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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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373. ATTO GIURATO, CON CUI IL SANTO DICHIARA IRRITA LA COLLAZIONE DI UN BENEFICIO, DA SÉ FATTA, E PER QUAL RAGIONE1.

ARIENZO, 28 SETTEMBRE 1773.

 

Colla presente dichiaro con giuramento e fo noto a tutti e singoli a' quali spetta e che in qualunque modo, direttamente o indirettamente, abbiano interesse alle cose infra scritte, ed a qualsivoglia giudice e tribunale in giudizio o fuori, qualmente sotto il 26 di novembre dell'anno scorso 1772, ritrovandomi io in questa terra di Arienzo di questa mia diocesi di Sant'Agata, venne qui a ritrovarmi il Sig. abate D. Pasquale Rubini e mi richiese che gli avessi conferito il beneficio semplice sotto il titolo di S. Angelo a Palomba, esistente in propria chiesa in questa terra di Arienzo, vacato per la morte dell'abate D. Rocco Guarnacci, ultimo possessore di esso beneficio, assicurandomi esso abate Rubini che la provvista di tal beneficio spettava all'ordinario, per esser morto il nominato


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D. Rocco nel mese vescovile di settembre; onde io credendo che certamente appartenesse a me di provvederlo, in buona fede ce lo conferii; ma prima di spedirgli le Bolle, mi protestai con esso Rubini che, se mai per caso il beneficio fosse affetto o riservato in qualunque modo alla S. Sede, io affatto non intendeva di conferirlo; ed egli mi promise che in tal caso non ne avrebbe parlato, e con tal condizione e protesta io firmai la Bolla a suo favore.

Avendo io poi ultimamente saputo che il beneficio suddetto spettava al Sommo Pontefice di provvederlo, sì per esser beneficio concistoriale ed anche per esser vacato nella Curia Romana, e che già dal Papa era stato conferito ad altra persona, prima della mia provvista (giacché la mia Bolla fu spedita a' 26 novembre 1772 del passato anno, e quella del Papa era stata spedita a' 9 dello stesso mese, 17 giorni prima) sicché la mia collazione in persona del Rubini è stata per più ragioni invalida e nulla:

Pertanto, quatenus opus bisognasse, io al presente casso le mie Bolle e le dichiaro irrite e nulle coll'atto del possesso, e tutti gli altri atti formati dalla mia Curia a rispetto di tal mia collazione; atteso che, se io per ombra avessi saputo che il beneficio era affetto e riservato alla S. Sede, per qualunque motivo non mai l'avrei conferito.

Acciocché dunque la mia provvista non sia di alcun pregiudizio a chi dal Papa il beneficio è stato legittimamente conferito, ho stimato mio dovere, in attestazione della verità, di fare, come oggi fo spontaneamente e di moto proprio, la presente dichiariazione giurata, da me sottoscritta e roborata col mio proprio suggello.

 

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Angelo Pisani, procancelliere

 

Attesto io F. Francesco Antonio Romito del SS. Redentore, anche con giuramento, esser questa stata dettata a me da Monsignor de' Liguori.

Conforme ad una antica copia che si trova nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




1 Quanto a questa dichiarazione e al fatto cui si riferisce, il P. Domenico Corsano, nel Processo di Beatificazione dell'anno 1788 (fogl. 427 e sg.), depone così:

" Essendo stato malamente informato il Servo di Dio che a lui spettava di provvedere un beneficio sotto il titolo di Sant'Angelo a Palomba, nella terra di Arienzo, lo conferì a D. Pasquale Rubino e ne fé ancora spedire la Bolla a beneficio di detto Rubino.

Appena poi si accertò che detto beneficio doveva conferirsi dalla S. Sede e non da lui, fece una pubblica scrittura, in vigore della quale annullò la sua Bolla, la quale scrittura anche ora si conserva nella curia vescovile di Sant'Agata; onde dal Sommo Pontefice il suddetto beneficio fu dato al sacerdote di cognome Guarnaccio; lo che cagionò lite tra detti Rubino e Guarnaccio, li quali essendo ricorsi al re, fu con dispaccio rimesso a Mgr de' Liguori, fatta regale insinuazione, che aveva egli dato il possesso di detto beneficio a chi gli pareva e piaceva. onde in veduta di tal dispaccio, subito il servo di Dio diede il possesso al Guarnaccio, perché nominato dalla S. Sede, alla quale fu sempre ubbidientissimo figlio, non ostante che il Rubino era fratello del suo vicario generale in Sant'Agata "






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