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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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92. AL SACERDOTE D. FRANCESCO MARIA MARGOTTA1 IN CALITRI.

Grande consolazione del Santo in riceverlo nella Congregazione, ed individuazione della preghiera a farsi per esso lui.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

CIORANI, 7 DICEMBRE 1747.

 

Don Francesco mio caro e amatissimo, io le so a dire che, ieri sera, qui si lessero le lettere colla notizia della fondazione [del collegio di Caposele] già stabilita, e poi la lettera vostra della vostra risoluzione; e non so se fu più la consolazione di tutti, per la notizia della fondazione, che per la notizia della risoluzione di V. Carità: dico di V. Carità, perché sin da oggi intendo e le fo sapere di averlo già ricevuto per fratello e compagno dilettissimo nella Congregazione; sicché da oggi comincia già il tempo del vostro noviziato, benché vi


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tratteniate per quanto bisogna in Calitri per aggiustare le cose vostre. Voi avete donato tutto quello che potevate alla Congregazione, ma sappiate che la Congregazione e tutti vi amiamo tanto che, senza niente, vi avremmo accettato e gradito ugualmente; perché sappiamo di aver per compagno uno che vuole farsi veramente santo, e così spero certamente che vi avete da fare, specialmente ora che vi è interceduta tanta riflessione a sangue freddo, e tutto il consenso del Padre spirituale e dell'Arcivescovo.

V. C. si stia a Calitri, per quanto le piace e bisogna per aggiustar le sue cose, senza minima angustiavero che tutti abbiamo l'ansia di abbracciarlo quanto più presto qui, ma io ancora desidero che con pace accomodi le cose sue. Al suo spirito di fuoco non vi vogliono insinuazioni che si ritiri presto. Io, che la conosco bene, m'immagino e so certo che V. C. ora anela i momenti, per ritirarsi nel nido che Dio l'ha predeterminato dall'eternità per farlo santo.

Avrei certamente a caro di vederla qui, prima che io parta per Napoli per li consaputi affari della Congregazione, il che sarà dopo il primo dell'anno, o dopo l'Epifania. Ma, torno a dire, non voglio che V. C. stia con angustia: se non potrò avere questa consolazione, la sacrifico a Gesù Cristo. Sappiate però che qui vi stanno aspettando tutti con le braccia aperte. D. Paolo [Cafaro] specialmente e [D. Girolamo] Ferrara hanno avuta una consolazione indicibile. Oggi tutti i novizi fanno la comunione per V. C., acciocché Gesù Cristo sopisca tutti i suoi affari più necessari, acciò possa presto ritirarsi.

Da oggi avanti V. C. preghi, come ha da pregare, d'altro modo per me che non ha fatto per lo passato. Da ora gliel'impongo per obbedienza, perché già è nostro. V. C. ogni mattina, alla messa ed al ringraziamento, mi raccomandi a Gesù Cristo, acciò mi doni l'amore suo e di Maria, e mi faccia perfettamente adempiere la divina volontà. Lo segno, acciò tenga per sempre a mente la preghiera e non la lasci mai. Ed io anche lo farò per V. C. In nome dunque di tutta la ss. Trinità, di Gesù sacramentato e di Maria Immacolata, l'accetto, lo ricevo e lo benedico,


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acciò diventi tutto, tutto di Dio, come Dio senz'altro lo vuole. Subito che può scrivere a D. Angelo suo direttore, le impongo che, da mia parte, lo ringrazî della licenza che vi ha data; e ditegli che tutta la Congregazione perciò gli conserverà una perpetua obbligazione. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

Conforme alla edizione romana.




1 Ecco quanto si legge, nel Catalogo della Congregazione, di questo esimio soggetto:

" A' 7 dicembre 1747, fu ammesso in Congregazione il sacerdote D. Francesco Maria Margotta della terra di Calitri, avendo 48 anni di età ed essendo già missionario e confratello della Venerabile Congregazione del P. Pavone, eretta nel Collegio Massimo de' PP. Gesuiti di Napoli; e perché si trovava necessariamente impedito da molti affari domestici, che pure ridondavano in beneficio della Congregazione, stante una vantaggiosa donazione da lui fatta in favore della nuova casa che stava erigendosi nella terra di Caposele, perciò gli fu permesso dal Rmo nostro Padre il poter principiare il noviziato in sua casa, che poi a' dì 3 marzo venne a proseguire nella casa di Ciorani. Fece l'oblazione nelle mani del P. Villani a' dì 2 luglio 1748. Dopo grandissimi servizi resi alla Congregazione, che fece erede de' suoi beni, morì santamente in Napoli, il dì II agosto 1764."






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