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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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209. AL SIG. GIAMBATTISTA REMONDINI.

Avvisatolo dell'invio di due libri, chiede nuovamente notizie del Portogallo, dichiarando in tale occasione sempre meglio il suo sistema sul probabilismo, e lamentando lo strazio che si fa della stima dei Gesuiti.

 

Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

ARIENZO, 30 GIUGNO 1768.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Per mezzo del Sig. Moschini, ho inviato a V. S. Illma il mio libro della Pratica di amare Gesù Cristo, il quale in Napoli ha incontrato molto applauso; e questo sarà l'ultimo in materia ascetica.

Spero tra breve di cominciare a mandarvi i fogli dell'altro libretto [contro Febronio], circa del quale gliene ho scritto più volte; ma non ne ho avuta ancora risposta. E la prego, nel rispondere, a rispondere con cautela.


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Desidero sapere se ha ricevuta dal Portogallo altra notizia delle Morali. Ho letto, agli Avvisi di Napoli, che in Portogallo si è data l'incombenza ad un ecclesiastico di proibire le Morali di dottrina corrotta.1

Per queste Morali di dottrina corrotta, intenderanno tutte le Morali de' Gesuiti; ma non tutte le Morali de' Gesuiti, in verità, sono di dottrina corrotta. I libri del Cardinal di Lugo, di Suarez, di Laiman, di Lessio, di Castropalao ed altri simili non sono di dottrina corrotta.

É vero che nel libro mio vi è lo scritto di Busenbaum, ma io non seguito quel che dice Busenbaum. In quante cose gli sono contrario e lo riprovo! Così ancora ha fatto il Franzoia, scrivendo sovra il testo di Busenbaum; ma quello non è stato né sarà mai proibito, e perciò non so perché avrà da essere proibita la mia Morale; quando che anche i settatori della dottrina rigida han dichiarato che, tolto il sistema della probabile, le mie sentenze sono molto aggiustate, anzi dicono che io sono più rigido che benigno nelle opinioni particolari.

Il mio sistema poi della Probabile non è quello de' Gesuiti;


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perché io riprovo il poter seguire la meno probabile conosciuta, come dicono Busenbaum, La Croix e quasi tutti i Gesuiti, che ammettono la meno probabile.

Ho voluto scrivere ciò, affinché V. S. Illma possa informarne altri, quando bisogna; tanto più che in Francia han bruciati tanti libri de' Gesuiti, ma non han bruciato il mio.

Chi mai poteva immaginarsi che i Gesuiti avessero da essere stimati dappertutto per assassini e ribelli!

De' libri della Preghiera ho scritto più volte al Sig. Oronzio Noè, e neppure ho potuto averne risposta.

Prego V. S. Illma a procurare di averne qualche notizia da Manfredonia, o dal padrone della barca a cui furono consegnati i libri; e con tutto l'ossequio mi rassegno

Di V. S. Illma

[Manca ancora qui la firma del Santo].

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma,

 




1 E si può dire che la massima parte de' Gesuiti seguivano questi grandi maestri e che, salvo le questioni disputabili, essi furono d'accordo, quando trattavasi della sana Morale cattolica. Ma non vi mancarono quelli che si spinsero troppo verso la benignità, a quel modo che altri avevan piegato per la parte opposta; di che S. Alfonso, nella lettera del 1 febbraio 1776, dice: "Io non sono dei probabilisti antichi, né Gesuita di quei Gesuiti che sono stati troppo benigni." Ma i nemici prendevano costoro a pretesto e gli accusavano tutti di dottrina corrotta.

Questa osservazione, coll'altra da noi già mandata innanzi nella nota della lettera CII pag. 167, preghiamo i lettori ad avere sempre sott'occhio quando, in questa ed in tutte le altre lettere, il Santo, a difesa sia della propria Morale, sia del proprio Istituto, afferma di non esser Gesuita né seguace delle loro opinioni, anzì essere ad essi anche contrario. - E veramente egli teneva un sistema tutto proprio e combatteva incondizionatamente tutte le opinioni troppo benigne; ed era per lui una necessità ritornar di frequente sull'argomento, non cessando mai i nemici dei Gesuiti e della Chiesa di attaccarlo da questa parte, per impedire la diffusione delle sue opere e la conservazione del suo Istituto.






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