Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Rifless. sulla Passione di Gesù Cristo

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 216 -


Sulla crocifissione.

5. La croce cominciò a tormentar Gesù Cristo prima ch'egli vi fosse inchiodato; poiché dopo la condanna di Pilato, gli fu data a portare sino al Calvario quella sua croce, in cui dovea morire, ed esso senza ripugnare se la caricò sulle spalle: Et baiulans sibi crucem exivit in eum qui dicitur Calvariae locum (Io. XIX, 17). Parlando di ciò S. Agostino (In Ioan. Tract. 117) scrisse: Si spectetur impietas, grande ludibrium


- 217 -


si spectetur pietas, grande mysterium.12 Se si ha riguardo alla crudeltà che si usò con Gesù Cristo in far portare a lui stesso il suo patibolo, fu un grande obbrobrio; ma se riguardasi l'amore col quale Gesù abbracciò la croce, fu un gran misterio; poiché nel portar la croce volle il nostro capitano allora inalberare il vessillo, sotto cui dovessero poi arrollarsi e militare i suoi seguaci in questa terra per esser fatti poi suoi compagni nel regno del cielo.

6. S. Basilio parlando di quel passo d'Isaia (cap. IX, v. 6): Parvulus... natus est nobis et filius datus est nobis; et factus est principatus super humerum eius; dice che i tiranni della terra aggravano i loro sudditi di pesi ingiusti per accrescer la loro potenza; ma Gesù Cristo volle addossarsi il peso della croce e portarla per lasciarvi in quella la vita, affin di ottenere a noi la salute.13 Riflettasi in oltre che i re della terra fondano i loro principati nella forza delle armi e nel cumulo delle ricchezze; ma Gesù Cristo fondò il suo principato nel ludibrio della croce, cioè nell'umiliarsi e nel patire, e perciò volentieri accettò a portarla in quel doloroso viaggio, per dare col suo esempio coraggio a noi di abbracciar con rassegnazione ciascun la sua croce e così seguirlo; onde poi disse a tutti i suoi discepoli: Si quis vult post me venire, abneget semetipsum


- 218 -


et tollat crucem suam et sequatur me (Matth. XVI, 24).

7. Giova qui notare i belli elogi con cui da S. Giovan Grisostomo è chiamata la croce (Hom. de cruce, tom. 3).14 Ella è chiamata Spes desperatorum: quale speranza mai di salute avrebbero i peccatori, se non vi fosse stata la croce, ovmorto Gesù Cristo per salvarli? Navigantium gubernator: l'umiliazione che vien dalla croce, cioè dalla tribolazione, è causa a noi di avere in questa vita, come in un mare pieno di pericoli, la grazia di custodir la divina legge e di emendarci se l'abbiam trasgredita, secondo disse il profeta: Bonum mihi, quia humiliasti me ut discam iustificationes tuas (Ps. CXVIII, 71). Iustorum consiliarius: i giusti dalle avversità prendon consiglio e motivo a stringersi più con Dio. Tribulatorum requies: e dove trovano maggior sollievo i tribolati che nel mirar la croce, in cui è morto di dolore, per loro amore, il lor Redentore e Dio? Martyrum gloriatio: questa e stata la gloria de' santi martiri, il poter unire le loro pene e morte colle pene e morte che patì Gesù Cristo nella croce: onde poi dicea S. Paolo: Mihi autem absit gloriari nisi in cruce Domini nostri Iesu Christi (Gal. VI, 14). Aegrotantium medicus: oh che gran rimedio e la croce per molti che sono infermi di spirito! le tribolazioni gli fan ravvedere e gli staccano dal mondo. Sitientium fons: la croce, cioè il patire per Gesù Cristo, è il desiderio de' santi. S. Teresa diceva: O patire o morire;15 S. Maria Maddalena de' Pazzi passava innanzi dicendo: Patire


- 219 -


e non morire,16 come ricusasse di morire e di andare in cielo a godere per restare in questa terra a patire.

8. Del resto universalmente parlando de' giusti e de' peccatori, a ciascuno tocca la sua croce. I giusti quantunque godano la pace di coscienza, tuttavia hanno le loro vicende, ora son consolati dalle divine visite ed ora amitti dalle contrarietà e dalle infermità corporali; e maggiormente dalle desolazioni, dalle oscurità e tedi di spirito, dagli scrupoli, dalle tentazioni e da' timori della propria salute. Molto più grave poi è la croce de' peccatori per gli rimorsi che patiscono della coscienza, per gli spaventi che da quando in quando loro si affacciano de' castighi eterni e per le angosce che soffrono nelle cose contrarie. I santi nelle cose contrarie si rassegnano al divino volere e le soffrono con pace; ma il peccatore come può quietarsi colla volontà di Dio, se egli vive nemico di Dio? Le pene dei nemici di Dio son pure pene, pene senza conforto. Quindi dicea S. Teresa che chi ama Dio abbraccia la croce, e così non la sente: ma chi non ama Dio, strascina a forza la croce, e così non può non sentirla.17




12 «Ibat ergo ad locum ubi erat crucifigendus, portans crucem suam Iesus. Grande spectaculum; sed si spectet impietas, grande ludibrium: si pietas, grande mysterium; si spectet impietas, grande ignominiae documentum; si pietas, grande fidei munimentum; si spectet impietas, ridet regem pro virga regni lignum sui portare supplicii: si pietas, videt regem baiulantem lignum ad semetipsum figendum, quod fixurus fuerat etiam in frontibus regum, in eo spernendus oculis impiorum in quo erant gloriatura corda sanctorum.» S. AUGUSTINUS, In Ioannem, tractatus 117, n. 3. ML 35-1945, 1946.



13 «Quia parvulus natus est nobis, filius et datus est nobis, cuius principatus factus est super humerum eius. Et vocatur nomen eius magni consilii angelus.... Hic (Magni consilii angelus ) ipse est qui magnum consilium a saeculis absconditum, generationibus aliis haud declaratum patefecit. Hic annuntiavit et detexit in gentibus suas ipsius impervestigabiles divitias, ut fierent gentes coheredes et concorporales, videilcet huius ipsius, cuius imperium est super humerum eius; hoc est, regnum et potestas in cruce. In crucem enim exaltatus, omnes ad seipsum traxit.» S. BASILIUS MAGNUS, Commentarius in Isaiam Prophetam, cap. 9, n. 226. MG 30-511. - Che questo Commentario fosse di S. Basilio, dubitò Garnerio, primo editore O. S. B. delle Opere del Santo Dottore (MG 30-117, Monitum ). Ma lo rivendicò per S. Basilio, appoggiandosi su validi argomenti (Vita S. Basilii, cap. 42: MG 29-CLXVI et seq.) D. Prudenzio Marano, il quale, morto il Garnerio, ebbe il compito di condurre a termine l' opera incominciata.

14 Questi elogi della croce sono presi da un' Omilia (Opera, III, Venetiis 1574, De cruce dominica, fol. 306, col. 1, 2; MG 50-819) attribuita a S. Giovanni Grisostomo, ma che non è di lui, né di lui è degna (MG 50-815, Monitum ). Bella però è la litania che vi viene inserita. Né questa discrepanza deve recar maraviglia, essendo che il compilatore, più che autore, dell' Omilia, prese la litania, quasi parola per parola, da S. EFREM Siro: In sanctam Parasceven et in Crucem et Latronem, Opera, VI, Opera graece et latine, III, Romae, 1746, pag. 471. - Vedi Appendice, 8.



15 «Y ansi me parece que nunca me vi en pena después que stoy determinada a servir con todas mis fuerzas a este Senor y consolador mio, que, aunque me dejaba un poco padecer, me consolaba de manera que no hago nada en desear trabajos. Y ansi ahora no me parece hay para qué vivir sino para esto, y lo que màs de voluntad pido a Dios. Digolo algunas veces con toda ella: Senor, u morir u padecer; no os pido otra cosa para mi.» S. TERESA, Libro de la Vida, cap. 40. Obras, I.

16 «Bene spesso soleva dire non desiderar la morte così presto, perché in paradiso non si patisce.» PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 47. - «Oltre modo l' affliggeva lo stare continuamente in letto.... Ma perché sapeva di fermo questo esser beneplacito divino, non si può esprimere quanta allegrezza sentisse ne' suoi maggiori travagli.» La stessa opera, parte 1, cap. 72. - Queste medesime cose riferisce il P. PATRIZIO DI S. GIACOMO, O. Carm., Vita, lib. 1, cap. 21, n. 6; e così conchiude: «Nihilominus, de divino certa beneplacito, tripudiabat prae gaudio, ingeminans frequenter: Pati, non mori. « - «Quello che io ricerco ora da Dio - diceva ella ad una Sorella - è che mi conceda un nudo patire, cioé che non sia mescolato con gusto; e.... spero avanti la morte che avrò tal grazia, perché so che queste pregiate vivande.... non si posson gustare nella patria celeste.» PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 72. - «Crescevano i suoi travagli.... Volgendo ad ora ad ora gli occhi al cielo, ringraziava Dio che l' avesse preservata in vita sino a quel tempo, perché gustasse a sua voglia il nudo patire per amor suo.» La stessa opera, parte 1, cap. 73. - «Sarebbe stata - diceva ella- in quel nudo patire per volontà di Dio volentieri fin al giorno del giudizio; anzi, per desiderio di più patire, avrebbe voluto che Dio le avesse allungata la vita, e soggiungeva: «In paradiso non si può patire come in questa vita, per amore di Dio: però non bramo di morire.» CEPARI E FOZI, S. I., Vita, cap. 62.



17 «Tengo yo para mi, que la medida del poder llevar gran cruz, u pequena, es la del amor.» Camino de perfecciòn, cap. 32. Obras, III, pag. 153. - «Y no abrazan la cruz, sino llevanda arrastrando, y ansi las lastima, y cansa, y hace pedazos; porque si es amada, es suave de llevar; esto es cierto.» S. TERESA, Conceptos del amor de Dios... sobre algunas palabras de los «Cantares» de Salomon, cap. 2. Obras, IV.




Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos