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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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58. Al Marchese Brancone Gaetano. [Napoli].

Sulla difesa della casa di Pagani.

 

Iliceto, 12. 03. 1745.

 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore

Signore mio e Padrone sempre colendissimo

Sia lodato il SS. Sacramento e Maria Immacolata1.

Essendo giunto io in questa casa di Eliceto ieri appunto ho avuta la notizia, essere uscito dispaccio da S.M., che Dio guardi, che 'l Governatore di Nocera, unendosi all'Ordinario del luoco, et a me, riferisce pienamente su di uno esposto da alcuni secolari della Università de' Pagani, con cui si rappresentava a S.M., d'essersi da' miei Compagni nella costruzione della casa di Nocera ecceduto dell'Assenso Reale, per essersi fatto a forma di Monastero.

Io pensava per far maggiormente chiarire la verità nella Relazione da farsi di portarmi di persona in Nocera a parlare col Sig.re Governatore, ma, essendomi molto ritirato dalle missioni, e specialmente dall'ultima di Modugno2, dove la fatica è stata eccessiva, per essere ivi eccessivo il bisogno, perlocché è stato necessario durar la Missione per trenta giorni continui senza riposo né di giorno né di notte. Ed essendo di più lungo il viaggio da qui a Nocera di tre giornate ed i tempi così orridi.

Perciò per non trattenere l'esecuzione degli Ordini Reali ò stimato bene di fare inteso il Sig.re Governatore con una mia di quanto occorreva per la dilucidazione di detto affare, e specificamente l'ò scritto, ch'io non ò mai stimato, che quella casa sia fabricata a forma di monastero; conforme an [sic] similmente stimato tutti: Ingegnieri, Religiosi, ed Avvocati. Mentre i Monasterj si specificano da' Chiostri, chiamati dai sacri Canoni septa; et in quella casa non vi è neppure ombra di Chiostro. La divisione poi delle stanze, è certo, che non fa forma di monastero, poiché queste si fanno per mero commodo de' soggetto che vi abitano, conforme si vedono nelle case de' secolari, fatte similmente colle stanze divise, e col passetto per entrarvi.

Questo è quello che in sostanza ò notificato al Sig.re Governatore, e l'istesso ò voluto notificare a V.E. acciocché possa liberarci da questa sfacciatissima calunnia de' nostri contrarij, i quali non hanno voluto servirsi del primo Dispaccio uscito circa questa opposizione, il quale ordinava che 'l Sig.re Delegato della Giurisdizione facesse Relazione di ciò.

Ma perché essi aveano odorato, che 'l tavolario destinato ci dava ragione, e 'l Sig.re Delegato ci volea far giustizia, anno cercato di trapazzarci per altra via.

Ringrazio poi infinitamente V.E. per il Dispaccio inviatomi per questa casa di Eliceto che mi à molto consolato, et animato, Giesù Christo le renda tanta carità e favori, che V. Eccellenza ci dispensa.

Noi non facciamo altro, che pregare continuamente giorno e notte per V.E., che ci protegge con tanto affetto. E baciandole umilmente i piedi resto confermandomi

Eliceto 12 marzo 1745

Viva Giesù, Maria, Giuseppe e Teresa

Di V.E. umilissimo dev.mo et ubbidientissimo serv. vero

Alfonso de Liguori del SS. Salvatore.

 

Trascrizione secondo l'originale, autenticato dal Vice-postulatore P. Vincenzo Morone, che si trova nella Biblioteca Ambrosiana in Milano. Un'altra mano ha aggiunto: Lettera del nostro Padre da Iliceto nel 1745 (credo al Sig. Brancone) per l'affare del Dispaccio del 1745 ecc. per S. Michele ecc.

Analisi della lettera fatta probabilmente dal P. O. Gregorio.

Pubblicata in Analecta, Roma 17 (1938) 272-273.




1 S. Alfonso scrive questa lettera mentre sta componendo il libretto delle Visite al SS. Sacramento e a Maria SS.



2 Modugno (Bari), città di 10000 abitanti (nel 1938). Di questa missione tratta il Tannoia nel cap. XX del Libro II della Vita di S. Alfonso. E nel processo di beatificazione aggiunse ciò: S. Alfonso, celebrando la Messa nella chiesa delle monache benedettine, fu visto rapito in estasi, elevato in aria, e di questo prodigio ancora vi è memoria.






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