Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Nove discorsi...flagelli

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 655 -


DISCORSO VIII.

Le orazioni placano Dio, e ci liberano dai castighi meritati, purché vogliamo emendarci.

Petite et accipietis; quaerite et invenietis. (Ioan. 16. 24.)

 

Chi ha un buon cuore non può non compatire gli afflitti e non desiderare di veder tutti contenti. Ma chi ha più buon cuore di Dio? Egli per sua natura è bontà infinita, ond'è che per sua naturale inclinazione ha Dio un sommo desiderio di liberare noi da ogni male, e di renderci felici e partecipi della sua stessa felicità. Vuole non però per nostro maggior bene che noi gli domandiamo le grazie che ci bisognano, per essere liberati dai castighi che meritiamo, e per giungere alla felicità eterna. Quindi ha promesso di esaudir chi lo prega, sperando nella di lui bontà: Petite et accipietis1. Veniamo al presente discorso: Le orazioni placano Dio e ci liberano dai castighi meritati; purché vogliamo emendarci. Per essere liberati dunque dal flagello presente, e più dal flagello eterno, bisogna che preghiamo e speriamo; e questo sarà il primo punto. Ma non basta pregare e sperare, bisogna che preghiamo e speriamo come si dee; e sarà il secondo.

 

Dio vuol salvi tutti: Omnes homines vult salvos fieri, ce ne assicura l'apostolo2. E benché veda tanti peccatori che meritano l'inferno, pure non vuole che alcuno di loro si perda, ma desidera che tutti ritornino in sua grazia colla penitenza e si salvino: Nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti3. Ma per liberarci da' castighi meritati, e per dispensarci le sue grazie vuol essere pregato: Per orationem, dice s. Lorenzo Giustiniani, ira Dei suspenditur, vindicta differtur, venia procuratur. La preghiera fa sospendere il castigo ed impetra il perdono. Ed oh le grandi promesse che Dio fa a chi lo prega! Invoca me... eruam te4. Ricorri a me, dice il Signore, ed io ti libererò da ogni disgrazia. Clama ad me et exaudiam te5: Pregami ed io ti esaudirò. Quod volueritis, petetis et fiet vobis6: Domandate quanto volete e vi sarà concesso. Dicea Teodoreto che la preghiera è una, ma può ella ottenere tutte le grazie: Oratio cum sit una, omnia potest. Ed intendiamo, peccatori fratelli miei, che quando preghiamo e domandiamo cose utili alla nostra salute eterna, neppure i nostri peccati possono impedirci le grazie che cerchiamo: Omnis qui petit accipit7. Dice Gesù Cristo, chiunque cerca, o sia giusto o sia peccatore, ottiene. Perciò dicea Davide: Signore, voi siete tutto dolcezza e misericordia con tutti coloro che vi invocano: Tu, Domine, suavis et mitis, et multae misericordiae omnibus invocantibus te8. Onde l'apostolo s. Giacomo per animarci a pregare ci esorta: Si quis vestrum indiget sapientia, postulet a Deo qui dat omnibus affluenter nec improperat9. Quando Dio è pregato più di quello che gli si domanda, dat omnibus affluenter. E notate quell'altra parola, nec improperat. Gli uomini allorché sono richiesti di qualche favore da taluno che prima gli ha maltrattati sogliono

 


- 656 -


subito rinfacciargli il disgusto ricevuto: non fa così Iddio con noi: nec improperat; quando noi lo preghiamo di qualche grazia per bene dell'anima, egli non ci rimprovera le offese che gli abbiamo fatte, ma come l'avessimo sempre fedelmente servito, ci esaudisce e ci consola: Usque modo non petistis quidquam in nomine meo, disse il Signore un giorno a' suoi discepoli, e lo stesso oggi dice a noi: Petite et accipietis, ut gaudium vestrum sit plenum1. Perché vi lamentate, come dicesse, di me? Lamentatevi di voi che non mi avete domandate le grazie e perciò non le avete ricevute. Chiedetemi da oggi avanti quel che volete e sarete appieno accontentati. E se voi non avete merito per ottenerle, cercatele, disse in altro luogo, in nome mio, cioè per i meriti miei all'eterno. Padre, ed io vi prometto che quanto volete otterrete: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis2. Dice s. Giovanni Grisostomo: Aures principis paucis patent, Dei vero omnibus volentibus. I principi della terra a poche persone e poche volte l'anno danno udienza; ma Dio udienza sempre e ad ognuno che la vuole, ed esaudisce tutti.

 

Confidati dunque a queste grandi promesse e così replicate dal Signore nelle divine scritture, attendiamo, cristiani miei, a domandargli sempre le grazie che ci bisognano per salvarci, cioè il perdono de' peccati, la perseveranza nella sua grazia, il suo santo amore, la rassegnazione nella sua divina volontà, la buona morte, il paradiso. Col pregare otterremo tutto: senza pregare non avremo niente. Perciò dicono comunemente i santi padri ed i teologi, che la preghiera agli adulti è necessaria di necessità di mezzo, viene a dire essere impossibile che senza pregare alcuno si salvi. Dice saggiamente Lessio doversi tener di fede che la preghiera è necessaria a conseguire la salute eterna: Fide tenendum est, orationem adultis ad salutem esse necessariam. E ciò si deduce chiaramente dalle scritture che dicono: Petite et accipietis3. Chi cerca ottiene; dunque, dice s. Teresa, chi non cerca non ottiene. Orate, ut non intretis in tentationem4. Oportet semper orare5. Queste parole, petite, orate, oportet, dicono comunemente i teologi con s. Tomaso, che importano precetto grave. Preghiamo dunque e preghiamo con confidenza grande; fidati a che? Fidati a queste divine promesse, mentre dice s. Agostino che Dio col promettere si è fatto a noi debitore: Promittendo debitorem se fecit. Ha promesso, non può mancare. Cerchiamo e speriamo, e certamente ci salveremo: Nullus speravit in Domino et confusus est6. Non si è trovato ancora né si troverà alcuno, ci assicura il profeta, che abbia posta la sua speranza in Dio e si sia perduto. Il Signore si è dichiarato di voler proteggere tutti coloro che mettono in lui la loro speranza: Protector est omnium sperantium in se7. Ma come va poi che alcuni domandano grazie, e non le ottengono? Risponde s. Giacomo, che ciò avviene perché malamente domandano: Petitis et non accipitis eo quod male petatis8. Non basta dunque il solo domandare e sperare, ma bisogna domandare e sperare

 


- 657 -


come si dee, e passiamo al secondo punto.

 

Dio ha tutto il desiderio di liberarci dai mali e di farci parte de' suoi beni, come dissi da principio; ma vuol essere pregato, e pregato come si dee per esaudirci. Come vuole esaudire Dio quel peccatore che prega d'esser liberato dal flagello, quando egli non vuol togliere dall'anima sua il peccato che è la causa del flagello? Quando l'empio Geroboamo stese la mano contro il profeta che lo rimproverava delle sue scelleraggini, il Signore gli fece inaridir la mano, sicché il misero non poté più a sé ritirarla: Et exaruit manus eius quam extenderat contra eum, nec valuit retrahere eam ad se1. Allora il re si voltò all'uomo di Dio, e lo pregò a supplicare il Signore che gli avesse restituita la mano. Dice Teodoro su questo fatto: Valde stultus supplex rogavit prophetam, ut sibi peteret non sceleris remissionem, sed manus curationem. E volea dire: o pazzo Geroboamo, tu preghi il profeta che ti ottenga la ricuperazione della mano, e non preghi che t'impetri il perdono del tuo peccato? Così fanno molti; pregano Dio che li liberi dal flagello; pregano i servi di Dio che colle loro orazioni impediscano il castigo minacciato, e non pregano per ottenere loro la grazia di lasciare il peccato e di mutar vita. E come questi voglion pretendere di esser liberati dal castigo, quando non vogliono levar la causa! Chi è quello che mette in mano al Signore i fulmini per punirci e tribolarci? È il peccato maledetto: Census peccati poena, dice Tertulliano: i flagelli di Dio sono un censo che dee pagarsi a forza da chi se ne fa debitore peccando. Parimenti dice s. Basilio, che il peccato è una scrittura di debito che noi stessi ci facciamo contro di noi: Est chirographum quoddam contra nos; poiché peccando ci facciamo volontariamente debitori del castigo. Non è Iddio dunque che ci rende miseri, è il peccato: Miseros facit populos peccatum2. Il peccato è quello che obbliga Dio a creare i flagelli: Fames et contritio et flagella, super iniquos creata sunt haec omnia3.

 

Dimanda Geremia: O mucro Domini, usquequo non quiesces? Ingredere in vaginam tuam, refrigerare, et sile4. O spada del Signore, quando finirai di affliggere gli uomini? Via su quietati, entra nel tuo fodero e taci. Ma siegue a dire il profeta: Quomodo quiescet, cum Dominus praeceperit ei adversus Ascalonem5. Come mai può quietarsi, se i peccatori non la vogliono finire, e il Signore ha comandato al flagello di far le sue vendette, sin tanto che i peccatori sieguono a meritarsele? Ma noi facciamo la novena, facciamo limosine, digiuniamo, preghiamo Dio; perché egli non ci esaudisce? Ma risponde il Signore: Cum ieiunaverint non exaudiam preces eorum; et si obtulerint victimas non suscipiam, gladio consumam eos6. Come voglio esaudire, dice Dio, le preghiere di coloro che mi cercano il perdono del castigo, ma non già il perdono dei peccati, poiché non vogliono emendarsi? Che mi servono i loro digiuni, le loro vittime, le loro limosine, quando non vogliono mutar vita? Gladio consumam eos, con tutte le loro preghiere, penitenze e devozioni, io mi

 


- 658 -


vedo obbligato dalla mia giustizia a punirli e consumarli.

 

Non ci fidiamo dunque, fratelli miei, delle sole preghiere e di tutte le altre divozioni, se non ci risolviamo a levare i peccati. Voi pregate, vi battete il petto, cercate misericordia; ma ciò non basta. L'iniquo Antioco anche pregava, ma dice la scrittura che le sue preghiere non valeano ad ottenergli misericordia da Dio: Orabat autem hic scelestus Dominum, a quo non esset misericordiam consecuturus1. Si ritrovava il misero divorato da' vermi, vicino alla morte, e pregava d'esserne liberato; ma senza dolore de' suoi peccati, e perciò non ottenne misericordia. Non ci fidiamo neppure de' santi protettori, se non vogliamo emendarci. Dicono taluni, abbiamo s. Gennaro nostro, o altro santo che ci difende, abbiamo la madre nostra Maria che ci libera. Quis demonstrabit vobis fugere a ventura ira? Et ne velitis dicere intra vos: patrem habemus Abraham2. Come vogliamo sfuggire il castigo, se non lasciamo i peccati? Come vogliono aiutarci i santi, se noi vogliamo seguire a sdegnare il Signore? Dice il Grisostomo: Quid profuit Ieremias iudaeis? I giudei anche ebbero Geremia che pregava per essi, ma con tutte le orazioni di questo santo profeta non evitarono il castigo, perché non tolsero i peccati. Non v'ha dubbio, dice il santo dottore, che molto giovano ad ottenerci le divine misericordie le orazioni de' santi, ma quando? Prosunt plurimum, sed quando nos quoque aliquid agimus. Giovano, ma quando noi ancora ci aiutiamo e ci facciamo forza a discacciare i vizj, a levar le occasioni ed a riconciliarci con Dio. Foca imperatore per difendersi da' nemici alzava muri, moltiplicava difese: ma sentì una voce dal cielo che gli disse: Erigis muros, intus cum sit malum, urbs captu facilis est. Ah Foca, che serve a procurar tante difese da fuori? Sempre che il nemico sta dentro, sempre la città è in gran pericolo d'esser presa. Bisogna dunque togliere da dentro la nostr'anima il nemico, cioè il peccato, altrimenti neppure Dio può salvarci dal castigo; perché Dio è giusto, e non può lasciare impuniti i peccati. Un'altra volta i cittadini di Antiochia pregavano Maria ss. che li liberasse da un gran flagello che loro soprastava: mentre pregavano, intese s. Bertoldo che rispose dal cielo la divina Madre: Abusum proiicite et ero vobis propitia; togliete i peccati ed io vi libererò dal castigo.

 

Preghiamo dunque il Signore ad usarci pietà, ma preghiamo come pregava Davide: Deus, in auditorium meum intende, Signore, aiutatemi. Dio vuole aiutarci, ma vuole che ci aiutiamo ancora noi, con fare quel che possiamo fare per parte nostra. Qui se iuvari efflagitat, etiam quod in se est facit, dice Ilareto. Chi cerca di essere aiutato, bisogna che anch'egli si aiuti. Dio ci vuol salvare, ma non dobbiamo pretendere che Dio faccia tutto, senza che noi facciamo niente. S. Agostino: Qui creavit te sine te, non salvabit te sine te. Che pretendi, peccatore mio? Che Dio abbia da portarti in paradiso con tutti i peccati? Tu ti chiami sopra i castighi di Dio e vuoi che Dio te ne liberi? Tu ti vuoi dannare e vuoi che Dio ti salvi?

 

Se poi abbiamo buona intenzione di convertirci veramente a Dio, allora preghiamolo e stiamo allegramente;

 


- 659 -


ancorché avessimo fatti tutti i peccati del mondo, avete inteso, come vi dissi dal principio? Ognuno che prega, ma prega con volontà di emendarsi, ottiene misericordia da Dio: Omnis qui petit accipit. Preghiamolo in nome di Gesù Cristo, il quale ci ha promesso che l'eterno suo Padre ci concederà tutto quello che gli domanderemo in nome e per i meriti suoi: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis. Preghiamo e non lasciamo mai di pregare; e così otterremo tutte le grazie e ci salveremo. E ci esorta s. Bernardo che ricorriamo a Dio per mezzo di Maria: Quaeramus gratiam et per Mariam quaeramus, quia quod quaerit invenit, et frustrari non potest1. Maria quando è pregata da noi, ella certamente prega il Figlio per noi; e quando prega Maria ottiene quanto domanda; e le sue preghiere non possono non essere esaudite dal Figlio che tanto l'ama. (Atto di dolore).

 




1 Ioan. 16.

 



2 1. Tim. 2. 4.

 



3 2. Petr. 3. 9.

 



4 Psal. 49. 15.

 



5 Ier. 33. 3.

 



6 Ioan. 15. 7.

 



7 Matt. 7. 8.

 



8 Psal. 85. 5.

 



9 Iac. 1. 5.

1 Ioan. 16. 24.

 



2 Ioan. 16. 23.

 



3 Ioan. 16. 24.

 



4 Matth. 26. 41.

 



5 Luc. 18. 1.

 



6 Eccl. 2. 11.

 



7 Psal. 17. 31.

 



8 Iacob. 4. 3.

1 3. Reg. 13. 4.

 



2 Prov. 14. 34.

 



3 Eccl. 40. 9. 10.

 



4 Ierem. 47. 6.

 



5 Ibid. 7.

 



6 Ier. 14. 12.

1 2. Mach. 9. 13.

 



2 Matth. 3. 9.

1 De Aquaed.

 






Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos