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S. Alfonso Maria de Liguori
Opera dogmatica...eretici pretesi riformati

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§ 1. Del sistema de' tomisti.

102. Distinguono già i tomisti, secondo distinguono tutte le altre scuole, la grazia sufficiente dalla grazia efficace. La sufficiente, o sia grazia eccitante, è quella che muove la volontà dell'uomo e le conferisce la vera forza di poter deliberare e di operare; ma tal potenza non mai si ridurrà all'atto, se non si riceve da Dio anche l'aiuto efficace e fisicamente premovente, chiamato aiuto quo, a differenza dell'aiuto sine quo, che si attribuisce alla grazia sufficiente. Sicché coll'aiuto della grazia sufficiente si ottengono solamente i buoni desiderj ed altre pie mozioni della volontà, ma indeliberate, che non hanno l'effetto compito. All'incontro coll'aiuto della grazia efficace si ottiene l'adempimento attuale dell'opera; in modo che la grazia efficace applica fisicamente la volontà dell'uomo così ala deliberazione dell'atto come all'esecuzione dell'opera.

103. Dicono che questa grazia è stata sempre necessaria in ogni stato così della natura innocente come della natura corrotta, e ciò per ragione della dipendenza che ogni volontà creata, benché libera, dee avere dalla volontà creata, benché libera, dee avere dalla volontà di Dio, il quale è il primo libero. Dicono di più che nello stato presente della natura caduta è necessario ancora che la grazia efficace sia benanche medicinale, come donataci da Gesù Cristo titulo infirmitatis; perché quantunque dall'aiuto della grazia sufficiente si abbia la potenza di fare il bene, nondimeno, per l'infermità contratta dal genere umano col peccato di Adamo, ella non vincerà mai la difficoltà se non viene avvalorata dalla grazia efficace medicinale: così Gaetano, Alvarez, Lemos ed altri.

104. Fondano i tomisti il loro principal sistema della predeterminazione fisica nella ragione che Iddio è la prima causa ed il primo motore degli atti delle volontà create: e come quegli che ha il dominio supremo ed assoluto del tutto, può colla sua volontà onnipotentissima inclinare le nostre volontà ove vuole; sicché Iddio come prima causa determina le seconde, cioè le volontà create, e le applica ad operare.

Si espone la difficoltà che incontra il sistema de' tomisti.

105. Si avverta che in queste opposizioni che io espongo ai sistemi accennati non intendo esaminar pienamente ogni sistema, ma solo darne un saggio e metter avanti le difficoltà principali che incontrano.

106. La difficoltà maggiore che incontra il sistema de' tomisti è che secondo quello par che non possa intendersi come per mezzo della predeterminazione fisica possa perfettamente conciliarsi l'efficacia della grazia colla libertà della volontà umana. Ciò con due argomenti lo prova Onorato Tournely1. Il primo argomento è questo: quel che procede da ogni determinazione della volontà altrui ed ha una connessione metafisica certa con quella determinazione o sia volizione, par che distrugga la nostra libertà; e tale è la grazia efficace predeterminante de' tomisti. Già si sa ch'essi rispondono colle distinzioni della potenza e dell'atto, e della potenza nel senso composto e nel senso diviso; ma con tutto ciò la libertà dell'uomo non resta abbastanza intelligibile. Scrive il Tomassino2: Si enim haec auxilia proximam dant potestatem, qui fit ut praeceptum observet nemo? aut quomodo vere sufficientes sunt, si praeterea gratia efficax est necessaria? Non habet potestatem sufficientem cui deest auxilium necessarium. Come possiamo intendere, dice il Tomassino, che la grazia sufficiente dia la vera potenza ad osservare il precetto, quando a ridurre in atto questa potenza vi è necessaria la grazia efficace? E se è necessaria la grazia efficace per mettere in atto la potenza, come può capirsi che la grazia sufficiente sia vera sufficiente? E questo è quello che rende intelligibile come con tal sistema resti all'uomo affatto libera la volontà.

107. Il secondo argomento è questo: non può chiamarsi colpevole chi non adempie il precetto perché è privo di ciò che assolutamente gli è necessario all'adempimento del precetto. Ma nel sistema della premozione fisica, necessaria all'attuale adempimento del precetto, se l'uomo non ha tal grazia efficace, egli è privo dell'aiuto necessario. Dunque, non adempiendo il precetto, non può esser incolpato, essendo privo dell'aiuto necessario all'adempimento.

108. Si aggiunge a questi due il terzo argomento, ricavato dall'obbligo che ha


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ognuno della speranza cristiana. La speranza della beatitudine eterna e della grazia che si richiede per conseguirla dee esser in noi ferma e certa. Dice s. Tomaso1: Spes est certa exspectatio beatitudinis. E così anche insegna il concilio di Trento2: In Dei auxilio firmissimam spem collocare et reponere omnes debent. E prima lo scrisse s. Paolo: Scio... cui credidi, et certus sum, quia potens est depositum meum servare3. La speranza mondana basta che sia un'aspettazione incerta, dipendendo dalla volontà dell'uomo che promette ed è mutabile; ma la speranza cristiana, perché dipende dalla promessa di Dio, ch'è immutabile, ella è certa, e il timore di non conseguire la vita eterna solo può nascere da noi, se mettiamo impedimento alle divine grazie. E perciò vuole il Signore che noi sempre temiamo di noi stessi, ma che abbiamo certa speranza in caso di salvarci, se per noi non manca, credendo ch'egli può e vuole salvarci. Pertanto, oltre il precetto della speranza, Iddio ci ha imposto il precetto della preghiera: Petite et accipietis. Noi in fine di questa aggiunta proveremo, secondo il nostro sistema, che Dio a tutti la grazia sufficiente di attualmente pregare se vogliono, e colla preghiera di ottenere poi la grazia efficace di adempire i precetti e specialmente questo della speranza; ma se la grazia sufficiente non bastasse ad attualmente pregare, come dicono i tomisti, ma per l'atto di pregare vi bisognasse la grazia efficace, la quale non si a tutti, in tal caso non avremmo più fondamento certo in Dio di sperare la beatitudine, ed allora l'incertezza sarebbe anche per parte di Dio; ed ecco distrutta la speranza cristiana, la quale secondo l'apostolo dee esser sicura e ferma: Qui confugimus ad tenendam propositam spem, quam sicut anchoram habemus animae tutam ac firmam4.

109. Dico la verità: se io tenessi il sistema di coloro che negano alla grazia sufficiente la forza di pregare in atto senza altro aiuto, in modo che vi bisognasse la nuova grazia efficace di pregare, come dicono i tomisti e il p. Berti secondo i loro sistemi, io non saprei come fare un atto vero di speranza; perché, oltre dell'appoggiarmi sull'onnipotenza, misericordia e fedeltà di Dio, dovrei anche fondarmi nella fiducia di ottenere la grazia efficace di pregare: giacché ordinariamente, come insegna s. Agostino, Iddio non le grazie se non a chi prega; ma per questa grazia efficace di pregare non vi è promessa di Dio, ed è certo che le grazie efficaci non si danno a tutti; onde avrei da fare l'atto di speranza condizionato: Se Dio mi darà la grazia efficace di pregare, spero per mezzo della preghiera, se vorrò esercitarla, di ottener la grazia efficace di adempire così il precetto della speranza come tutti gli altri precetti e salvarmi; ma se Iddio non vorrà darmi la grazia efficace di pregare, siccome non è tenuto a darmela, allora io non avrò più modo di avere, neppure mediatamente per mezzo della preghiera, la forza di adempire il precetto della speranza né gli altri precetti; ed in tal caso io non posso sperar di salvarmi.




1 - Comp. di teol. t. 5. part. 2. a. 3. §. 5. p. 425.



2 - Tract. de grat. c. 8.



1 -2. 2. q. 18. a. 4.



2 - Sess. 6. c. 13.



3 - 2. Tim. 1. 21.



4 - Hebr. 6. 18. et 19.






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