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S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

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§. 17. Della confidenza in Gesù Cristo.

 

Troppo è grande, come si disse nel paragrafo passato, la misericordia che ha Gesù Cristo di noi; ma questa misericordia egli vuole per maggior nostro bene che da noi si speri con viva confidenza fidando ne' suoi meriti e nelle sue promesse. Perciò s. Paolo ci raccomanda di conservare questa confidenza dicendo ch'ella riporta da Dio una gran mercede: Nolite itaque amittere confidentiam vestram quae magnam habet remunerationem10. Onde allorché il timore de' divini giudizj par che scemi in noi la fiducia, dobbiamo scacciarlo, e dire a noi stessi come canta il nostro dotto D. Saverio Mattei nella sua eccellente traduzione in versi de' Salmi sulle parole del Salmo 42. Quare tristis es anima mea ecc. scrivendo così:

Ma tu sperar non sai,

Tu palpiti, o mio core?

Deh sgombra il tuo timore:

Non palpitar così!

Perché turbar mi vuoi?

Spera nel tuo Signore,

Ché i vanti, i pregi suoi

Noi pur diremo un .


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Rivelò il Signore a s. Geltrude che la nostra confidenza gli fa tanta violenza ch'egli non può non esaudirci in tutto ciò che gli cerchiamo. Lo stesso scrisse s. Climaco: Oratio pie Deo vim infert. Ogni preghiera fatta con confidenza quasi fa forza a Dio, ma forza che gli è accetta e gradita. Quindi scrisse s. Bernardo, che la divina misericordia è come una fonte immensa, dove chi vi porta un vaso più grande di confidenza quegli ne riporta più abbondanza di grazie. E ciò è secondo quel che scrisse il Salmista: Fiat misericordia tua, Domine, super nos quemadmodum speravimus in te1.

 

Iddio si è dichiarato che protegge e salva tutti coloro che in esso confidano: Protector est omnium sperantium in se2. Qui salvos facis sperantes in te3. Si rallegrino dunque, dicea Davide, tutti coloro che sperano in voi, mio Dio, mentr'essi saran beati in eterno e voi sempre in essi abiterete. Dice lo stesso profeta: Sperantem autem in Domino misericordia circumdabit4. Chi confida nel Signore sarà dalla sua pietà talmente cinto e guardato che starà sicuro da' pericoli di perdersi.

 

Oh le gran promesse che nelle sacre scritture stan fatte a coloro che sperano in Dio! Ci vediamo perduti per i peccati commessi? ecco è pronto il rimedio: andiamo con confidenza, dice l'apostolo, a' piedi di Gesù ed ivi troveremo il perdono: Adeamus ergo cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno5. Non aspettiamo di andare a Gesù Cristo, quando sederà da giudice in trono di giustizia, andiamoci presto ora che siede in trono di grazia. Dice s. Gio. Grisostomo che il nostro Salvatore ha più desiderio di perdonarci che noi non desideriamo di essere perdonati: Non adeo cupis dimitti peccata tua sicut ille cupit dimittere6.

 

Ma io, dice quel peccatore, non merito d'essere esaudito, se domando il perdono. Ma gli rispondo che se esso non ha merito, la sua confidenza nella divina misericordia gl'impetra la grazia; poiché tal perdono non è appoggiato al merito suo, ma alla divina promessa di perdonar chi si pente; e perciò disse Gesù Cristo: Omnis enim qui petit accipit7. Commenta l'autore dell'opera imperfetta, spiegando la parola omnis: Sive iustus, sive peccator, basta che preghi con confidenza. Udiamo dalla bocca di Gesù medesimo quanto fa la confidenza: Quaecumque orantes petitis, credite quia accipietis et evenient vobis8.

 

Chi poi per la sua debolezza teme di ricadere nei peccati antichi, confidi in Dio e più non ricadrà, come ne l'assicura il profeta: Non delinquent omnes qui sperant in eo9. Scrive Isaia che quelli che confidano in Dio mutano fortezza, vuol dire che acquistano una fortezza nuova: Qui autem sperant in Domino mutabunt fortitudinem10. Stiamo dunque forti a non vacillare nella confidenza, come dice s. Paolo, poiché Dio ha promesso di proteggere ognuno che in lui spera; e perciò quando alcune cose ci sembrano molto difficili a superarsi, allora diciamo: Omnia possum in eo qui me confortat11. E chi ha mai confidato in Dio e si è perduto? Nullus speravit in Domino et confusus est12.


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Ma non andiamo cercando sempre quella confidenza sensibile che vorremmo sentire; basta che abbiamo la volontà di confidare. Questa è la vera confidenza, il voler confidare in Dio perché è buono e vuole aiutarci, è potente e può aiutarci, è fedele ed ha promesso di aiutarci. E soprattutto avvaliamoci della promessa fatta da G. Cristo: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo dabit vobis1. Sicché cerchiamo a Dio le grazie per li meriti di Gesù Cristo ed otterremo quanto vogliamo.

 

O eterno Dio, io già so che son povero di tutto; nulla posso e nulla ho che non mi sia venuto dalle vostre mani: altro non vi dico dunque: Signore, abbiate pietà di me. Il peggio è che alla mia povertà ho aggiunto il demerito di corrispondere alle vostre grazie colle offese che vi ho fatte. Ma tutto ciò non ostante io voglio sperare dalla vostra bontà questa doppia misericordia: prima che mi perdoniate i miei peccati e poi che mi doniate la s. perseveranza col vostro amore e colla grazia di pregarvi sempre ad aiutarmi sino alla morte. Tutto ve lo domando e lo spero per li meriti di Gesù vostro figlio e della beata Vergine Maria. O grande mia avvocata, soccorretemi colle vostre preghiere.

 

Nel presente paragrafo ho fatta menzione dell'opera del signor Mattei sovra i Salmi, la quale giustamente ha meritato l'applauso da tutte le parti. Ma lo prego a permettermi qui uno sfogo sovra le tante lodi ch'egli ha date alle composizioni poetiche del suo grande amico il signor abate Pietro Metastasio. Doveva egli eccettuarne le poesie d'amori profani, le quali non meritano lode ma biasimo, perché quanto elle sono più belle (come ho scritto nel §. 6.), tanto sono più nocive a' poveri giovani. Dovea intanto sinceramente dire che il caro suo amico assai meglio avrebbe potuto impiegare il gran talento che Iddio gli avea dato in altre fatiche di edificazione e non già in quelle poesie di cui riceve applausi da' mondani, ma non dagli uomini dabbene e tanto meno da Dio.

 

Io nelle mie opere ho sempre evitato di censurare chi che sia, anche coloro che mi han caricato di vituperj; ma in questo libretto non ho ripugnanza di riprovare le composizioni amorose del Metastasio, conformandomi in ciò a lui stesso (come riferii nel §. citato), il quale al presente con grande edificazione abborrisce e detesta quelle sue opere che tanto il mondo applaudisce. Già so ch'io con questa mia censura sarò biasimato da' lodatori di Metastasio; ma sappiano questi lodatori ch'essi in encomiarlo per queste sue dannose composizioni danno disgusto a lui che vorrebbe non averle fatte, ed a Dio il quale vuole che i libri che possono nuocere alle anime non siano lodati, ma vituperati, come meritano per disinganno de' giovani incauti che li leggono.

 

È vero che le composizioni di Metastasio son tutte modeste e sgombre di ogni sozzura di cui sono infettate l'empie opere del Marino e d'altri suoi pari, è vero: ma ciò non ostante non si può negare che le sue espressioni amorose son troppo penetranti ed atte ad accendere fiamme d'amore impuro. Chi non vede poi che tali amori tutti a sozzure vanno a finire? Ciò chiaramente si dichiara nel pestilente libriccino del Pastor fido giustamente condannato dalla chiesa, come mi fu riferito; e se non è stato condannato io stimo che merita d'esser condannato mille volte. Gli amori terreni e carnali sono un fuoco il quale presto o tardi conduce al fuoco dell'inferno. Troppo lo sanno per loro disgrazia tanti miseri, che avendo trascurato di guardarsi da tali impure fiamme, elle han pervertito loro insieme il cuore e la mente. Intanto il signor Mattei ringrazii Dio d'avergli dato lo spirito d'impiegare il suo grande ingegno e scienza in un'opera così dotta ed utile e che non tratta che delle sole lodi di Dio.

 




10 Hebr. 10. 35.



1 Ps. 32. 22.



2 Ps. 17. 31.



3 Ps. 16. 7.



4 Ps. 31. 10.



5 Hebr. 4. 16.



6 Hom. 23. in Matth.



7 Luc. 11. 10.



8 Marc. 11. 24.



9 Ps. 33. 23.



10 Is. 40. 31.



11 Phil. 4. 13.



12 Eccli. 2. 11.



1 Io. 16. 23.






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