Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Primo centenario della traslazione...
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PRIMO CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SANT'AGRIPPINO VESCOVO DA LENNO A DELEBIO NEL 1785

Sesto giorno Lezione Sant'Agrippino ed i cisterciensi

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Sesto giorno

Lezione

Sant'Agrippino ed i cisterciensi

  [63]San Bernardo, nato a Fontaines nel 1091, fu monaco a Chiaravalle nel 111541. Anni di poi, ricercato con somme istanze dai vescovi, dai principi, dai popoli, venivasi in trionfo per le regioni d'Europa, operando innumerevoli prodigi di guarigione negli infermi, di estinzione di discordie fra le città.

Era venuto san Bernardo a Genova ed era corsa voce che partendo sarebbe venuto alla volta di Milano. I lombardi l'attendevano adunque con brama vivissima e sapendolo essere in sulle mosse gli uscirono incontro fin presso agli Ap<p>ennini.

[64]Uscivano da Milano i nobili, i cittadini gli operai, uomini e donne, fanciulli, a piedi, a cavallo... la città rimaneasi quasi deserta... Si affrettavano a drappelli, a torme, con incredibile riverenza... Venuti poi presso al santo, adoperavano industrie per prostrarglisi42 dinanzi e baciare a lui i piedi... Tagliavano di sotterfugio dei brandelli dalla sua tonaca e facevano risuonare l'aere intorno di grida festose e di acclamazioni. In mezzo ad un trionfo continuo Bernardo giunse alle vicinanze di Milano. Qui l'attendevano le turbe dei popoli venuti dalle regioni circostanti e fu uno spettacolo inaudito di fede e di divozione. Si trovò un uomo che rompendo la folla gridava: "Lasciatemi salutar Bernardo, Bernardo che io vidi testé in mezzo agli apostoli di Gesù Cristo".

  Non si udì parlar di fede simile a quella di questo gran popolo né di una virtù taumaturga simile a quella [65]di questo gran santo. Più mirabile fra tutti era Bernardo, che rimaneva sordo ed indifferente al rumore degli applausi che echeggiavano intorno e diceva: "Se Iddio opera prodigi in

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guarire infermi, non è certo per verun merito mio, ma per la fede di questo popolo". I milanesi supplicavanlo a rimanere fra loro come vescovo, ma egli scusossene umilmente. Bensì adoperossi per conciliarli col pontefice, il quale per certi lor falli aveva tolto alla loro sede il titolo e la giurisdizione di arcivescovo. San Bernardo supplicò dunque il Vicario di Gesù Cristo a perdonar loro e ritornare alla sede milanese le prerogative perdute; per giunta ottenne loro l'onore supremo che è <quello> del pallio. Sicché Bernardo esortava il popolo così: "Siate docili alla voce del pontefice, o l'autorità del pontefice schiaccierà i vostri capi e vi annichilerà". [66]I milanesi si sommisero, Bernardo partissi e il popolo l'accompagnò fino a Pavia, dove il santo abate volendo porgere ai lombardi un segno di affetto, si adoperò per erigere il celebre monastero di Chiaravalle, che è tuttodì un monumento d'arte e di antichità, e vi mandò suoi discepoli, i monaci di Cistercio.

  Questo avvenimento fu occasione di un beneficio singolare che venne in pro nostro. Certo Agrippino ce lo ebbe impetrato dal cielo. Dieci anni avanti la morte di Bernardo, tale Azzone d'Isola Comacina comperò certo territorio per un monastero di monaci cisterciensi nel luogo detto Roncale, sopra Lenno. I religiosi vennero dal celebre monastero di Morimondo dove l'abate Pietro commise ad Enrico43 di istituire altro monastero sopra <il> luogo di Acquafredda detto al Roncale. Ivi si scavarono di subito le fondamenta di una chiesa, che, condotta a termine [67]nel 1147, fu detta di santa Maria all'Uliveto per molta copia di ulivi che coltivavansi allo intorno. In questo luogo e tosto che vi pervennero i cisterciensi, la salma del santo vescovo Agrippino venne a rallegrare i suoi fratelli carissimi, i monaci di san Bernardo.

  Lo storico nostro Cesare Cantù riferisce essere tradizione fino allora ritenuta che il corpo di sant'Agrippino vescovo riparasse all'Isola Comacina fino al 1169, ma ei riporta aver trovato documento all'Acquafredda che già ivi in Roncale nel

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1142 era un tempio dedicato a santa Maria, a san Pietro ed a sant'Agrippino; crede pure che il corpo riposasse in quel luogo già dalla fondazione del convento celebrandone anche i monaci la festa addì 17 giugno in ogni anno, anniversario dal suo transito. Più tardi, nel 1717, essendosi scoperto l'altare maggiore della chiesa di santa Maria, si trovò in un'urna una [68]cassetta antica su cui era scritto in piombo le parole seguenti: B<eati> Agrippini confessoris et episcopi comensis ossa.

Fu trovato pure un vaso figulino contenente una coppa di legno, e dieci olle di terra cotta colla indicazione: Beati Agrippini cineres, o sia reliquie. Le quali tre anni di poi furono collocate in più decente urna.

  Il monastero all'Acquafredda sostenne patimenti e sospensioni. Abbiamo che verso l'anno 1460 il convento, abbandonato dai religiosi, fu dal pontefice Pio ii donato al nipote Francesco Piccolomini, finché 44 anni di poi fu ridonato agli stessi cisterciensi da Aldello vescovo di Soana, città allora fiorente presso Siena, membro egli stesso, Aldello, della famiglia Piccolomini. Il pontefice Giulio ii con breve <la> 3 dicembre 1504 approvò l'atto di donazione di monsignor Aldello ed il ripristino dei religiosi. I monaci dovevano risiedere in numero di otto almeno e si sa che furono [69]staccati dal monastero presso Pavia. Ricevuti con viva gioia dai nostri, trovarono chi donò loro possessi in pro dei poveri a Piantedo, a Sorico, a Gera ed a Delebio, dove benanco fondarono una grancia, o casa figliale, e construssero un tempietto sacro a santa Domenica, sorella del santo vescovo Agrippino. I delebiesi ebbero caro come un santuario questo tempio e ottennero che fosse solennemente consecrato, e ne eseguirono poi sempre fino ad oggidì due festività, nella domenica prima cioè di maggio, anniversario della dedicazione della chiesa, e nella domenica seconda, in onore di sant'Agrippino e di santa Domenica. In questa seconda festa si portano processionalmente le sacre reliquie con festoso e divoto apparato.

  Nel periodo che decorse dal 1504 al 1528 le storie nostre e le tradizioni, raccolte con diligenza accurata da un personaggio chiarissimo sopra <il> luogo di Acquafredda,[70] dicono altresì che a principio del secolo decimoquinto le sponde del

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massimo Lario erano spesso percorse ed assalite da masnada di banditi e di ladroni che si asserravano in ogni luogo fortificato da natura e dall'arte per discorrere poi in rapine ed in uccisioni alle diverse regioni di borgate o di valli. Però nel 1522 trovasi tal editto del duca Francesco Sforza in forza del quale tutti i castelli da Musso a Como furono atterrati allo scopo di snidarvi i malviventi. Alcuni dei quali nondimeno, assalendolo, ripararono al convento dei cistercensi all'Acquafredda, che è in luogo ed in modo di un piccolo forte. Però ne venne al monastero un danno di esterminio, la distruzione e l'incendio eseguita per ordine di Bossio governatore di Como. Ma fu riattato e i tribolati discepoli di san Bernardo vi rimasero poi fino al 1785, quando l'Imperatore sagrestano, che si disse il sovrano sfortunato [71]in tutte le sue imprese, mostrò valore in assaltare le sagrestie, che non sono forti muniti, e di angustiare i sacerdoti ed i religiosi, i quali non oppongono altra difesa che quella del Crocefisso. All'Acquafredda quante memorie e quanti insegnamenti! Sant'Agrippino ed i cistercensi, eccoli i buoni seguaci tribolati ma sempre pazienti, perseguitati ma gaudenti per tanta consolazione che provano in combattere le buone battaglie del Signore.

Orazione

  Oh come sentiamo brama ancora oggidì della parola di un santo! La presenza di un santo ecciterebbe tuttavia nei cuori lombardi la fede e l'affetto che già vedemmo nei milanesi che s'incontrarono con il gran Bernardo. Oh, mandateci un santo, o Signore. Suscitatelo di mezzo al popolo vostro. [72]Sant'Agrippino, pastore e padre nostro, voi che vegliando dal vostro sepolcro ci avete ottenuto la presenza di Bernardo, rinnovate sopra di noi tal visita di persona santa che tutti ci allegri sopraggiunti44, che ci conforti afflitti. Fateci aderire ai piccoli santi che pur molti si trovano oggidì. Buon Dio, forse voi ci

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volete salvi a mezzo della piccola santità ma molteplice che spargete in mezzo al popolo. Orbene, fateci intendere ed ammirare. Santo Agrippino e san Bernardo, guardateci pietosi e intercedete per noi.

  Tre Pater, Ave, Gloria.





p. 408
41 Originale: 1119; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, viii, p. 80.



42 Originale: prostrarsegli; cfr. ed. 1932, p. 81.



p. 409
43 Originale: Emicone; cfr. G. Rovelli, Storia di Como, parte seconda, p. 179.



p. 411
44 Nell'ed. 1932, p. 87: “affannati”.



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