Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Nel mese dei fiori...
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NEL MESE DEI FIORI UNA MASSIMA SCRITTURALE ESPOSTA IN OGNI DÌ NELLA VITA DELLA BEATA VERGINE

Vigesimo sesto giorno Maria vergine addolorata insegna a te il portar che devi la croce del divin Salvatore

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Vigesimo sesto giorno

Maria vergine addolorata insegna a te il portar che devi la croce del divin Salvatore

Non sia mai che io mi glorii in altro che nella croce del signor nostro Gesù Cristo, per il quale il mondo fu crocefisso a me ed io al mondo.

San Paolo ai Galati51

  1. [181]Lascialo dire agli stolti del mondo che quaggiù bisogna cercar di godere quanto si può e patire non mai. Tu guarda a Maria benedetta. Maria, come il suo santissimo Figliuolo, ebbe sempre piantata in mezzo al cuore la croce del divin Salvatore.

  Già tu hai inteso Simeone e la profetessa Anna nel tempio a spalancarle dinanzi lo spettacolo dolorosissimo della passione e della morte di Gesù. Dopo questo momento Maria non ebbe più un momento di consolazione. Guardava al suo Gesù la benedetta di tutte le donne, e già le pareva di scorgere quel volto celeste sputacchiato dai ribaldi e quelle mani e quei piedi inchiodati alla croce e tutto [182]quel corpo verginale coperto già di lividure e di lacerazioni dal vertice del capo alla pianta dei piedi. Pure Maria sosteneva forte.

  E non solo soffriva paziente, ma allegra e gioconda. Poneva la sua destra al cuore. Toccava con affetto la croce che sentivasi piantata e intanto anche lei, come più tardi l'Apostolo, diceva: "Di questa croce mi glorierò sempre. Fu pur buono il Signore in aprire la mia mente per intendere le celesti cose! Fu più buono in guardare all'umiltà della sua serva e designarla per madre del Verbo incarnato! Ma ottimo fu in arricchirmi di questa croce che porto infissa nel cuor mio! Di questa croce io me ne glorierò sino alla fine!"

 - 1018 -  Questo è il linguaggio di Maria. Il discorso tuo allora che ti trovi in qualche grave afflizione quale è? Piaccia a Dio che non sia il tuo un ragionare che faccia disonore al tuo carattere di seguace di Gesù crocefisso.

  2. Tu devi esser crocefisso al mondo come il mondo è crocefisso a te. Oh come l'odia il mondo la croce del Salvatore! Vieni ad un passo del Calvario dove i giudei si incontrarono in Maria benedetta. [183]I capi del popolo e la massa degli ebrei concepirono tanto odio inverso Gesù che per insulto vollero accompagnarlo sino al Calvario. Intanto si incamminarono schierati come una turba di trionfanti. Venivano innanzi scribi e farisei e sadducei, capi del popolo. Seguivano poi gli stessi leviti che da ministri di Dio eransi convertiti in ministri di Satana. Appresso erano i soldati con l'armi imbrandite e poi i carnefici che recavano chiodi, scale, funi per la crocefissione. Infine veniva Gesù. Questi camminava barcollante ed aveva dinanzi un ladrone famoso nelle macchie di Egitto. Di dietro altro ladrone. Gesù nel mezzo portava la sua croce pesantissima. Questa per poco avevagli squarciata la spalla e Gesù, livido per lo stento, in sudore di agonia per i patimenti, cadeva spesse volte come morto sotto alla croce. Ma lo tiravano su e poi lo sospingevano e intanto gli imprecavano con urla feroci.

  E Maria intanto? Ella stava sopra una vedetta per iscorgere il suo Gesù. Passavano poi dinanzi a lei gli ordini di gente ebrea e la coprivano d'insulto dicendole: "Madre disonorata di un figlio crocefisso!". Ed or quali erano i sentimenti di Maria?... [184]Io non te li so ben esprimere, ma certamente erano di alta compassione al mondo che l'insultava, di pietà tenerissima al suo Gesù che soffriva tanto. Tali devono essere i sentimenti del cuor tuo. Il mondo compatiscilo come uno stolto miserabile. Maria, appena scorse Gesù, fu tra le sue braccia. Allora si udirono pietosi gemiti: "Figlio mio!...", "Madre mia!...", e non più, perché gli inumani divelsero Maria da Gesù. Allora la desolata madre spingeva gli occhi innondati di sangue verso al suo Salvatore e ripeteva con più mesto affetto: "Tolgalo il cielo che io mi glorii in altro che nella croce del mio signore Gesù Cristo".

 - 1019 -  3. Intanto lo puoi credere tu che Maria avesse un affetto per le vanità di quel mondo infelice? Impossibile è crederlo, assurdo è il supporlo tampoco. Le sciocchezze di superbia, le vanità dei godimenti, la tenacità dello interesse avevano spinti gli ebrei allo eccesso di crocefiggere Gesù in croce. Ah, Maria come detestava di cuore quelle iniquità! E tu come le abbomini? Beato se ti persuadi che stoltezze son tutte le [185]vanità del mondo. Più beato se ti induci a rinunciarvi.

  Filippo Neri, quando seppe che un ricco patrizio di Roma, morendo, l'aveva costituito erede universale, tanto si dolse che venuto presso a lui non si acquetò finché ottenne che avesse disposto altrimenti della robba sua. E Teresa ripeteva sovente alle sorelle sue: "Oh, se io vedrovvi costantemente povere, quanto ne godrò! Il miglior bene che io vi possa augurare è che siate sempre povere". E come di cuore i dabben cristiani procurano per vivere poveri, così godono di vivere spregiati, di vivere perfino crocefissi ai propri sensi. E tu come è che aspiri a queste nobili virtù? Esse costituiscono l'uomo eroico, il cristiano santo. Se ti preme almeno di piacere a Maria, procura di averti cara la croce del Salvatore.

  4. E questa croce ti sarà certamente cara, se carissimo ti è il crocefisso Gesù. Non è dubbio in ciò. Se tu ami il padre, tu hai caro il regalo che questi ti porge. Ma tu puoi pensare a tanto amore di Gesù Cristo e non commuoverti? Efrem in ricordare il nome di Gesù piangeva dirottamente.[186] Francesco in scorgere una figura del divin Salvatore non sol commoveva sé, ma faceva piangere i sassi.

  Io te ne prego, accostati alla rupe del Calvario, mira in croce esangue il tuo Salvatore, fissa poi gli occhi in volto a Maria desolata, e lascia se puoi di amare anche tu più vivamente che per lo passato la croce ed il Crocefisso tuo. Raccomandati anche in ciò a Maria addolorata. Pregala con dire: "Dolce Cuore di Maria, siate voi la salvezza mia". Indi affrettati per compiere ad onor di Maria e per compassione a Gesù un viaggio di patimento nel luogo dei tuoi patimenti in questo giorno. Questo gioverà perché tu più di cuore ti abbracci alla croce del Salvatore. Intanto odi ancor questo.

 - 1020 -esempio

  Ignazio, vescovo di Antiochia e poi martire illustre a Roma, scorse davvicino Maria santissima. Ne mirò la desolazione nel suo volto, ne poté almeno in parte misurare l'abisso di doglia nel suo cuore. Però Ignazio imparò dalla Vergine a sostenere con forza invitta.

  Venuta la persecuzione [187]contro ai cristiani, il vescovo Ignazio fu subito condannato per esser maciullato dal dente delle fiere in Roma. Fu dunque arrestato in Antiochia per esser tradotto fino all'anfiteatro di Roma. Ignazio fu contento e per la via tolse a descriverne i particolari del suo cammino con queste parole: "Dalla Siria fino a Roma io combatto colle bestie per terra e per mare, di giorno e di notte. Sono legato con dieci leopardi, che mi custodiscono come soldati52, ma sono tali che, quando cerco <di> ammansarli, si fanno più crudi. La loro iniquità53 è insegnamento per me, ma non è in questo solo che io posso essere giustificato. Io lo desidero: faccia Dio che io sia presto pasto delle belve che per me stanno preparate. Non succeda a me come a tanti martiri di Cristo, dinanzi ai quali le fiere se ne stettero più d'una volta a guisa di mansueti cagnolini. Io desidero che tosto sieno avide di divorarmi. Perdonatemelo, o cari figli; che cosa giova a me esser maciullato dai denti dei leoni lo so ben io. È qui che io comincio ad essere discepolo di Cristo. Il fuoco, la croce, le bestie, la frattura delle ossa, la division delle membra e lo [188]sminuzzamento di tutto il corpo avvenga pure in me, e mi si rovescino pur addosso tutti i tormenti. Io sono frumento54 di Cristo, io sarò macinato dai denti dei leoni, affinché sia

 - 1021 -trovato un pane mondo, degno di essere presentato al cospetto dell'Agnello immacolato".

  Intanto Ignazio fu a vista di Roma. Salutolla con entusiasmo e si affrettò al circolo degli eroi. In questo Ignazio presto raccolse la palma del martire e con quella si elevò verso al paradiso.

orazione

  Vergine addolorata, si arrabbii il mondo quanto vuole, io vo' abbracciarmi alla croce del mio Salvatore! Il mondo so che abbomina quel legno di salute, epperò odierà me medesimo, ma non mi voglio curare dello stolto. Madre desolata, inspiratemi almeno parte di quello affetto così vivo che avete per il vostro Gesù. Allora sarò costante in ripetere ancor io: "Tolgalo il cielo che io mi glorii in altro che nella croce del mio signor Gesù Cristo".

Riflessi

  1. [189]Come Maria tu devi piantare in mezzo al cuor tuo la croce di Gesù Cristo.

  2. A questo scopo comincia da abbominare le iniquità mondane. Ti unirai poi subito a Gesù.

  3. Al mondo rinuncia con l'affetto, e poi anche in effetto se tanto ti è possibile.

  4. Prenderai ad amare più vivamente Gesù Cristo e per conseguenza la croce sua.

  5. Ignazio, vescovo e martire, te ne porge esempio generoso.

 





p. 1017
51 Gal 6, 14.



p. 1020
52 Questa frase riprende approssimativamente un brano della Lettera ai Romani di sant'Ignazio di Antiochia: Dalla Siria fino a Roma, per terra e per mare, di giorno e di notte, io sto combattendo con le belve, legato a dieci leopardi, cioè ad un manipolo di soldati (Ignazio di Antiochia, Le lettere, Roma 1980, p. 75).



53 Nell'originale: ferita.



54 Nell'originale: strumento.



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