti in pianto, rappresentate da quelle piante scarmigliate e che piovono coi ramoscelli all'ingiù, come persona che per dolore o per rossore si copre con i capegli il viso e non vuole essere conosciuta. Questo luogo e questo popolo è di fianco al tempio e non entra nel tempio. Egli non è come colui di cui dice il Salmista: "Beato il popolo di cui il Signore è l'Iddio vero"24. Ma fuori i pensieri muti e le osservazioni meste. Scendiamo, ché il sole è per nascondersi dalle vette delle Alpi. Facciamoci a questa spianata. Qui è da vedere, e poi da esclamare: "Vero, vero, <al Torrino il volere è potere".>

<< <   > >>XI.

Al Torrino il volere è potere

  Da questa veduta sino alla strada Regina, uno scoglio rapido è tramutato in tre giardini di amenità rara. Il primo è del Torrino. La vita delle zolle odorose in questo luogo è

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tratta a forza di buon volere dalle viscere del monte. Ivi fu aperta una galleria profonda, e forzate furono le stille d'acqua a congiungersi e uscirne a formare un rivoletto, che mormorando ne esce e scende dimesso in cascatelle liete per ricomparire rigoglioso in uno zampillo ricco, il quale frangendosi ricade in una pioggia bellissima e forma il laghetto di acque che è nell'interno di quella vasca copiosa. In questo [35]giardino sono rose laggiù a spalliera di mirabile veduta. Le Cantane25 in varietà gettano giù dallo scoglio fiori a mo' di stelle. Il Pyrethrum copre intorno di un disegno stellato, come gli astri del cielo. La Musa ensete è radice mirabile che mette fuori le foglie a guisa di lenzuole spiegate. Il Pitosporum sinense, con le sue foglie bianchissime, accenna all'ornamento puro con cui è da onorare il personaggio il quale con virtù saggia fa scorgere che in cuor dell'uomo il volere è potere. Scorgi meco <prova di fatto.>

<< <   > >>XII.

Prova di fatto nel giardino del Portone

  Questa parte di scoglio è certamente in natura poverissima, ma l'arte industriosa l'ha resa oltremodo ricca. In questo giardino i rigagnoli, le cascatelle, gli zampilli, le irrigazioni naturali e gli inaffiamenti artificiali ne fanno un luogo di delizia amena. E nel mezzo di un suolo arido e riarso ma dissetato crescono con rapidità rara le piante più peregrine. La Cycas revoluta è pregiatissima pianta, che da una radice mette fuori, a numero di cento, foglie ampie, erette, disposte in circolo di ornamento vago. La Dracaena brasiliensis è parente alla Cycas revoluta e se ha foglie in minor numero le ritiene più spalancate tuttavia. La Cyperus papyrus26 fornisce la carta del papiro pregiato, sul quale si

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eterna la [36]memoria dell'uomo forte, atto per far conoscere con i fatti che il volere è potere.

  Or eccoci al termine della nostra giornata di scuola morale, or diciamo <addio.>

<< <   > >>XIII.

Addio alla villa del Merlo dal giardino Löga

  Prendiamo commiato da te, ameno giardinetto Löga. Addio a te e porgi i saluti ed i voti nostri a' tuoi illustri fratelli, i giardini della villa del Merlo. Siici tu, Löga, cortese di un pregiato ricordo. Una foglia della tua Latanica borbonica ci preservi dalla corruzione del male. Ed un virgulto dell'Heliotropium odoroso ci ecciti a sparger soavità di virtù tra i fratelli nostri. Prenderemo una delle cento foglie a spada acuta da questa Bonapartea robusta27 e faremo dire dagli stessi gabellieri che sedevano già un a questa dogana: "Buona gente, meglio è un fiore a spada che un acciaio a spada. Sulla rocca di Musso, meglio è un giardino di fiori che una rocca28 di armati".

 





p. 807
10     Specie non attestata in Index Kewensis plantarum phanerogamarum. Nomina et synonyma omnium generum et specierum a Linnaeo usque ad annum MDCCCLXXXV, i-iv, Oxford 1893-1895.



p. 808
11     Originale: Caltha; cfr. L’Ordine, 5-6 dicembre 1884, n. 129.



p. 810
12     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



p. 814
13     Originale: Flora; cfr. ed. 1933, p. 173.



14     Nome non attestato in Index Kewensis, 1893-1895.



15     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



16     Cfr. Gen  22, 14.



17     2 Cor 12, 9.



18     Cfr. Rm  4,18.



p. 815
19     Nome non attestato in Index Kewensis, 1893-1895.



20     Originale: suoi; cfr. ed. 1933, p. 175.



21     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



p. 816
22     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



23     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



p. 817
24     Cfr. Sal 144(143), 15.



p. 818
25     Nome non attestato in Index Kewensis, 1893-1895.



26     Nell'originale manca il brano è parente […] Cyperus papyrusripreso da L’Ordine, 10-11 dicembre 1884, n. 143.



p. 819
27     Specie non attestata in Index Kewensis, 1893-1895.



28     Ne L’Ordine, 10-11 dicembre 1884, n. 143: «fortezza».

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