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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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1019. AD UNA SUA CUGINA, MONACA IN NAPOLI.

La conforta in mezzo agli scrupoli ond'è travagliata, inculcando gli stessi mezzi, di che si vale egli che n'è pure afflittissimo.

[NOCERA, ANNO 1782?]

Mi scrive V. R. che alle volte si vede quasi perduta.

Consoliamoci insieme e diamoci animo; perché io passo la stessa tempesta.

Mi ritrovo vicino alla morte: ed in tale stato le tentazioni non mi lasciano; ma mi aiuto, come fa V. R., con guardar il Crocifisso.

Afferriamoci dunque alla croce, e procuriamo tener sempre gli occhi a Gesù Cristo moribondo.

Facendo così, sperar dobbiamo che non voglia mandarci all'inferno, dove separati da lui non potremmo più amarlo: il che farebbe l'inferno del nostro inferno.

Seguitiamo dunque sempre a dirgli: Signor mio, fate che io vi ami, e poi mandatemi dove volete: io per li peccati miei merito ogni pena; castigatemi come volete, ma non mi private di potervi amare; privatemi di tutto, ma non mi private di voi.

Prego raccomandarmi a Gesù Cristo, specialmente dopo la comunione, ché io faro lo stesso per V. R.

Quando sarò più vicino alla morte, ve lo farò sapere, accioché mi aiutiate con modo particolare per passare all'eternità.

Anche tra questi guai, non vi scordate, in fine dell'orazione, di raccomandar sempre a Gesù Cristo i poveri peccatori .. .

Tannoia, nella Vita del Santo, lib. IV, cap. 31.




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