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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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345. A SUOR CHIARA GAIANO,1 NEL MONASTERO DI RAVELLO.

Le prescrive un regolamento di vita.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

NOCERA, 11 GENNAIO 1761.

 

Mi consolo che ringraziate Gesù Cristo della grazia fattavi. Il Signore vuol essere ringraziato di queste grazie, perché non sono grazie che si fanno a tutti.

Vi raccomando l'orazione. Quando avete tempo vacuo, datelo tutto a Gesù Cristo; e quando state arida, aiutatevi coi libri. E state attenta, perché verrà il tempo che avrete tedii, oscurità e forse tentazioni di pentimento di esser venuta a cotesto


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monastero. Allora non ne fate conto; dite: Gesù mio, son venuta per te, e qui teco voglio morire. Conservatevi questa lettera e leggetela quando il demonio vuol disturbarvi.

Dico ciò, perché io non ho tempo da rispondere; onde ora vi scrivo a lungo, acciocché questa vi serva per l'avvenire.

Amate dunque l'orazione, ma quando vi è data qualche ubbidienza, lasciate tutto e ubbidite: coll'ubbidienza si maggior gusto a Dio.

State attenta ancora ad abbracciare i disprezzi e le correzioni; offeriteli subito a Gesù Cristo e non rispondete.

Quando fate qualche difetto, fate un atto di amore a Dio e mettetevi in pace.

Fuggite le grate come la morte. E fatevela sempre sola al coro o alla cella, sempre che l'ubbidienza non vuole altrimenti; e state in tutte le cose unita alla volontà di Dio, dicendo sempre: Dio mio, solo voi voglio e niente più. Tutto quello che volete voi lo voglio anch'io.

Pregate sempre Gesù che vi dia l'amor suo, e fatevela sempre colla Madonna con pregarla: Mamma mia, fammi amare Gesù Cristo!

Comunicatevi spesso, e dopo la comunione raccomandatemi a Gesù Cristo, per carità e perché io ancora ho aiutata la vostra vocazione.1

A rivederci in Paradiso. Resto ecc.

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

Conforme all'edizione romana.

 




1 Chiara Gaiano, nipote del nostro P. D. Carlo Gaiano era nativa del casale di Spiano, diocesi di Salerno. Ammessa alla professione religiosa nel monastero della SSma Trinità in Ravello, ne aveva partecipata la notizia al Santo, che era stato suo direttore nel secolo; e questi le rispose colla presente lettera.



1 Che S. Alfonso giovasse la Suora nella vocazione, ecco in quali termini ella stessa lo riferisce al P. Tannoia in una lettera del dì 8 Giugno 1792: " Mia madre essendo divenuta cieca, io mandai a Monsignore [cioè a S. Alfonso] ad interpretare se ella avesse potuto guarirsi colla sua santa orazione, ma esso a' 7 novembre 1748 mi rispose che questo era impossibile. Io adunque, ritrovandomi in casa per detta mia madre, detto Monsignore, nella medesima che mi scrisse, fece premura che mi fossi ritirata nel monastero, dicendo che non voleva ch'io, per cagione di mia madre, avessi perduta la vocazione di religiosa; ed allora, fra poco spazio di tempo, mi ritirai in questo monastero, ove era già stata educanda per un anno."




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