Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
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IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica decima quarta dopo Pentecoste O l'uno o l'altro dei due padroni opposti

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Evangelio della domenica decima quarta

dopo Pentecoste

O l'uno o l'altro dei due padroni opposti

  1. [324]Fu cotal soldato il quale in combattimento non era ancor deciso a qual dei due re servire, se a quel di Roma od al principe dei fidenati. Stava dunque dubbioso, consigliando fra sé di appigliarsi poi al partito di quel monarca che più probabilmente avrebbe vinta la battaglia. Si volteggiava dunque in senso ambiguo, quando il re di Roma che se ne avvide fecelo legare e, attaccatolo subito per un piede ad un cavallo che si guidava per una via, e per l'altro piede legatolo

- 348 -ad un cavallo che si disponeva per la via opposta, comandò che i cavalli fossero spronati. Allora stracciarono in due il corpo del misero capitano. Il re poi soggiunse: "Così si punisce il vile e traditore che nel medesimo momento vorrebbe servire a due padroni".

  [325]Fratelli miei, non potete servire a due padroni, a Dio cioè ed al mondo. "Chiunque -- dice san Giacomo -- il quale vorrà essere amico di questo secolo, si costituisce nemico di Dio"94.

  E nell'Evangelio di questo giorno leggiamo il discorso seguente: "Gesù disse a' suoi discepoli: Nessuno può servire a due padroni, imperocché o porterà odio all'uno e amore all'altro, o sarà affezionato al primo e disprezzerà il secondo. Non potete servire a Dio e alle ricchezze. Per questo vi dico: non vi prendete ansietà né di che sostentare la vita né di che ricoprire il vostro corpo. La vita non vale ella più che il cibo e il corpo più che le vestimenta? Guardate gli uccelli dell'aria, i quali non seminano, non mietonoriempiono i granai, e il vostro Padre celeste li pasce. Non siete voi assai più di essi? Ma chi è di voi che con tutto il suo pensare possa crescere di un cubito la sua statura? E perché siete tanto solleciti del vestito? Vedete i gigli del campo come crescono, essi non lavorano e non filano. Or io vi dico che nemmeno Salomone con tutta la sua magnificenza fu mai vestito come uno di questi. Se dunque in tal forma Dio veste un'erba del campo, [326]che oggi è e domani vien gettata nel letamaio, quanto più voi, gente di poca fede? Non vogliate dunque angustiarvi dicendo: Che cosa mangeremo e che cosa ber<r>emo e di che ci vestiremo? Imperocché di tutte queste cose si prendono cura i gentili, ma il vostro Padre sa che di tutte queste cose abbisognate. Cercate dunque in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date di soprap<p>iù" (San Matteo cap<itolo> 6)95.

  Avete inteso, o fratelli? Crediamolo pur fermamente. Chi

- 349 -vuol essere amico del secolo non può esser amico di Dio. Nessuno può servire all'uno e all'altro di due padroni opposti.

  2. "Fanciulla -- disse un giorno il figlio del prefetto di Roma ad Agnese -- tu hai trovata in oggi la destra di uno sposo". Risponde Agnese: "Lo sposo mio l'ho da un pezzo". "Quale?". "Lo sposo mio è Gesù Cristo. Egli non toglie il pregio ad un corpo verginale, ma vi aggiunge splendore. Gesù non muore mai e mi fa beata per sempre". "Sciagurata -- aggiunge il giovine -- non sai che le figlie che si sposano a Gesù a vece di anello nuziale in dito hanno le catene alle mani, e che a vece di una corona di onore si hanno un supplizio di tormento?". [327]Ed Agnese: "Lo so, lo so". "E tu non temi". "Nulla... Lo sposo mio è ottimo e potente. Egli non è come un braccio di carne che oggi si muove e che domani è coperto di vermi... Partiti pur da me tu che non sei atto se non che a darmi morte, io sono prevenuta da96 un amante celeste che è lo sposo mio Gesù. Di questi io sono contenta".

  Quale linguaggio, o fratelli!... È il linguaggio che dovremmo97 tenere ciascun di noi quando ci viene ad incontrare un'immagine di vanità mondana. Perché nol terremo <un> discorso cosiffatto? Questo secolo finalmente che cosa è? È un periodo di tempo che comincia da un'ora, e poi dal giorno, e poi dall'anno fino a cento anni. Ma qual uomo può cominciare un periodo di secolo e poi anche terminarlo? Già Isaia diceva ai suoi tempi che i giorni dell'uomo su questa terra sono di settant'anni98. Oggidì per la massima parte non è più che di trent'anni. Sicché che cosa è finalmente la vita nostra? È come il fumo che si sprigiona dalla terra in un giorno di calore dopo la pioggia, e poi che subito si spande per l'aere e si dissipa. Il Signore invece vive sempre. E noi,

- 350 -[328]vorremmo noi lasciare Iddio eterno per un secolo così meschino?

  3. Rinunziamo, rinunziamo al mondo! Il divin Salvatore digiunava da quaranta nel suo deserto e per vero sentivasi non poco estenuato. Venne allora Satana e mostrò delle pietre e disse: "Queste convertile in pane, tu che sei potente". Poscia continuò: "Gettati dalla sommità del tempio nel piano sottoposto senza farti male di sorta e n'avrai gloria". E finalmente: "Se tu cadi dinanzi a me, io ti vo' far padrone di tutti i regni della terra". Maligno tentatore ed iniquo! Ma Gesù gli rispose: "Non di solo pane vive l'uomo, ma d'ogni parola che viene da Dio... Il Signore non bisogna tentarlo... Vattene, Satanasso maledetto!", e ricacciollo ne' suoi abissi99.

  Il secolo di questo mondo è il Satanasso che si presenta ad ogni tratto a noi e ci promette gloria e godimenti, se gli serviamo. Però l'ingannatore illude. Che può dare di bene un fallito sciagurato?

  Che se ci atteniamo a Dio, egli è l'onnipotente e l'eterno. Il Signore il più delle volte premia ancor su questa terra. Ma se per ogni buon servizio non dona subito il compenso, certamente lo darà abbondante nel [329]paradiso. Or non è meglio servire Dio e aspettarne fino a domani per averne poi un guiderdone così ampio?...

  4. Pure tanti seguono anche il mondo. Eccoli camminare i superbi su per una strada rallegrata a festoni di trionfo, gli avari camminare su per una strada selciata con pietre preziose. E i gaudenti affrettansi su per una via sparsa di fiori. Che belle strade a vedersi, nevvero?... Però osservate la fine. su quel vertice i superbi cadono giù in una voragine d'abisso, gli avari sono involti da tenebre e acciecati, e i lussuriosi cadono appunto fra le zanne di belve che si divertono a tormentarli.

  Francesco Borgia mentre viveva alla corte della regina Isabella godeva in camminare per queste vie, ma posciaché ne ritrasse il piede, in guardarvi ancora e pensare a quelle ne concepiva- 351 - un orrore altissimo. Il sangue dal cuore gli saliva alla fronte. I capegli si scarmigliavano e lui, il povero Francesco, dibattendosi quasi un uomo che è venuto alle prese con i tormenti dell'agonia, gridava poi: "Possibile che io un percorressi lieto quelle vie, possibile che in quelle vi si affretti tanta parte di mondo?". Vero, vero, è un raccapriccio a pensarlo, [330]ed è un mistero di fragilità e di malizia inaudita avere dinanzi la via della virtù e seguir quella del vizio. Ma guardiamo per pietà alla strada del peccato, osserviamo almeno dove conduce per poter meglio consigliarci.

  5. Poniamo attenzione al passo. Due strade ci stanno dinanzi: a capo dell'una è Dio, a capo dell'altra è il suo avversario perpetuo, il mondo. La scelta dipende da noi. Si avverta però che, se uno mette il piè su quella via del mondo, subito subito diventa nemico del Signore, perché nessuno può servire a due padroni, al Signore cioè ed al demonio. Miseri di noi, come dovremmo passeggiar sospetti in questa terra! Se attacchiamo il cuore a questa creatura, se amiamo quel comodo, quel lusso, quella vanità più che Iddio, ecco che subito si incontra la inimicizia dello Altissimo.

  E quando uno si è messo in quella via di iniquità, è possibile che ritorni addietro? Il Signore ne resta troppo disgustato, il peccatore si pasce ne' suoi diletti e in quelli prende forza per godere vieppiù. Poveri mondani, poveri mondani! Vivere nel mondo e non partecipar del mondo è più prodigioso che raro. Quanto [331]meglio sarebbe eleggersi una spelonca, vivere in un chiostro, seppellirsi vivi in una fossa piuttosto che donarsi al secolo e dannar l'anima propria. Nondimeno è proprio degli uomini di questo tempo servire <in> una maggior copia al mondo e qualche poco a Dio, e poi pretendere di essere salvi ancor essi come ogni altro.

  6. Ah, se noi intendessimo che felicità è vivere staccato dal mondo, certo ciascun di noi non altro bramerebbe che una solitudine per sé od un chiostro benedetto. Chi sta in mezzo al mondo, bisogna che stia presso un fuoco incessante di concupiscenza, e poi non si scotti. In mezzo al mondo si è in mezzo a tenebre di interesse, eppure conviene fuori <di> quelle camminare rettamente. Vivere nel secolo vuol dire respirare- 352 - un'aria pestilenziale di superbia e di vanità, eppure non restarne affetto.

  Ma se è difficile, non è impossibile. Basta raccomandarsi di cuore a Dio e poi non abbracciare veruna di quelle massime che sono proprie del mondo. Basta guardarsene dal seguire i costumi delle persone che son del mondo. "Non sequeris turbam ad faciendum malum"100, avvisa il Signore. Molti camminano per la via larga, lo sappiamo [332]pur troppo. Però non siamo stolti noi a tener dietro a quella turba sciocca. Tobia quando scorgeva che un popolo di gente fra i suoi si prostrava come uno stolido dinanzi agli iddii delle genti, egli solo traevasi in disparte. Veniva poi solo solo al tempio di Dio e sfogavasi con dire: "Voi solo, o Signore, conviene che vi adorino le genti".

  Iddio rivelò ad alcune anime pie questo incoraggiamento: vivere nel mondo e non attaccare il cuore al mondo è virtù da santo che il Signore concede a' suoi diletti. Ha poi rivelato Iddio medesimo nelle sue Sante Scritture agli uomini quest'altre parole di conforto: quelli che sono chiamati a viver nel secolo dirigano sempre lo sguardo a Dio, e poi super aspidem et basiliscum ambulabis, conculcabis leonem et draconem101. Che di più pericoloso che camminar sulle teste di tante aspidi e di tanti basilischi? Che di più forte che schiacciar le teste ai leoni ed ai dragoni?... Eppure quando Dio chiama a ciò, qualsiasi cristianello col divino aiuto è attissimo per ridersene del veleno delle serpi, attissimo per spaccare con il pugno il muso ai leoni ed ai draghi.

Riflessi

  1. [333]L'uno e l'altro102 di due padroni opposti nessun può servire.

  2. Che sono mai i beni che promette il mondo?

- 353 -3. Sono assai maggiori i beni che ci addita il Signore.

  4. Il cielo tolga che un di noi si incammini al seguito del mondo.

<5.> Quella del mondo è strada che conduce al precipizio103.

  6. Noi viviamo nel mondo senza attaccare il cuore alle mondane vanità.





p. 348
94 Gc 4, 4.



95 Mt 6, 24-33.



p. 349
96 Espressione desueta per: sono impegnata con.



97 Nell'originale: dovessimo. L'A. usa talvolta la voce verbale del modo condizionale nella forma antiquata dovressimo e perciò l'originale avrebbe potuto riprodurrre tale forma, qui probabilmente corrotta da un refuso.



98 Cfr. Sal 90(89), 10.



p. 350
99 Cfr. Mt 4, 1-11.



p. 352
100 Es 23, 2.



101 Sal 91(90), 13.



102 Nell'originale: O l'uno o l'altro.



p. 353
103 Questo riflesso nell'originale è fuso con il precedente e di conseguenza reca il numero 5.



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