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L'Infedele
L'infedele.
I
Tre sono i personaggi di questa istoria d'amore:
Paolo Herz, Luisa Cima e Chérie. Malgrado il suo cognome tedesco, Paolo Herz è
italiano, di madre e di padre italiani, delle provincie meridionali. Veramente,
non è inutile aggiungere che l'avo paterno di Paolo era tedesco. Questo nonno
aveva lasciato la Germania
in piccolissima età, emigrando in Italia: qui era cresciuto, aveva lavorato ad
accrescere la sostanza famigliare e il decoro del nome Herz: qui si era ammogliato
con una italiana, e aveva procreato dei figli. Così i legami con la patria di
origine, almeno quelli esteriori, si eran venuti col tempo, con la lontananza,
rallentando e poi, più tardi, sciogliendosi: tanto che gli Herz sembrava non
conservassero più nessuna traccia nordica nel temperamento e nel carattere.
Paolo Herz ha trentasei anni; è alto, forte,
elegante, sebbene per gli anni e per la vita di piaceri trascorsa, sia in lui
più evidente l'eleganza che la forza: ha il volto pallido, ma sano, e sotto il
pallore è diffusa una lieve tinta ambrata, emblema del mezzogiorno ove egli
nacque: i capelli tagliati molto corti e che formano delle punte naturali,
sulla fronte e sulle tempia: ha i mustacchi soltanto castani, che lasciano
intravvedere una bocca ancora fresca, mentre intorno agli occhi già manca la
freschezza. Paolo Herz ha una fisonomia tranquilla e quasi immota, certe volte:
ma questa immobilità non è l'assenza della vitalità, nè quel ritiro
dell'espressione faciale che lascia le linee come morte. È, piuttosto, un
riposo dignitoso del viso che esprime chiaramente il silenzio e la meditazione
dell'anima; una pacatezza nobile e pensosa che pare più adatta al suo genere di
bellezza virile e che maggiormente gli attira l'amore delle donne e l'amicizia
degli uomini. Forse, senza che egli neppure ne abbia sentore, in quei periodi
di pace del volto, rinasce in lui l'antica, avita conscienza germanica, fatta
di speculazioni spirituali, di contemplazioni pure e poetiche. In quei momenti,
Paolo Herz è bello: le donne, spesso, gli hanno imposto di tacere e di pensare,
quando era accanto a loro. Sovra tutto, non lo vogliono veder soffrire: le sue
peggiori giornate, come estetica, sono quelle in cui per un puntiglio non
vinto, per un capriccio non soddisfatto, per una delusione inaspettata, per un
immeritato dolore, tutta la sua fisonomia si decompone, quasi l'uomo toccasse
le soglie della morte. Egli non può soffrire: egli non sa soffrire: quando
soffre, è brutto, è antipatico, è, talvolta, odioso. Il suo volto bruno
diventato terreo, i suoi occhi come velati da una nebbia torbida, le rughe che
si moltiplicano intorno agli occhi, le guancie sparute che fan parere grosso il
naso, le pieghe accanto alla bocca, mostrano un Paolo Herz tutto diverso, senza
energia morale, senza forza fisica, inetto al dolore, abbattuto dal patimento e
non destante alcuna compassione. Però, bisogna dirlo: pochi uomini lo hanno
veduto soffrire e una sola donna. Per lo più, quando è infelice e non regge ad
essere infelice, egli fugge, e si nasconde non si sa dove1.
Paolo Herz è libero. Egli ha perduto sua madre,
essendo ancora giovanissimo: un orfanello di sedici anni. Dopo nove anni,
avendone Paolo venticinque, gli è morto il padre. Da undici anni, quindi, egli
è solo, nella vita: ha lontani parenti, che poco conosce e non vede mai; ha
qualche amico buono, ma l'amicizia loro non è nè profonda, nè esclusiva. Egli
ha amato più sua madre che suo padre, mentre è stato amato moltissimo da
ambedue, come figliuolo unico. La morte di sua madre, sparita assai giovane e
bella, ha colpito l'adolescenza di Paolo, di un dolor folle, con lunghe crisi
nervose e intervalli paurosi di stupefazione, in cui è parso naufragasse la sua
salute e, forse, la sua ragione: suo padre ha dovuto condurlo a fare un
lunghissimo viaggio, di due anni, nei paesi più lontani: ma il figliuolo,
calmato l'impeto angoscioso, ha conservato un rimpianto inconsolabile, la
nostalgia di quel fido seno materno su cui appoggiava così volentieri il capo.
A Paolo Herz è restato, dall'adorazione per sua madre, una invincibile
inclinazione a tutte le delicatezze muliebri, un bisogno di tenerezza quasi
morboso, un desiderio di blande e innocenti carezze, una necessità di chinare
la testa sovra un petto femminile e di udire un cuore tenuemente palpitare
sotto il suo orecchio. Malgrado questo, Paolo Herz, come si supponeva dovesse
fare, non ha preso moglie. Una sola volta nel suo segreto, ha avuto l'idea di
sposare una fanciulla intelligente e affettuosa, ma al momento di parlare, ha
esitato, dolendogli di lasciare una libertà tanto piacevole a un giovane: poi,
la vita lo ha condotto altrove. La creatura prescelta intimamente dall'anima
sua, ha avuto qualche vago presentimento di questa probabile elezione: ha
atteso lungamente e vanamente il segno reale: ma ha finito per stancarsi e ha
dato il suo cuore e la sua vita ad altri. Paolo Herz sa di aver perduto per
sempre l'occasione di essere onestamente felice: ma il suo rammarico non è nè
acuto, nè grande, nè continuo. Invece, la libertà di cui dispone ampiamente, è
una delle maggiori gioie della sua esistenza, nè egli commette l'errore di
gusto di lagnarsi, mai, delle ore solinghe, mai egli invoca borghesemente le
dolcezze familiari, nella sua vita. Forse, nel matrimonio più perfetto, con la
persona che più egli aveva sognata di far sua, egli ha sempre temuto un
misterioso pericolo.
Paolo Herz è ricco. Egli ha avuto da suo padre e
da sua madre una magnifica fortuna, senza impicci, senza noie, perfettamente liquida,
denaro e denaro, cioè. In verità egli ne ha mangiato una parte, vivendo, cioè
amando, viaggiando, giuocando, spendendo il suo denaro in piaceri alti,
mediocri, e anche qualche volta, bassi: non prodigo, generoso. A trentaquattro
anni rimane ancora ricco: mentre ha già percorso una metà del mondo; mentre ha
già esaurito le tre o quattro follie costose della giovinezza e della età meno
giovane; mentre ha già quasi toccato il fondo e anche assaporato un po' la
feccia di quel programma di lusso, di godimenti, di squisite ed estreme
raffinatezze che fa fremere ogni temperamento nobile e ardente. Egli non è,
dopo tutto questo, nè un vizioso, nè uno scettico, in fatto di sensazioni
umane. Ha avuto del gusto, un vivacissimo gusto per tutti i piaceri; ma non ha
lasciato che la depravazione toccasse il suo cervello; ma la sua stanchezza
delle cose è malinconica, non cinica.
Paolo Herz è un uomo eminentemente portato
all'amore. Dopo aver percorso tutte le vie dove vibra la vita, egli ha
ritrovato, non so in quale pozzo, la
Verità; ed Essa gli ha detto una cosa antichissima: solo
l'amore vale la pena di vivere. Dotato di un temperamento caldo e vivido, di
una fantasia esuberante e gagliarda, di un profondo segreto senso di poesia,
queste sue qualità che, applicate a un'ambizione, ad un'arte, a un apostolato,
avrebbero reso illustre il suo nome, gli sono servite solamente per amare e per
essere amato, per ricercare, per raccogliere e per chiudere nell'amore tutte le
varie forme della felice attività umana, per serrare nel piccolo giro di un
amore muliebre ogni desiderio, ogni speranza, ogni finalità.
Egli, però, non è un Don Giovanni. Nella sua
anima esiste una limpida corrente sentimentale che viene a temperare tutte le
fiamme troppo improvvise, troppo violente, troppo fugaci. Sentimentalità
costante, latente, intimissima, conservatrice di dolcezze miti e nascoste,
evocatrice di dilette e predilette immagini, rammentatrice di una figura
femminile, ahi, indimenticabile, la figura materna, tutta piena di grazia e di modesta
seduzione. Sentimentalità persino eccessiva, in un uomo come Paolo Herz, e
anche non scevra di strani tranelli e destinata a procurargli le più elevate
gioie del cuore, ma, fatalmente, anche a condurlo su per l'erta tribolata del
dolore. Forte della sua salute, della sua bellezza, della sua fortuna, della
sua libertà, corazzato in questa lucente e salda armatura che gli ha concesso
Iddio, destinato alle vittorie, figliuolo primogenito del trionfo, Paolo Herz
non ha che questo lato debole, in sè, questa sentimentalità celata, ma
prepotente sovra ogni altro istinto, sovra ogni altra inclinazione. Ciò che
rende quest'uomo altero e robusto, fragile come un fanciullo, è appunto questa
larga fiumana sentimentale che confonde e affoga le sue forze, in qualunque ora
di battaglia. Quante volte, nell'orgoglio maschile, egli ha tentato di
liberarsi, di diventare duro e freddo, di non tremare per un ricordo, di non
impallidire per un nome, di non vibrare di pietà per uno sguardo velato di
lagrime, di non fremere di tenerezza dinanzi a un volto smorto di malata:
vanamente. I suoi avi di Germania gli hanno trasmessa questa eredità del
sentimento, molle e rorida, e il sangue bruciante meridionale, col suo effuso
ardore non è giunto a inaridirla. Pure, sino a trentaquattro anni, Paolo Herz
ha amato ed è stato amato, senza che l'amore, anche a grandi altezze di
temperatura, gli infliggesse le torture che subiscono gli animi deboli: nessuna
tragica lotta interiore lo ha travolto. Egli si è incontrato in due o tre
donne, qualcuna semplice e umile, qualche altra superba e appassionata; ed egli
ha dato e ha ricevuto felicità, ha dato e ha ricevuto spasimo, ebbrezza,
delirio, in uno scambio abbastanza giusto. È stato amato, per quanto ha amato:
combinazione rara, rarissima, che è data in sorte solo a coloro che la vita
vuole favorire. Herz è stato molto innamorato, molto fedele, molto passionale e
insieme molto sentimentale, senza soffrire troppo, poichè le donne che lo hanno
amato, erano alla sua altezza. Così gli è entrata nell'anima una fatale fiducia
di se stesso e dell'amore; egli ha finito di temere le debolezze del suo
temperamento; egli è stato certo di vincere sempre, vincere
dandosi all'amore, naturalmente, tutto quanto, ma dandosi in una perfetta
armonia di abbandono, ricevendo per quanto dava, inteso per quanto intendeva,
compreso e preso per quanto egli comprendeva e prendeva: e non soffrendo. I
suoi amori, prima dei trentaquattro anni, sono fioriti senza catastrofi,
dolcemente, lasciando nel suo cuore e nel cuore della donna già amata, già
amante, un profumo soave. Ciò ha ancora aumentato la sua fiducia nel sentimento
e in se medesimo, e lo ha imbaldanzito sino al punto di credersi intangibile al
dolore di amore; egli ha perduto ogni criterio della infelicità e della miseria
morale che viene dall'amore, massime di quella miseria e di quell'infelicità,
che noi stessi portiamo nell'amore. Infine, Paolo Herz è diventato un essere
fiero della propria forza morale amorosa, della propria sapienza amorosa, fiero
di tutto conoscere e di tutto poter vincere, nulla temendo, nulla vedendo,
nulla rammentando, cieco come tutti i fortunati, sui moti improvvisi e
inaspettati della vita e sulle contraddizioni crudeli della fortuna.
In questa istoria d'amore, Paolo Herz è il
traditore.
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