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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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251. Al Padrone della Terra di Arpaia.

Punizione di una prostituta.

 

Arienzo, 10. 05. 1766.

 

Eccellenza,

Rappresento a V.E. un fatto notabilissimo accaduto nella Terra di Arpaia venerdì 9 del corrente maggio. Frattanto che l'Arciprete della mentovata Terra si ritirava dall'assistenza d'una moribonda verso le ore quattro in circa, nell'immettersi in un vicolo per ritirarsi in sua casa, fu assalito da Marta Bernile, scelerata donnaccia di quel luogo e Domenico di Fuccio di Giuseppe di lei drudo, che con iscandalo universale da tanti anni ha tenuto e tiene pratica disonesta colla medesima; tanto vero che questa dopo aver tirati molti colpi al suddetto Arciprete con una grossa mazza e da questo riparati, alla fine li die' colle mani nel petto, onde li lacerò tutta quella parte di sottana, da me bene osservata; tal che quando poté il poveretto, procurò a scappare dalle mani; e l'anzidetto Domenico all'incontro armato con un palo alle mani osservava quanto da quella empia femmina si facea contro l'Arciprete.

L'assalto fu appostatamente, e tutto macchinato, perché l'Arciprete con intrepidezza ha fatto sempre argine al di loro scandolo e peccati; ed ha procurato per ogni strada impedirli, onde sempre a me ne ha fatti ricorsi; siccome ha fatto per le altre sorelle di essa, le quali menano una vita scelerata con inquietare tutto quel vostro stato.

E si assicuri V. Ecc. che se non si sradicano queste maligne piante, quel povero luogo anderà in perdizione. dacché la licenza, i scandali, i peccati e la sfrenatezza troppo ivi sono avvanzate. Ricordo a V.E. che questa è una di quelle femmine, le quali convinte come meretrici, stiedero per molto tempo anni addietro carcerate per suo ordine, ed uscirono coll'obbligo di onestamente vivere, altrimente seguitando la carriera antica, se le sarebbe data la penitenza. A me che ho premura della salute di quelle anime, e che per poche non vada a ruina un paese intiero, è stata necessità avvisare tutto a V.E. che n'è il Padrone.

Per lo ché la prego di pigliare quelli spedienti efficaci, i quali stimerà più opportuni, e dar riparo agli sortiti inconvenenti, sicché restino gastigate le donnacce, si resista alle sfrontatezze, e le anime si salvino. Ch'è quanto mi do l'onore di supplicarla, e con piena rispettosissima stima mi rassegno

Di V. Eccellenza

Arienzo, 10 maggio 1766.

Um.mo Div.mo et obblig.mo serv. vero

Alfonso Maria, Vescovo di S. Agata.

 

Trascrizione secondo l'originale che si trova a Marianella, nell'oratorio dei Padri Redentoristi (anno 1940).

Analisi della lettera fatta dai PP. O. Gregorio, D. Capone, A. Freda, V. Toglia.

Pubblicata in Sant'Alfonso de Liguori, Contributi bio-bibliografici, Morcelliana 1940, pp. 246-247




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