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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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14. A Mons. Falcoia Tommaso.1

Voto di non lasciar l'Istituto. Scuole. Missioni.

 

Scala, 3 giugno 1733

 

Viva Giesù Giuseppe Maria e Teresa

Padre mio,

Io mi trovo fatto voto, come mi penso di avergli detto una volta di non lasciar l'Istituto se V.S. Ill.ma non l'avesse ordinato, ora vorrei aggiungere un'altra cosa per maggior mia quiete, che mi date licenza di far voto di non lasciar l'Istituto per quella regola, che V.S. Ill.ma perentoriamente volesse, che si osservasse2.

Sento che Don Giovanni Battista3, ch'è venuto qui, et à parlato con Don Emanuele4, à sputato poi una parola di riunione con Don Pietro5; Padre mio, se si parla di riunione, pensate, che quella riunione dispiacerebbe molto a Don Giulio6 et anche al Cardinale7 per la strettezza che quelli anno avuto con Don Silvestro8; più pensate, che Don Giovanni Battista è duro, e sta con il proposito delle sue regole, e sta forse alla povertà, et all'officio.

Questi Signori dal principio, che sono arrivato mi anno cominciato a parlare della scola; quando si mette, avendo già destinato il luogo per farla, che sarebbe una stanza dopo l'Ospizio, e mi anno detto, che V.S. Ill.ma è già contenta, indi io l'ò risposto, che con V.S. Ill.ma se l'intendano. Padre mio, questi da ciò, che ò potuto vedere, stanno spaventati dal vedere, che un giorno se ne va uno, et un giorno un altro; se non vedono un poco di stabilimento colla scola, e con il profitto, non occorre di parlare di assegnamento, né di niente, come mi hanno parlato, et io l'ò replicato, che se l'intendano con V.S. Ill.ma.

In quanto alla Missione di Aggerola9 ò parlato già con Don Giuseppe Panza10, ma se non passa il mese di Giugno, come ò inteso non è cosa di farsi la Missione, poicché stanno nelle maggiori fatiche della seta, e gli uomini vanno fuori; io però ò detto, che stiamo a piacere loro quando la vogliono.

Dite a Cerchia11 che stia pronto, che subito l'avviserò, sene venga per la Missione, e se non si fa la Missione, Padre mio mandatelo senz'altro il mese entrante: fateci cominciare a veder pratticarsi con ordine et osservanza le vostre regole, et io sperando di veder quello giorno mi sento morire di consolazione e sappiate che queste pietre di Scala mi danno più consolazione, che tutte le delizie del mondo, dal che vedo, che certamente (?) il Signore mi à chiamato in servizio in questa opera grande.

Non vi dimenticate di scrivere a Monsignore di Cassano12, e dategli speranza, acciocché non si disanimi. Padre mio, riflettete bene, se l'estate sarebbe meglio dir mattutino la sera prima di cena, perché secondo l'orario si va troppo presto a letto; e la mattina poi è una fatica troppo grande, dopo mattutino, orazione, et ore il dovere attendere agli altri esercizi per lo prossimo.

In quanto alle cose del Monastero ve le scrive Don Pietro, in quanto a me vi dico che Monsignore13 da faccia a faccia mi à dato ordine, che io non parli più né meno colla Superiora14.

Don Saverio15 nostro mi à scritto da Amalfi che Don Giuseppe l'à inteso con piacere, ma à posposto a tempo la risoluzione; spero però, che parli con V.S. Ill.ma prima che vadi in Napoli.

Pregate Dio per me. Viva Giesù Giuseppe Maria e Teresa.

Mandateci Don Cesare16 subito subito, perché serve anco a Don Emanuele.

Padre mio non lasciate di andare in Napoli, perché con questi disturbi io temo qualche chiamata forse del Cardinale. Ma avvertite in Napoli a non nominare Don Filippo de Vito (?) per quello, che vi dissi17.

Notizia a tergo:

«Dichiaro io qui sottoscritto Padre Procuratore Generale della Congregazione del SS.mo Redentore e Postulatore della causa di canonizzazione del Beato Alfonso M. di Liguori che la presente lettera è tutta di carattere del detto Beato ad eccezione di soli tre versi qui sopra, che cominciano "suo voto ecc. "

In fede etc. Roma 1 Maggio 1832 Giuseppe M. Mautone».

 

Lettera autografa. L'originale, foglio di 4 facciate, abbastanza deteriorato, è in possesso dell'illustre clinico di Avellino, dott. Aniello Bianco.

I tre righi indecifrabili sulla lettera sono di Mons. Falcoia.

Analisi della lettera fatta dal P. Oreste Gregorio.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 19 (1971), pp. 242-244. Pubblicata anche da Nicola Rizzo nel «Corriere dell'Irpinia» (Avellino, 31 agosto 1968, 4).




1 Cfr O. GREGORIO, Mons. Tommaso Falcoia, Roma 1955 pp. XIII 364, nella Collana: Bibliotheca Historica Congregationis 55. Redemptoris, vol. I.



2 Ivi, 200 (voto emesso il 27 novembre 1732 come risulta dal suo Quaderno spirituale autografo, ch'è presso l'arch. gener. redentorista).



3 G. B. Di Donato, uno dei primi discepoli del santo, venuto da Teano.



4 Canonico Emanuele D'Afflitto, arcidiacono di Scala (m. 1770).



5 Il rev. Pietro Romano (m. 1760), confessore delle suore e discepolo del santo.



6 Il rev. Giulio Nicolò Torno (m. 1756) superiore dell'associazione missionaria delle «Apostoliche Missioni» di Napoli ed esaminatore sinodale era anche vicario delle monache presso il tribunale ecclesiastico.



7 Il cardinale arcivescovo Francesco Pignatelli (m. 1734).



8 Allude al gentiluomo, poi abate Silvestro Tosquez (cfr O. GREGORIO, Op. Cit., 216 ss.).



9 Agerola (Napoli).



10 Giuseppe Panza, illustre sacerdote amalfitano.



11 G. Chierchia sacerdote di Castellammare di Stabia (m. 1766), che nutrì brama di seguite sant'Alfonso ma restò in famiglia.



12 Mons. Gennaro Fortunato prima professore nel seminario napoletano ed indi sin dal 1729, vescovo di Cassano Ionio (m. 1751).



13 Mons. Antonio Santoro (m. 1741) nell'Ordine dei Minimi era vescovo di Scala-Ravello (Salerno).



14 Era superiora del monastero di Scala suor M. Angiola del Cielo.



15 Il reV.Saverio Rossi (m. 1758) fu poi missionario redentorista.



16 Il vener. servo di Dio Cesare Sportelli (m. 1750), lasciato il foro, seguì sant'Alfonso.



17 Don Filippo, come pare, bramava divenire missionario ma non aveva il patrimonio richiesto per l'ordinazione sacerdotale (cfr Mons. T. FALCOIA, Lettere a sant'Alfonso Roma 1963, 187).






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