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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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871. AL P. D. ANGELO MAIONE, IN NAPOLI.

Si scusa di non potersi recare a Napoli, per giovare la causa della Congregazione, e ne adduce le ragioni.

[NOCERA, 2 SETTEMBRE 1777.]

Chi mi vedesse, nello stato miserabile in cui presentemente mi ritrovo, non credo che avrebbe animo di dirmi che venga in Napoli per visitare il presidente, il cardinale, Sambuca e Paoletti.


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La mia venuta servirebbe solo per tirarmi una folla di ragazzetti, curiosi di sapere se quello che va in carrozza è morto o vivo.

Non occorre pensarci, perché non mi fido; né la mia venuta farebbe guadagnare la causa. Col presidente è meglio che io non ci parli, perché dalla prima parola si mette a contraddirmi; Sambuca non farebbe altro che guardare la mia stroppiatura di collo e di tutta la persona, né potrebbe capirmi: perché poco posso accoppiare i sentimenti, per la testa che tengo rovinata, e malamente posso pronunziar le parole. Dal cardinale cosa mai di gran vantaggio potrei ricavarne? Tutti belli pensieri: sono belli, ma sono pensieri.

Io sarei pronto a perdere la vita per la Congregazione, ma non per certe diligenze inutili, come io le stimo.

Mettiamoci in mano di Dio, il quale saprà meglio di noi difendere questa causa, la quale è più sua che nostra.

Tannoia, nella Vita del Santo, lib, IV. cap. 8.




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