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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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496. AL P. D. ANDREA VILLANI.

Come temendo di sé, il Santo cerca di conoscere, per mezzo del suo direttore, la volontà di Dio in cose che a lui d'altra parte sembravano chiarissime.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

 

ARIENZO, 15 MARZO 1766.

 

Monsignor Borgia ora si prende a pettinare tutti questi cani di mal cervello. Ora mi ha scritto una lunga lettera, quasi obbligandomi e dicendo ch'io sono obbligato per


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carità a soccorrere il P. Caputo,1 il quale promette di volere entrare di nuovo alla Congregazione, quando starà bene, cioè quando glielo dirà il suo cervello storto.

Io ho risposto a Monsignore che, in quanto al rientrare il P. Caputo, esso se lo scordi, perché la Congregazione non riceve più questi traditori.

In quanto a me poi, gli ho scritto che Dio sa le angustie nelle quali mi trovo. D. Ercole mio fratello strepita: vorebbe che gli mandassi almeno 50 ducati,2 ed io non so se potrò mandarglieli, perché non voglio tralasciare le missioni di questo maggio.

Ma acciocché io mi levi l'angustia, voglio che V. R. mi consigli su questo punto, come direttore.

Io ho tutte le ripugnanze di dare neppure un carlino al P. Caputo, e ad ognuno che volta le spalle alla Congregazione, almeno per esempio degli altri. S. Ignazio negava ogni cortesia a quelli che per capriccio lasciavano la Compagnia. Ma questa stessa mia grande ripugnanza mi mette in angustia, parendomi che io dovessi vincerla con dare qualche soccorso a Caputo; quando però io avrò modo, perché ora Dio lo sa come sto.

Ora voglio sapere da V. R., e non voglio sapere ragione: mi dica assolutamente (quando io avrò modo) se vuole che io gli dia qualche cosa, e quanto vuole ch'io gli dia; o vuole che seguiti a licenziarlo, come ho fatto, avendogli fatto sentire che le sue lettere io non le leggo più. Prego V. R. a farmi questa carità di scrivermelo risolutamente.

Il signor Caputo voleva ch'io gli assegnassi 7 ducati il mese e 100 ducati per farsi i mobili della casa. Non ha dubbio che sta vicino agl'Incurabili.3

Già abbiamo appuntato co' Padri di Benevento [di S. Angelo a Cupolo]. Benedico V. R. e tutti.


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Dopo scritta questa, mi è giunta l'inclusa lettera di due giovani di Torino, che avrebbero pensiero di ritirarsi alla Congregazione.

Io ho risposto loro già, ed in breve ho dato loro conto del tutto, specialmente ho scritto che bisognerebbe che prima si costituissero il patrimonio; ho scritto ancora che facciano sapere quali parenti tengono, fratelli, sorelle, come stanno di salute, che anni abbiano e quali studi han fatti, benché scrivono che abbiano studiato già la teologia.

Io per me ci avrei tutto il genio di riceverli, se vi concorrono però tutte le dovute circostanze. Danno buon segno questi che vorrebbero darsi a Dio con andare così lontano, con pensiero di non vedere più né patria, né parenti: Oh! volesse Dio ed avessimo tutti i soggetti che stessero così lontani da' parenti, che ci han tolti tanti soggetti!

Tornatemi la risposta, perché io la manderò loro tal quale me la manderete. Viva Gesù e Maria!

 

Fratello ALFONSO MARIA, del SS. Redentore,

e vescovo di Sant'Agata.

 

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.




1 Il P. Domenico Caputo si era licenziato dalla Congregazione nel 1764.



2 II Santo era debitore di una certa somma di danaro a suo fratello D. Ercole, siccome l'abbiamo già più volte osservato.



3 L'ospedale degl'Incurabili dava ricetto ai pazzi.






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