Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un poverello di Cristo…
Lettura del testo

UN POVERELLO DI CRISTO MEMORIE PER LE FESTE MONDIALI DEL SETTIMO CENTENARIO DALLA NASCITA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

X. "Io ti perdono"

«»

[- 62 -]

X.

"Io ti perdono"

  [36]"Io ti perdono!". Un cristiano da noi offeso ci incontra con benevolenza, ci stende le braccia, ci sorride in viso e dice: "Io ti perdono". Noi ne giubiliamo in cuore. Se una

 - 63 -

maestà celeste venga <a> dire ad un mortale quaggiù: "Io ti perdono", poco è che egli non isvenga di dolcezza. Il mondo peccatore per quattromila anni attese che dal cielo venisse il perdono. Ed ecco il Figliuol di Dio, Gesù Cristo, si presenta in atto di salvatore nel mezzo del mondo e dice a tutti: "Io perdono! Io ti perdono!". Allora fu un giubilo per tutta la terra.

  Francesco d'Assisi come un mendico colpevole stava prosteso dinanzi a Gesù nel santo altare e sospirava: "Mi perdonate, o Signore? Ah, perdonatemi! [37]Perdonatemi!". E Gesù gli fe' intendere chiara questa voce: "Ti perdono, ti perdono". Francesco parve morire di contentezza e stando in una grotta supplicava colle braccia e colla fronte stese a terra. Il poverello pietoso scongiurava Iddio ad aver pietà dei peccatori. Venne allora un angelo celeste a dirgli: "Francesco, levati su, ché nella chiesa ti attende Gesù Cristo colla sua benedetta Madre in mezzo ad un coro di angeli". Sorse egli e affrettandosi vide Gesù con a destra la sua Madre benedetta presso al tabernacolo del Santissimo Sacramento. Intorno assistevano schiere liete di spiriti celesti.

  Disse allora Gesù a Francesco: "Domandami pure, ché io son qui per accordarti qualsiasi favore". E Francesco protendendo le braccia ed elevando la voce sclamò: "Signore, Signore, concedete che tutti que' cristiani i quali ben confessati e ben comunicati visiteranno questa chiesa ottengano il perdono delle loro colpe non solo, ma la plenaria indulgenza per ogni castigo [38]di peccato". Soggiunse il divin Salvatore: "Hai domandato ottima grazia. Sarai esaudito, ed or recati al mio Vicario in terra perché confermi il bene che ti accordo".

  Francesco corse sollecito al sommo pontefice, che allora risiedeva in Perugia. Il poverello d'Assisi pareva aver l'ali ai piedi e in esporre l'ambasciata al Vicario del Signore parlava come un serafino d'amore. Il pontefice sommo presto si accertò della verità della cosa e ratificò la plenaria indulgenza.

Voleva poi staccargli la bolla di concessione, ma Francesco aggiunse: "Questo non occorre. Mi basta la vostra parola.

Gesù, la Madonna e gli angeli sono i notai, la pergamena, i

 - 64 -

testimonii". Ritornò poi giubilante in Assisi, ma ancora non si era prefisso il tempo od il giorno per promulgare quel generale perdono.

  Era stagione di crudo verno. Francesco attendeva nella sua grotta a flagellare le sue carni e pregar Dio. Improvvisamente gli compare uno spirito [39]in forma d'angelo e gli dice: "Che fate, o Francesco, che così maltrattate il vostro corpo? Morrà il meschinello e allora qual pro ne avranno ancora le anime?". Francesco guardò sotto a quelle vestimenta angeliche e scoprì la figura di un demonio tenebroso. Dissegli adunque: "Va, va, ché tu sei fin da principio bugiardo ed omicida19. Partiti, brutta bestia". Dipoi uscì dalla grotta, si spogliò di quella sua misera tonaca e si involse entro uno spinaio sicché tutto il corpo piovesse sangue. Provandone poi tormento diceva: "Impara, asinello indomito, a ricalcitrare contro allo spirito". Quel roveto di spine si coprì di rose in color di bianco e di rosso.

  Intanto non più un demonio in forma d'angelo, ma un vero angelo celeste in atteggiamento di lieto messaggiero gli riferisce: "Nella chiesa vi attendono Gesù e la sua Madre benedetta". Venne e vide. Il divin Salvatore parlò: "Adunque dalla sera di quel giorno in cui per [40]mezzo di un angelo liberai il mio carissimo apostolo Pietro dalle catene, fino alla sera del domani, guadagneranno indulgenza plenaria tutti quelli che confessati e comunicati visiteranno questa chiesa. Recati al mio Vicario in terra che ratifichi ancor questo". I discepoli di Francesco scorgevano da lungi queste celesti manifestazioni, ma non osavano appressarsi. Imitavano la famiglia di Tobia che in ricevere la visita dell'arcangelo Raffaele si prostrarono bocconi a terra. Imitavano i pastori al presepio che ammiravano i misteri dello Altissimo.

  Francesco assume lieto alcuni suoi frati e poi pellegrino sen viene a Roma ed espone la cosa al pontefice sommo, allora Onorio iii. Questi considerò la misericordia dello Altissimo, riconobbe la divina manifestazione, e rivolto a Francesco disse: "Riferite dunque ai vescovi di Assisi, di Todi, di

 - 65 -

Foligno20, di Gubbio, di Perugia, di Spoleto e di Nocera che si rechino alla chiesa della Madonna degli Angeli per promulgare con molta [41]solennità la indulgenza del perdon generale". Erano i primi d'agosto dell'anno 1223. La chiesuola della Madonna degli Angeli era disposta come un'anticamera del paradiso. Intorno intorno i popoli adunati dalle terre vicine stavano per entrarvi. Comparvero i vescovi in abito pontificale e Francesco con il suo rozzo saio. Quei porporati incaricarono Francesco di predicare ed egli si presentò a quelle turbe attonite. Dopo che ebbe discorso, si elevò un applauso generale di benedizione e Francesco21 finalmente trasse fuori uno scritto e lesse: "Voglio mandarvi tutti in paradiso. Vi annunzio un'indulgenza plenaria che ottenni dalla bontà del Padre celeste e dalla bocca stessa del sovrano pontefice. Voi tutti che siete ben confessati e bene assoluti avrete la remissione di tutte le pene dovute ai vostri peccati, e questa sublime indulgenza vi sarà in tutti gli anni in perpetuo per tutti quelli che verranno in questa chiesa colle stesse buone disposizioni. [42]Io desiderava che durasse otto giorni, ma non ho potuto ottenerlo".

  Le parole di Francesco parvero descrivere sulla fronte a tutti un raggio di gioia celestiale. I vescovi adunati consacrarono poi la chiesa della Madonna degli Angeli e quella stessa di san Damiano. Intanto per tutta la terra d'Italia risuonava l'eco del giubilo universale. Per tante suppliche che si stesero di poi, il beneficio della plenaria indulgenza fu concessa a tutte le altre chiese del Primo, del Secondo e del Terz'ordine, nonché ad altre assai. In ogni anno addì 2 agosto noi ci accostiamo a ricevere il general perdono. In ascoltare la parola di misericordia, il cuore par che ci esca dal petto, la mente non vuol più dimorare sulla terra e noi in dolce trasporto di gioia ripetiamo: "Oh, come è cara la voce celeste che dice: Io ti perdono! Io ti perdono!".

 

 





p. 64
19 Cfr. Gv 8, 44.



p. 65
20 Originale: Fuligno; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 298.



21 Originale: pontificale, di Francesco; cfr. ed. 1924, p. 41.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma