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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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205. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Gli spiega il secreto della lettera che spedirà unita alla nota operetta, di cui descrive il frontispizio, e raccomanda la correttezza della stampa.

 

ARIENZO, 28 MAGGIO 1768.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Nella settimana passata, l'avvisai già che stava in fine lo scritto dell'opera consaputa. Ora già l'ho terminata; resta solamente che si riveda: onde fra dieci o dodici giorni certamente, ce l'invierò dentro una scatoletta, per mezzo del Sig. Moschini.

Io speravo forse di potervi mandare insieme il libro della Pratica di amar Gesù Cristo, ma non so se fra dieci giorni sarà tutto compito.

Avvisai ancora a V. S. Illma, nell'ultima mia, che dentro la scatoletta troverà un biglietto diretto a lei, ma senza sottoscrizione; e non pensi andare interpretando il biglietto, perché l'ho scritto per lo caso se mai avvenisse che in Napoli aprissero


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la scatoletta, e volessero sapere chi è l'autore. Pertanto non vada interpretando, perché il biglietto non significa niente. E pertanto in questa lettera, anche per giusti fini, le mando il frontespizio del libretto1; mentre il manoscritto che riceverà, lo troverà senza frontespizio. Il manoscritto che manderò comincia così: Finis Operis, e poi da capo: Postquam Christus Dominus.

E con ciò di nuovo le raccomando la segretezza, pregandola di raccomandare ai suoi giovani, che avranno lette le mie lettere, la segretezza; acciocché affatto non mi nominino con niuno, niuno.

Il negozio de' 18 corpi già mi è riuscito di concluderlo, e mi ho fatta fare la polizza del pagamento per settembre.

Non altro. Non lasci, subito che riceverà l'operetta, di darmene riscontro.

La balletta delli libretti della Preghiera non comparisce, né v'è ne notizia; e con tutto l'ossequio mi confermo

Di V. S. Illma Divmo ed obblmo servitore vero

[Manca la firma del Santo.]

 

[P. S.] Ripeto: il revisore ha da essere intendente del latino; perché essendo gli scritti pieni di cassature (ed io non mi fido di tornare a farli copiare da capo), il compositore certamente vi farà molti errori, i quali avranno da esser corretti da una persona che intende il latino ed il senso dello scritto. E torno


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a dire, questi scritti mi costano da sette in otto mesi di fatica; benché, come penso, non arriveranno ad empire più di otto o nove fogli; e perciò la torno a pregare di farlo componere di carattere il più grandetto che si può.

Quando poi sarà stampato, V. S. Illma non lasci di mandarne molte copie in Roma (almeno 40 o 50) a conto mio all'abate D. Francesco Puoti, che abita a S. Marco al Corso; perché io già l'ho prevenuto.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Il frontispizio, a cui si accenna, è il seguente, quale si legge in altro foglio separato:

VINDICIAE Pro Suprema Romani Pontificis Potestate, contra Justinum Febronium. - OPELLA Ab Honorio de Honorio elucubrata.






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