Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (III corso)
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IL PANE DELL'ANIMA TERZO CORSO DI MASSIME SCRITTURALI ESPOSTE NELLE SPIEGAZIONI EVANGELICHE

Evangelio della domenica decima seconda dopo Pentecoste Fortuna cristiana

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Evangelio della domenica decima seconda

dopo Pentecoste

Fortuna cristiana

  1. [262]Gli uomini del tempo nostro corrono tanto smaniosi dietro alle sorti della fortuna. Ma non giungono mai ad assicurarla. La fortuna che è?... Cercatela, ma non la troverete in nessun luogo di questa terra. La fortuna non si trova

- 759 -quaggiù. Per ritrovarla bisogna ascendere oltre alle stelle e ritrovarla nel paradiso. Trovatala, voi la chiamerete coll'epiteto di cristiana, perché fortuna non si trova allo infuori di quella che è da Cristo Gesù. Volete intanto che questa fortuna venga per stare di abitazione presso alla casa vostra? Domandatela, e la cortese verrà.

  Scrive san Paolo ai Romani: "Lo sappiamo che a tutti quelli che amano Dio tutte <le> cose riescono in bene, a loro che secondo il proposito furon chiamati santi"123. A questo stesso allude il discorso del santo Evangelo.

  "Gesù disse a' suoi discepoli: Beati gli [263]occhi che vedono quello che voi vedete, perocché vi assicuro che molti profeti e re desiderarono vedere quello che vedete voi e nol videro, e udire quello che voi udite e non lo udirono.

  Quand'ecco un dottor della Legge fattosi innanzi disse per tentarlo: Maestro, che debbo fare per conseguire la vita eterna? Gesù gli rispose: Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi tu? Quegli replicò: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze, con tutta la mente, e il prossimo come te stesso. Gesù gli disse: Ben rispondesti, fa ciò e vivrai"124.

  Avete inteso, o fratelli?... Amate Dio e vivrete. Quest'è la fortuna cristiana. Quelli che lavorando il fanno con la pia intenzione di piacere a Dio, ottengono che ogni loro opera riesca a bene. Quest'è la fortuna vostra, o fratelli. Scorgiamola parte a parte.

  2. Figuratevi numerosa figliuolanza in una casa, che obbedisce fedelmente all'ottimo padre e che sono indefessi al lavoro diligente. Quella famiglia non può non prosperare, perché tutti aiutano a questo scopo. [264]Oh, se i cristiani figli del celeste Padre si adoperassero con eguale attenzione per obbedire a Dio e per lavorare nel campo che la Provvidenza ha loro affidato! Di subito la prosperità entrerebbe nei paesi e la floridezza in una nazione intiera.

- 760 -  Ma almeno provvediamo a ciascun di noi in particolare. Amiamo il Signore. Chi opera in tutto per piacere allo Altissimo, vero è che sarà da Dio prosperato. Non è ciò consolazione ineffabile al cuore? Purché uno operi con pia intenzione, tutto <ciò> che pone innanzi è tesoro per la gloria del paradiso. Iddio non lascia senza la sua ricompensa un pensiero pio, né un affetto caro, né un passo premuroso. Si protesta nel santo Evangelo che darà il paradiso a chicchessia che per amor suo dia un bicchier d'acqua ad un poverello. Or quanto più se noi, operando con intenzione pia, al Signore offeriamo tutte le forze nostre e tutti gli atti della vita nostra?

  3. Considerate un dabben figlio nella casa del padre suo. Se egli è sano e che prosperi nei lavori che compie, ha argomento di rallegrarsene vivamente con il padre. Che se un avversario attenti per [265]nuocergli, ei si raccomanda al padre. O se rimane ferito <nel venire> alle prese, aggiunge i gemiti e così egli aderisce vieppiù al genitore e questi al figliuolo.

  Tutti gli accidenti della vita quaggiù si possono ridurre a due, agli accidenti di bene ovvero ai casi di male. Ma il giusto di ambedue profitta egualmente. Se gli accade bene, ei loda il Signore e gli si mette innanzi riconoscente. Se gli avviene di male, come son molestie da parte degli uomini, egli le sopporta con buona pazienza e intanto esercita molte virtù di carità, di mansuetudine e d'altre simili. Se il male venga dalle tentazioni diaboliche, il dabben cristiano si vale per raccomandarsi più vivamente al Signore, per staccarsi dalle terrene cose. Ovvero al giusto accade il male di qualche colpa, e in questo il meschinello subito si riconosce, subito se ne umilia. Di subito si raccomanda con più pietoso affetto al Signore, e così più sollecito ottiene di aderire a Dio e che il Signore aderisca a lui. Or non è fortuna massima questa del cristiano?... Si trova altri che possa, come il cristiano, ottenere che gli si converta in tanto meglio quel mal medesimo che [266]ad altri, già pessimi, sarebbe tornato di maggior condanna?

  4. Ricorriamo ancora alla presenza dei figli in quella casa. Gli uni son docili al genitore e operano con retto fine di piacergli e nemmeno in ciò risparmiano fatica. Il padre prevede che questi faranno sempre bene. Gli altri figliuoli disdegnano125- 761 - la soggezion paterna, ed o non lavorano od operano di capriccio. Di questi il padre prevede malamente. Nondimeno nell'un caso come nell'altro, chi si fa il suo bene od il suo peggio è il figlio con le opere sue. Sicché, o buoni cristiani, adoperate diligenza per eseguire il tutto rettamente. Raddoppiate il lavoro per ottenere che Dio vi incoroni. Il Signore vi porge l'aiuto suo, e voi prestate l'opera delle vostre mani e l'attenzione della vostra mente.

  5. Direte che se Dio ha fissato già quelli che si salvano, voi non potete intendere come possano sfuggire la dannazione quelli che son chiamati i reprobi. Ma non vi dissi che dovete amar Dio e poi aspettare che vi prenda nel suo paradiso? Che volete [267]scrutare voi di predestinazione e di grazia, che son misteri profondi alla mente degli stessi sapienti? Voi camminate con semplicità e nel cuor vostro pensate così: "Chi fa bene si salva, chi fa male si danna". Non vi basta questa ragione, che per altro è ovvia a tutti?  E quanto a noi, valiamoci della stessa nostra ignoranza per glorificare Dio. Un figlio di re, benché meschinello, non gode forse in guardare alla maestà, alla sapienza, al potere del genitore, benché per caso sia lontano da penetrarne l'estensione?... E noi godiamo tanto più in riflettere che Dio è l'immenso e noi povere creature di poveri loschi, che appena sappiamo dare un guardo al sole che risplende. Anche questa è fortuna che soddisfa la ragione, che accontenta l'animo. Benedetto il Signore, che in cuore a' suoi fedeli cristiani ha sparso il seme di una fortuna avventurata.

Riflessi

  1. Fortuna cristiana.

  2. Un figlio che opera con fin di bene ottiene fortuna.

  3. [268]Cade in suo meglio ogni accidente della vita.

  4. Deve però adoperarsi.

  5. Perché chi fa bene si salva, chi poi fa male si danna.





p. 759
123 Rm 8, 28.



124 Lc 10, 23-28.



p. 760
125 Nell'originale: disdegnarono.



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