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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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112. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Raccomanda che all'opera per li confessori della campagna si apponga, oltre l'approvazione ecclesiastica, quella del re di Napoli, e per quale gravissima ragione; parla del merito delle operette sulla Fede e sull'Opinione probabile, insistendo nuovamente per la stampa della Morale.

 

Viva Gesù e Maria!

ARIENZO, 14 OTTOBRE 1763.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Compatisca V. S. Illma se le invio anche, per lettera, il restante de' fogli del consaputo mio nuovo libretto; perché, come io già scrissi, ho tutta la premura che 'I medesimo si


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stampi quanto più presto, per lo bisogno della mia diocesi e per l'impegno che mi corre.

Ho ricevuta l'ultima sua delli 24 di settembre, dove mi avvisa di aver già ricevuta la scatoletta de' libri; ma non mi avvisa di avere ancor ricevuta la lettera coi primi fogli di questo nuovo libretto; ma spero che, prima di ricever questa, abbia ricevuti gli altri primi fogli, e già abbia cominciato a metterli sotto la stampa, come la pregai, e come già ella mi scrive nella sua che l'aspetta per subito darlo alle stampe.

E di nuovo la prego di non perderci tempo; perché torno a dire, ne ho tutta la premura ed impegno.

Faccia mettere l'approvazione ecclesiastica alla prima pagina, e voglio che appresso vi faccia mettere ancora l'approvazione regia di Napoli, nel modo come la vedrà scritta nella carta a principio; perché questo libretto può servire per tutti, ma io principalmente l'ho fatto per la mia diocesi. E perché qui le cose col regio vanno con molto rigore, mentre non vogliono che si stampino fuori di Napoli i libri che non sono approvati dal Re; perciò, affinché il libro non sia proibito in Napoli, ho stimato bene che s'inserisca anche l'approvazione regia; e non ne faccia di meno.

Di nuovo poi la prego, senza meno, di farlo di carattere di caramone, simile a quello de' fogli che mando. E non dubiti dello smaltimento; perché a principio e subito spero di smaltirne quattro o cinque cento, solamente nella mia diocesi, ed altri li manderò anche a smaltire per li Padri miei nelle nostre case. E questo libretto si smaltirà più presto delle altre opere morali, perché vi è tutta la sostanza della Morale e viene di minor spesa.

Godo poi che sieno arrivate a salvamento le operette del terzo [tomo]. Stavo colla paura che si perdessero; perché ora nel governo del vescovado non ho tempo di respirare; onde difficilmente avrei più potuto far la fatica di aggiustarle, come ora le ho aggiustate. E spero che presto poi mi faccia sentire ch'abbia posto mano all'Opera grande.


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Quelle due operette poi della Probabile e della Fede, ieri mi scrisse un religioso [Verginiano] de' primi letterati, l'abbate [D. Prospero] dell'Aquila, professore negli studi regi, ch'esso, nella stampa che fa nel suo Dizionario, farà un elogio del libro della Fede: dicendo che tanto l'è piaciuto, mentre ivi stanno spiegate con brevità e chiarezza le cose più astruse della Religione. Ed in quanto alla Dissertazione della Probabile, dice ch'esso l'ha preferita a tutti gli altri libri che sono usciti sopra questa materia.

Veniamo all'aggiunta della Morale. Io già, nella settimana passata, le scrissi che l'avrei mandate le aggiunte del primo tomo per via di Roma; ma mi avvisano da Napoli che ora difficilmente vi è comodità di mandarle a Roma per via delle barche, secondo il solito; onde ho pensato di mandarle per una via più sicura, cioè d'un amico che a novembre dovrà venire a Roma. E frattanto spero di aggiustare tutte l'altre aggiunte del secondo e terzo tomo, e mandarcele tutt'insieme e, come dico, per via più sicura; poiché tremo che si sperdano per la via, giacché la fatica che vi ho fatta ora, unitamente co' miei compagni, coll'occasione di andare a Nocera per l'aria, è moralmente impossibile che potrei farla più.

Frattanto la prego di scrivere al Sig. Agazzi di mandarle subito la scatola di questi manoscritti, quando la riceverà.

Sto aspettando poi le copie dell'Homo Apostolicus, insieme colla sua lettera e notizia del collo.

Resto confermandomi

Di V. S. Illma

Devmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

 

[P. S.] Mi avvisi subito, quando avrà ricevuta quest'ultima mia; e la riverisco.

 

Viva Gesù e Maria!

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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