Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Riflessioni Devote sopra diversi punti...

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 314 -


§. 45. Sospiri verso la patria beata.

 

Felice chi si salva e lasciando questo luogo di esilio entra nella celeste Gerusalemme a godere quel giorno che sarà sempre giorno e sempre lieto, libero da ogni molestia e da ogni timore di avere a mancare quell'immensa felicità!

 

Dicea Giacobbe: Dies peregrinationis meae centum triginta annorum sunt, parvi et mali4. Lo stesso tocca dire a noi miseri pellegrini, mentre stiamo in questa terra a soffrire i travagli


- 315 -


del nostro esilio, afflitti dalle tentazioni, angustiati dalle passioni, e tormentati dalle miserie e più dai pericoli dell'eterna salute. Da tutto ciò dobbiamo pensare che non è questa la nostra patria, ma è terra di esilio, ove Dio ci tiene a meritar col patire la sorte di entrare un giorno nella patria beata.

 

E così vivendo staccati da questa terra dobbiamo sempre sospirare al paradiso dicendo: Quando sarà, Signore, che mi vedrò liberato da tante angustie e non penserò ad altro che ad amarvi e lodarvi? Quando sarà che voi mi sarete il tutto in tutto le cose! secondo scrive l'apostolo: Ut sit Deus omnia in omnibus1. Quando godrò quella pace stabile, immune da ogni afflizione e pericolo di perdermi? Quando, mio Dio, mi vedrò assorto in voi col mirare la vostra infinita bellezza da faccia a faccia e senza velo? Quando in somma giungerò, mio Creatore, a possedervi in modo che possa dirvi: mio Dio, non vi posso perdere più?

 

Frattanto, Signor mio, che mi vedete esule e tribolato in questo paese di nemici dove ho da star combattendo in continue guerre interne, soccorretemi voi colle vostre grazie e consolatemi in questo pellegrinaggio così penoso. Vedo già che di quanto mi presenta il mondo nulla può darmi pace e contentarmi; ma se mi manca il vostro aiuto, temo che i piaceri terreni e le prave inclinazioni non mi traggano a qualche precipizio.

 

Vedendomi esiliato in questa valle vorrei almeno sempre pensare a voi, mio Dio, e godere del gaudio infinito che voi godete; ma gli appetiti malvagi de' sensi gridano spesso entro di me e mi disturbano. Vorrei tener sempre occupati gli affetti miei in amarvi e ringraziarvi, ma la carne mi tira a compiacermi de' diletti sensuali; onde son costretto ad esclamare con s. Paolo: Infelix ego homo, quis me liberabit de corpore mortis huius2? Misero me, che ho sempre da combattere non solo co' nemici esterni, ma con me medesimo; onde mi trovo fatto grave e molesto a me stesso: Factus sum mihimetipsi gravis3.

 

Chi dunque mi libererà dal corpo di questa morte, cioè dal pericolo di cadere in peccato; del quale pericolo il solo timore è per me una morte continua che mi tormenta e non lascerà di tormentarmi in tutta la mia vita? Deus ne elongeris a me, Deus meus, in auxilium meum respice4. Dio mio, non ti allontanare da me, perché se ti allontani tremo di darti disgusto; anzi fatti a me più vicino col tuo potente soccorso, cioè soccorrimi sempre, acciocché possa resistere agl'insulti de' miei avversarj. Il profeta regale mi fa sapere che voi state vicino, cioè somministrate la s. pazienza a tutti coloro che son tribolati nel cuore, cioè internamente afflitti: Iuxta est Dominus iis qui tribulato sunt corde5. Statemi dunque accanto, amato mio Signore, e datemi quella pazienza che mi bisogna per superare tante molestie che mi tormentano.

 

Quante volte mi pongo all'orazione, ed i pensieri importuni mi tirano e mi distraggono con mille inezie! Datemi voi forza di licenziarli da me allorché tratto con voi, e di crocifiggere tutte le male inclinazioni che m'impediscono di unirmi con voi. E toglietemi, vi prego, questa gran ripugnanza che provo in abbracciar con


- 316 -


pace ogni cosa che non è secondo il gusto del mio amor proprio.

 

O casa del mio Dio, apparecchiata a coloro che l'amano, a te sospiro da questa terra di miserie. Erravi sicut ovis quae periit, quaere servum tuum1: O amato mio Pastore che siete sceso dal cielo per cercare e salvare le pecorelle perdute, ecco una son io che voltandovi le spalle miseramente mi son perduta; quaere servum tuum; Signore, cercatemi, non mi abbandonate come io merito; cercatemi e sollevatemi; prendetemi e tenetemi stretto sulle vostre spalle acciocché io non vi torni a lasciare.

 

Nello stesso tempo che desidero il paradiso, il nemico mi spaventa colla memoria de' miei peccati, ma la vista di voi, Gesù mio crocifisso, mi consola e mi coraggio a sperare di venire un giorno ad amarvi alla svelata nel vostro regno beato. Regina del paradiso, seguite a fare la mia avvocata. Per lo sangue di Gesù Cristo e per la vostra intercessione ho ferma speranza di salvarmi.

 

Sospiri al paradiso

Patria bella, ove all'amore

In mercede amor si ,

E l'amabil tuo Signore

Senza vel mirar si fa;

Di venire un giorno anch'io

A vedere in te il mio Dio

Quando dato mi sarà?

Quando, quando, sospirando

L'alma mia per te sen va.

 




4 Gen. 47. 9.



1 1. Cor. 15. 28.



2 Rom. 7. 24.



3 Iob. 7. 20.



4 Ps. 70. 12.



5 Ps. 33. 19.



1 Ps. 118. 176.






Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos