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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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333. AI MEDESIMI.

Sul modo di dare con frutto gli esercizî ad ecclesiastici,

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

[VERSO L'ANNO 1756.]

 

Il nostro P. Rettor Maggiore fa intendere a tutti i Padri, che, nelle missioni faranno gli esercizî a' preti, le seguenti cose1:

Vuole che sempre si faccia la predica di Maria SSma, speciale per li preti.

All'incontro, non vuole che si faccia la predica formata della vocazione a' sacerdoti, provando (come fanno alcuni) la gran difficoltà che ha di salvarsi un sacerdote, ordinato senza vocazione.

Questa predica induce alla disperazione, senza frutto; onde ella sarà bene farsi solo agli ordinandi, ma non a' sacerdoti. Solamente potrà a costoro accennarsi, di passaggio, che un sacerdote non chiamato dee far vita più perfetta; perché egli deve aver più timore di non salvarsi.

Desidererebbe poi che si facesse la predica della Passione o sia dell'amore verso Gesù Cristo, acciocché non si parlasse sempre di terrore e di castighi. Quando son premesse le prediche di spavento, è necessario dilatare il cuore: Viam mandatorum tuorum cucurri, cum dilatasti cor meum.

Desidera anche che si facesse la predica, o almeno un'istruzione, dell'orazione mentale.

Di più, toltane la prima predica, in cui si farà l'introduzione appartenente a tutti gli esercizî, negli altri sette giorni vuole il Padre che, in luogo del proemio, si faccia un quarto d'ora d'istruzione o sia pratica, come si avviserà; dando poi alla predica


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tre quarti, e non più, o poco più quanto importa l'atto di dolore, il quale vuole che sempre o quasi sempre si faccia. Ciò non s'intende negli esercizî in casa, dove si fa l'istruzione a parte. Del resto, queste istruzioni sono più utili forse della predica.

Tra queste istruzioni, si faccia senza meno l'istruzione per ben confessare; e se così stima il predicatore, ne può far due. In questa, si parlerà della pratica de' tre offici del confessore, di padre, di giudice e di medico.

Di questa istruzione il Padre ne fece un breve esemplare con diverse copie, mandate alle case. Chi mai lo desiderasse, ne scriva al Padre, o ne dimandi al P. Pentimalli.

Del resto, nella Pratica stampata1 vi è tutto. Per , al cap. I, I, dal num. 3, si parla dell'officio di padre e della carità che deve usar il confessore coi peccatori nell'accoglienza, far loro animo, e disporli per quanto si può all'assoluzione, del che si parla al num. 10. Per , nel capo IV e V si parla dell'officio di giudice in negare o differire l'assoluzione agli occasionarî, o recidivi che non portano segni straordinari; e si diranno quali sieno i veri segni straordinari. E qui si parla dello studio necessario al confessore (vedasi alla Pratica, al num. 17); e qui stesso si soggiunga che i sacerdoti semplici sono obbligati (come ho provato al num. 49, v. Di più, e nel libro, lib. 6 n. 6252) ad abilitarsi alla confessione, quando la gente del loro paese sta in grave necessità. Per , al 2 del medesimo capo I, nel n. 6, si parla dell'officio di medico e del come dee correggere, dar la penitenza ed i rimedi per l'emenda.

Questa istruzione è forse la più utile di tutte le prediche; perché giova alla direzione di tutti i penitenti, di cui tanti si perdono per esser malamente assoluti o malamente mandati senz'assoluzione. E perciò, se ne potessero far due istruzioni, meglio forse sarebbe, facendone una dell'officio di giudice ed un'altra dell'officio di padre e medico.


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Questa istruzione vuole dunque il Padre che non si lasci mai, ancorché si facessero tre giorni d'esercizî.

Di più, si faccia l'istruzione per la celebrazione della messa, parlando dell'apparecchio, del modo di celebrare e del ringraziamento.

Si può cominciare quest'istruzione con dire che la messa è l'opera più bella: Quid pulchrum ejus, nisi frumentum electorum et vinum germinans virgines1; l'opera più grande rispetto a Dio, al prossimo ed a noi stessi. Ma Dio maledice ecc.: Maledictus homo, qui facit opus Dei fraudulenter2.

I. Per l'apparecchio, è necessaria l'orazione mentale. Il maestro Avila volea un'ora almeno d'orazione per tutti.

II. Per la celebrazione: si parlerà delle ceremonie e gravità dovuta. Ed in ciò si parlerà del tempo dovuto alla celebrazione. Si veda la Pratica al num. 49, e la Morale al libro 6. num. 400.

E gioverà qui aggiungere le riflessioni dopo meglio fatte, cioè che chi celebra in meno d'un quarto d'ora, (almeno secondo l'opinione più benigna) non può essere scusato da peccato mortale: per l'irreverenza verso il Sacramento, per lo grave scandalo del popolo.

E per la irriverenza al Sacramento: si è provato nel Libro, lib. 6. n. 399, che per le ceremonie della messa abbiamo il precetto grave di S. Pio V, il quale ordina che districte, in virtute sanctae obedientiae, si osservino.

È impossibile che uno sbriga la messa nello spazio meno d'un quarto, senza mancare notabilmente o alle parole, o alle cerimonie, o almeno alla gravità dovuta ad un tanto sacrificio; col che si dice che, sebbene si trovasse alcuno spedito nella lingua e nel moto ecc., nondimeno non può essere scusato da grave irreverenza, la quale dice il Concilio di Trento (Sess. 22 in decret. de observand. in celebrat. Missae) ab impietate vix sejuncta esse potest; essendo che a questo fine dalla Chiesa sono state istituite le sacre cerimonie, per trattare colla debita riverenza e gravità un tanto Sagramento.


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In quanto poi allo scandalo del popolo, dice lo stesso Tridentino (Sess. 22 cap. 5 de Ref) che le cerimonie della messa sono state ordinate acciò, per tali segni, i Fedeli apprendessero la maestà del sacrificio e l'altezza de' misteri in esso contenuti. Or, come sarà scusato poi da colpa grave chi userà le suddette cerimonie in modo tale che, non solo non ingerirà nel popolo la venerazione alla messa, ma di più sarà causa che ne perdano o manchino alla venerazione e stima che prima ne aveano, e forse ancora che sian tentati a non credere ivi essere presente Gesù Cristo, giacché lo vedono trattato con tanta irreverenza dal suo ministro? Perciò il Concilio Turonense ordinò che i sacerdoti fossero ben'istruiti nelle cerimonie della messa, ne populum a devotione potius revocent, quam ad sacrorum mysteriorum venerationem invitent.

III. Poi per lo ringraziamento, si può vedere ciò che sta posto alla Visita1, parlando del ringraziamento alla comunione; di più il fatto del P. maestro Avila delle torcie2.

Oltre poi dell'istruzione della confessione e messa, si potranno far le seguenti:

I. Dell'orazione mentale, se non se ne fa la predica. Si veda la Pratica alla pag. 176. II. Del regolamento di vita.

E questa è un'istruzione utilissima, poiché in questa si parlerà degli esercizî divoti che dee fare un sacerdote nel giorno, mese ed anno.


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Nel giorno: l'orazione mentale, la mattina, di mezz'ora; le Ore dell'officio (e qui si parla del modo di dire l'officio, messa, confessare o studio, e qui s'inculca lo studio e la fuga dell'ozio); pranzo e la moderazione nel pranzo, pigliando ciò che l'è dato; riposo, lezione spirituale, vespero e compieta, passeggio, ma o solo o con buoni compagni, e visitar qualche infermo ecc., visita al Sagramento e Maria con trattenersi mezz'ora; nella sera, mezz'altra ora di orazione, se non si è fatta la mezz'ora nella visita; mattutino, studio, rosario; dopo cena esame.

Queste cose, dette così praticamente, giovano assai più delle prediche con parole generali.

Nel mese: si può insinuare il giorno di ritiro, applicato solo a sé stesso.

Nell'anno: gli esercizî spirituali in qualche casa religiosa.

III. Si può far l'istruzione della direzione dell'intenzione.

IV. Del modo di dir l'officio, se se ne volesse far istruzione a parte.

V. Del distacco da' parenti, dalle robe, dagli onori, dalla stima propria, dalla propria volontà; perciò mettersi sotto un direttore e vivere con ubbidienza.

VI. Della divozione a Maria SSma: tre Ave, rosario colla casa, digiuno il sabbato e vigilia delle feste, novene; leggere ogni giorno qualche libro di Maria, un poco; predicare nel sabbato e feste di Maria.

VII. Mortificazione interna, cioè delle passioni e specialmente della dominante; ed esterna: degli occhi, lingua e gusto ecc" con mortificarsi specialmente nel bever vino soverchio.

Sette han da esser queste brevi istruzioni. Il Padre si eleggerà quelle che vuole, fuor delle due: confessione e messa che non si lasceranno mai, ed anche mi pare buono far il regolamento di vita.

Prima si farà l'istruzioncina dopo detto il Veni ecc.; dopo si farà la preparazione, e poi la meditazione.

Conforme al manoscritto del Santo che si conserva nel nostro archivio generalizio.

 




1 Si parla qui del Santo come di terza persona; ma egli stesso è il vero autore e scrittore di questa istruzione, come consta dall'originale suo manoscritto.

1 Pratica del confessore per ben esercitare il suo ministero.



2 Theologia moralis, lib. VI. Tract. de Sacram. Poenit.

1 Zaccar. 9, 17.



2 Jer. 48, 10.

1 Allude all'Aggiunta per la santa comunione, fatta seguire al libretto delle Visite al SS. Sacramento.



2 Questo fatto si narra così dal Santo, Selva di materie predicabili. P. I 1, istruz. I, n. 16: Con costoro (cioè quei sacerdoti che, finita la messa, appena dette alcune brevi orazioni senza attenzione e senza divozione, subito si mettono a discorrere di cose inutili, oppure se n'escono dalla chiesa a portare Gesù Cristo in mezzo alla strada) con costoro bisognerebbe sempre usare quel che fece una volta il maestro Avila: il quale, vedendo un sacerdote uscir dalla chiesa subito dopo d'aver celebrato, lo fece accompagnare con due torce da due cherici; i quali, interrogati poi dal sacerdote che volessero significare, risposero: andiamo accompagnando il SS. Sacramento che sta dentro il vostro petto.




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