Domenico Cavalca
Vite dei Santi Padri

Vita di S. Antonio Abate

Capitolo XVII

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Capitolo XVII

 

In che modo gli rettori delle provincie lo facevano venire al monte di fuori; e della morte di Balacio perseguitatore de' Cristiani, e dell'efficacia del parlare d'Antonio.

 

Quando gli giudici e gli rettori delle provincie, li quali non potevano bene andare insino a lui al suo abitacolo, perchè era molto entro fra 'l monte in luogo molto difficile a potervi andare, spezialmente con famiglia e cavalli, come erano egli, quando lo volevano vedere, istando di fuori a quello cotale diserto, nel monte di fuori, mandavanlo pregando che venisse a loro; de' quali prieghi Antonio non curandosi, temendo per la conversazione de' secolari perdere la sua contemplazione, e scusavasi loro; e quelli non però isdegnati, ma più accesi di desiderio di lui vedere, prendevano gl'incarcerati e incatenati, che erano da giudicare per loro maleficii, e sì gli mandavano ad Antonio, e sì dicevano loro:

 

"Andate ad Antonio e dite che ci venga a pregar per voi, e sarete liberati e assoluti".

 

E questo facevano sapendo che Antonio erapietoso, che non avrebbe potuto dispregiare i pianti e i preghi di quelli miseri. E veramente così era; che, vedendogli Antonio in tanta miseria, costretto per li loro preghi e pianti, venivane con loro al monte di fuori, quivi dove li giudici l'aspettavano per pregarli per loro. E giugnendo a' giudici sì gli ammoniva che in profferire le sentenzie avessero rispetto a Dio e alla ragione, posponendo ogni odio e amore, pensando quello che disse Cristo nel Vangelo: "Di quello giudicio sarete voi giudicati che giudicherete altrui".

 

E dopo i preghi che faceva per liberazione de' miseri, dopo l'ammonizioni, che dava a' giudici, non potendo patire di molto stare fuori della detta solitudine, tornava al suo abitacolo nel diserto dentro; e pregandolo alcuna fiata quelli cotali principi che non si partissetosto e facesse loro consolazione stando alquanto con loro, ei rispondea che non poteva più stare, dicendo che come il pesce tratto dell'acqua non può molto stare vivo in sulla rena, così il monaco che fa dimoranza coi secolari; e però si conveniva che come il pesce all'acqua, così il monaco torni alla sua solitudine, se egli vuole perseverare nella sua devozione. La del quale in questa cotal risposta, e altre sentenzie, uno di quelli cotali principi considerando una fiata, disse:

 

"Veramente è impossibile che questi non sia servo di Dio: chè impossibile cosa sarebbe che tanta sapienzia mostrasse e avesse uomo che non si reggesse per ispirito e amore di Dio".

 

Vedendo che Balacio, lo quale sotto Nestorio prefetto d'Alessandria era duca e principe d'Egitto, come fautore iniquissimo dell'eresia ariana, perseguitava la Chiesa di Cristo, sì iniquamente, che, facendo spogliare i monaci e le vergini, pubblicamente gli faceva battere, commosso di grande zelo sì gli scrisse una lettera in questa cotale sentenzia e disse:

 

"Veggio l'ira di Dio venire sopra te; onde lascia di perseguitare i cristiani, acciocchè l'ira di Dio non ti preoccupi tosto".

 

Le quali lettere quegli leggendo fecesene beffe, e sputandovi entro le gittò in terra; e, facendo battere duramente li messaggi, disse e comandò loro che rispondessero ad Antonio da sua parte così:

 

"Perocchè hai tanta cura e sollecitudine de' monaci, promettoti che io stenderò la mia potenzia contra di te".

 

E dipo' cinque giorni cavalcando questi col predetto Nestorio prefetto a certo luogo fuori di Alessandria a sollazzo, lo cavallo suo con quello di Nestorio, come altre volte solevano andare insieme, chiappando quello di Nestorio, che era il più mansueto, per giudicio di Dio con un repentino morso gittò Balacio a terra del suo cavallo, e poichè l'ebbe così atterrato, fremendo contra di lui, sì 'l morse sotto il bellico e rosegli le membra genitali; lo quale poi portato alla città, da ivi al terzo giorno miserabilmente morì. Sicchè bene mostrò, e trovò vero quello che Antonio gli aveva scritto, cioè che in brieve l'ira di Dio gli verrebbe in capo. Era Antonio di tanta compassione che quando vedeva alcuni essere ingiuriati e non trovarne ragione, così gli pigliava a difendere, come se egli fosse quegli che avesse ricevuto l'ingiuria; e il suo parlare era di tanta efficacia, discrezione e dolcezza che molti per lo suo ammonimento e per la sua dottrina compunti, lasciando loro ricchezza, dignità e onori, seguitavano le sue vestigia. Ed era veramente come medico dell'anime posto da Dio nelle parti d'Egitto, lo quale per grazia di Cristo conoscendo tutte l'infermitadi dell'anime, a ciascuno parlava e dava medicina della sua dottrina, secondochè vedeva che era bisogno al suo stato. Mostravasi la virtù e l'efficacia della sua dottrina all'effetto e mutamento buono di quelli a cui egli parlava; perciocchè al suo parlare l'accidioso e melanconico diventava lieto e fervente, l'irato paziente, lo povero contento; e brevemente nullo giugneva a lui, si stanco quanto al corpo, mal disposto quanto all'animo che, udendolo parlare, non ricevesse mirabile e umile mutamento e conforto; e (che mirabil cosa è) molte donzelle già disposate pure udendolo riceveanobuono mutamento, che accese d'un fervore di Dio, disprezzando li matrimonii e la vanità del mondo, si consecravano vergini a Cristo. Che più si può dire in laude d'Antonio? tutto il mondo quasi di lui parlava, e lui desiderava vedere: a tutti era gioconda e dilettabile la sua compania, sicchè nullo mai si lamentava e attediava di suo parlare. E in quanto amore e reverenzia fosse da tutti avuto, mostrasi nella sua morte massimamente, la quale quasi tutti piansero come di proprio padre.

 

 


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