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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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478. A Leggio Isidoro CSSR. Procuratore Generale della CSSR, Roma.

Chiede aiuto per la riunione: in coscienza non può protrarre la scissione.

 

Nocera, 26 Mar. 1781

 

Viva Gesù M. a e Gius.e

Padre mio D. Isidoro,

Sappia che parlando io col P. de Paula circa la nostra unione, gli scrissi prima che avevo una certa speranza che il Re ci avesse accordata la grazia della vita comune, della povertà ed anche quella di poterci obbligare alla perseveranza. Ed egli mi rispose allora, che se dal Re ci fossero accordate queste grazie e specialmente quella dell'obbligo della perseveranza, tra noi si sarebbe aggiustato tutto. Quindi i PP. nostri si sono molto affaticati, e dopo le fatiche di molto tempo noi abbiamo per grazia di Dio [ottenuto, che] dal Re ci sono state concesse le dette grazie e specialmente quella di poterci obbligare alla perseveranza, cosa che il Re non ha voluto concedere mai, ma poi le ha concesse e ne ha dato il dispaccio. Pertanto io scrissi al P. de Paula, ma per molto tempo sono stato aspettando la risposta, e non l'ho ricevuta.

Appresso poi avendo saputo che così i PP. di Santangiolo a Cupolo come anche quelli di Benevento desideravano l'unione, come hanno scritto così li PP. di Santangiolo come mi hanno scritto anche quelli di Benevento, e sapendo che il P. de Paula era venuto a Benevento, gli scrissi per corriere apposta, ed esso due volte mi ha scritto sopra questo punto che desidera l'unione.

Attese perciò tutte queste cose, prego V. R. a cooperarsi per concludere l'unione, desiderata ora, come vedo, dall'una e dall'altra parte; onde spero che Gesù C. voglia consolarci con farci vedere uniti di nuovo, né voglio credere che V. R. a quest'unione voglia opponersi. E con ciò resto abbracciandola

Di V. R.

Alfonso Ma de Liguori Vesc.o

Nocera de' Pagani, 26 Mar. 1781

[PS] Del resto la prego a riflettere, che se mai V. R. seguita a mantener la disunione e finalmente otterrà l'intento1, io non posso mai credere che, vedendo la Cong.ne così divisa, abbia a restarne contenta per tutta la sua vita, quando non potrà più darvi rimedio2. -La prego per amor di G.C. di considerar questo punto, posto a' piedi suoi da solo a solo.

L'abbraccio e prego Dio che le faccia fare la sua volontà. Questa è l'unica preghiera ch'io sempre faccio: Dio mio, non mi fate uscire un punto dalla vostra volontà. Così prego, vedendomi la morte così vicina. L'abbraccio e resto.

Indirizzo a tergo:

A Sua R.

Il P. D Isidoro [ETML-M:U=“[]”]Leg[g]io della C. del S.mo Redentore

Roma

 

Solo la firma è autografa; la lettera è scritta dal Frat. Francesco Romito. La trascrizione è secondo l'originale conservato in A G.

Analisi della lettera fatta dal P. Andreas Sampers.

Pubblicata in Spicilegium Historicum, Roma, 11 (1963), pp. 293-294 e in modo incompleto anche in Lettere Volume II, n. 990 (con data errata 24-III) presa dal TANNOIA, Della vita... III, Napoli 1802, 127 (lib. IV c. 25).

 




1 La scissione tra La Congregazione esistente negli Stati Pontifici e quella nel Regno napoletano fu canonicamente sancita da Pio VI il 22-IX-1780; nel Capitolo generale del 1793 la Congregazione fu di nuovo riunita.



2 Poiché S. Alfonso dubitava dell'effetto della sua esortazione, il 4-IV-1781 raccomandava al P. De Paola l'ammonizione del P. Leggio; Lettere Volume II, n. 991.






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