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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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618. AL DUCA DI MADDALONI.

Pastorale sollecitudine pei Carcerati.

ARIENZO, 29 AGOSTO 1769.

Eccellenza,

Ricevo la veneratissima di V. Ecc., nella quale si è compiaciuta comandarmi informarla circa la destinazione del cappellano delle carceri.1

Su di ciò sono a riferirle che, avendo io inteso che, si doveva assegnare un cappellano per dire la messa ai carcerati, io spiegai il mio desiderio ad alcuni che mi faceano la stessa richiesta, che si assegnasse un cappellano, il quale non solo dicesse la messa, ma ancora facesse qualche predica istruttiva a' poveri carcerati, ed ancora amministrasse nello stesso tempo il sacramento della Penitenza a coloro si volessero confessare.

Ora sento dalla riverita di V. Ecc., che già stava assegnato a quest'impiego il sacerdote D. Giacchino Cillo, il quale per altro è di buoni costumi e dice la messa divotamente, ma poi non è abile a soddisfare il desiderio di V. Ecc. e mio, d'istruire ed ammonire quella povera gente.


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D. Giacchino il più che potrebbe fare, sarebbe la dottrina, come si fa da' clerici a' figliuoli; ma ciò poco servirebbe, perché i carcerati han bisogno di un prete che spezzi loro la divina parola, e non solo insegni nudamente i rudimenti della Fede, ma ce li spieghi secondo la loro capacità, ed insieme con un sermoncino gli ammonisca ad osservare i divini precetti ed il modo come han da prendere i Sacramenti; ma D. Giacchino a tanto non è abile, onde per non far restar scontento questo buon sacerdote, tanto più che stava già destinato da V. Ecc., si potrebbe far così, se le pare: far assegnar la limosina per le messe al detto D. Giacchino dalla chiesa di S. J. P. , e cinque o sei ducati ad un altro prete che va a confessare li carcerati, ed anche di quando in quando a predicare.

La chiesa è ricca, e per conseguenza può fare delle limosine, e creda V. Ecc. che limosina più grande di questa non può fare detta chiesa.

Io avrei de' buoni sacerdoti che potrebbero impiegarsi a quest'impiego.

Tanto sono ad umiliare a V. Ecc., e pieno di rispetto mi rassegno

Di V. Ecc. Umo e devmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva dal P. D. Ignazio d'Aquino de' Pii Operarî, in Napoli.




1 Giova qui referire la giuridica deposizione di Alessio Pollio, servo del Santo, per far ammirare la gran carità di lui pei carcerati. " Ebbe - così il detto Alessio - il Ven. Servo di Dio una grande premura e sollecitudine per sollevare, sì nel corpo che nello spirito, i carcerati di sua diocesi, ai quali soccorreva tanto per mezzo mio che degli altri con limosine, nel sabbato, facendo consegnare per ciascun carcerato un grano, essendo per lo più sempre il carcere pieno; oltre le limosine straordinarie che faceva somministrare a questi, nel caso di non potersi sufficientemente alimentare, o non avevano sufficiente denaro per essere scarcerati, cooperandosi ancora per que' carcerati per causa di debito con i loro creditori, per farli usare indulgenza, contribuendoci ancora del suo; mandava di più, per riguardo alla cultura del loro spirito, due canonici da tempo in tempo per confessarli, procurando presso il Duca di Maddaloni di far erigere, nelle carceri d'Arienzo, una cappella per dirvi messa ne' giorni festivi per i carcerati, come sortì. "




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