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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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118. A SUOR MARIA DI GESÙ TERESIANA, PRIORA DEL MONASTERO DI RIPACANDIDA.1 

Il Santo parla della trasformazione dell'anima in Gesù Cristo dopo la S. Comunione.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

NOCERA, 30 DICEMBRE [1750]

 

Rispondo in breve alla vostra. In quanto al seguitare a dirigervi dal vostro antico direttore, non solo vi dico esser cosa buona, ma necessaria; altrimenti non potrete accertare la divina volontà.

In quanto poi all'unione che sente l'anima vostra con Dio dopo la comunione, non temete di fare idolatria con adorare voi stessa;2 questo è effetto proprio del Sacramento, trasformare


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l'anima in Gesù Cristo, sicché possa l'anima dire con S. Paolo: Vivo ego, jam non ego, sed Christus in me. Procurate allora di reprimervi, per non dare alcun segno esterno alle altre; del resto, abbandonatevi in Dio e non mettete impedimento alle operazioni divine. Altro allora a voi non tocca fare, che annientarvi innanzi a Dio ed offerirvi a lui senza riserva, acciò ne disponga come gli piace.

Mi rallegro delle nuove Spose e specialmente delle figlie di D. Benedetto1: che preghino Gesù per me. Frattanto ditemi che potrei fare con Monsignore, per servirvi e per aiutare questa comunità, che io tanto amo, e vi tengo tutte più che per mie sorelle, perché so che volete bene a Gesù Cristo mio. Raccomandate me e la Congregazione sempre a Gesù Cristo, e lo facciano anche le Sorelle. Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa !

 

Umo servo

ALFONSO del SS. Redentore.

 

Conforme ad una copia antica.

 

 




1 S. Alfonso, dopo la missione di Melfi, celebrata nel mese di aprile di quest'anno 1750, si portò colla santa missione nella terra di Ripacandida ove, dice Tannoia, non lasciò, con somma consolazione del suo spirito, di visitare le Religiose Teresiane, che con tanta edificazione e così stretta osservanza vivono in quel nuovo monastero.

Questo monastero fu fondato il 15 ottobre 1735 dall'arciprete Giambattista Rossi, il quale morì poi in concetto di santità nel mese di novembre 1746.

Suor Maria di Gesù era la nipote di quest'arciprete e di quello di Contursi, l'autore della Vita di Mgr Cavalieri, zio di S. Alfonso.

Quanto il nostro Santo stimasse la Suora, apparisce dalle molte lettere a lei indirizzate.



2 La Suora avea scritto ai Santo così: Volendolo (cioè Gesù Cristo) adorare sé in sé, non se in me bruttezza infinita, non posso. Padre mio, ciò però che mi dà più pena è che, arrivata al mio profondo dell'inferno, pure mi sento nelle mie tante schifezze a lui unita, e lui mi tiene... e mi dà pena vederlo sì abbassato con me; e quando mi voglio dividere, volendo lasciare sé in sé, e me in me, mi sento morire e dividermi l'anima dal corpo, non volendomi lasciare così, ma mi vuole sì stretta, come sopra ho detto. E siccome pasco nella comunione, nell'istesso modo passo nell'orazione; notte e giorno, sempre, di continuo sto così, lasciatomi l'operare liberamente Padre, fatemi carità di consigliarmi, e vedete se non sia io idolatra di me stessa; fatemi stare senza timori: ché ben capirete come sto abbattuta, perché io non credo a queste mie falsità, che mi dànno tanto cordoglio; soccorretemi per amore di Maria SS. e della mia S. Madre Teresa, e so che l'amate, e perdonatemi se troppo ho scritto...

1 Queste nuove Spose erano due figlie di D. Benedetto Grazioli di Atella, uomo piissimo e ricchissimo, il quale fece molte largizioni all'Istituto di S. Alfonso.




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