Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Sermoni compendiati

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 413 -


SERMONE XVII. - PER LA DOMENICA III. DI QUARESIMA

 

Del tacere i peccati nella confessione.

Erat Iesus eiiciens daemonium, et illud erat mutum. (Luc. 11. 14.)

Il demonio non porta all'inferno i peccatori cogli occhi aperti: prima li acceca colla malizia degli stessi loro vizj: Excaecavit enim illos malitia eorum3, e così li conduce seco alla perdizione eterna. Sicché il nemico, prima del peccato procura di renderci ciechi acciocché non vediamo il male che facciamo e la ruina che ci tiriamo sopra coll'offendere Dio; dopo il peccato poi procura di renderci muti acciocché non ce lo confessiamo per vergogna; e così ci lega con doppia catena per l'inferno, facendoci commettere dopo il peccato fatto un peccato più grande, qual è il sacrilegio. Di ciò voglio oggi parlarvi, per farvi concepire che gran male sia il tacere i peccati in confessione.

 

S. Agostino, scrivendo su quel testo di Davide: Pone, Domine, ostium circumstantiae labiis meis4, dice così: Non dixit claustrum, sed ostium: ostium et aperitur et clauditur; aperiatur ad confessionem peccati: claudatur ad excusationem peccati. E vuol dire che l'uomo dee tenere la porta alla bocca, acciocché la chiuda alle parole disoneste, di mormorazione, di bestemmie e simili, e l'apra a confessare i peccati commessi. E poi conchiude il santo: Ita enim erit ostium continentiae, non ruinae. Il tacere, quando siamo istigati a dir parole ingiuriose a Dio o al prossimo, è atto di virtù; ma il tacere nella confessione i peccati già fatti, è ruina dell'anima. E ciò pretende da noi il demonio, che dopo aver commesso il male teniamo la bocca chiusa, e non ce lo confessiamo. Narra s. Antonino che un certo santo solitario vide una volta il demonio che stava in una chiesa dintorno ad alcune persone che voleano confessarsi: gli dimandò che stesse a fare in quel luogo; rispose il nemico: Reddo poenitentibus quod antea


- 414 -


eis abstuli; abstuli verecundiam dum peccarent; reddo nunc ut a confessione abhorreant. Io, disse, tolsi il rossore a costoro, acciocché commettessero il peccato; ora loro lo rendo, acciocché non se lo confessino. Putruerunt et corruptae sunt cicatrices meae a facie insipientiae meae1. Le piaghe quando si cancrenano apportano la morte; e tali sono i peccati taciuti in confessione, sono piaghe dell'anima che diventano cancrene.

 

Scrive s. Giovanni Grisostomo: Pudorem dedit Deus peccato, confessioni fiduciam: invertit rem diabolus, peccato fiduciam praebet, confessioni pudorem2. Il Signore ha posto il rossore al peccato, affinché ce ne asteniamo; all'incontro ci confidenza a confessarlo, promettendo il perdono a chi se ne accusa. Il demonio fa tutto il contrario, confidenza a peccare colla speranza del perdono, ma dopo il peccato ci mette avanti gli occhi la vergogna, acciocché non ce lo confessiamo.

 

Un certo scolare di Socrate, uscendo dalla casa di una mala donna, vide il suo maestro che passava di , e se ne entrò dentro per non farsi vedere. Socrate si affacciò a quella porta e gli disse: Figlio, in questa casa è vergogna l'entrare, non è vergogna l'uscirne: Non te pudeat, fili, egredi ex hoc loco; intrasse pudeat. Così io dico a voi, peccatori fratelli miei, è vergognabene l'offendere un Dio così grande e così buono; ma non è vergogna confessare il peccato dopo che l'abbiamo commesso. Fu vergogna forse a s. Maria Maddalena il confessarsi per peccatrice in pubblico ai piedi di Gesù Cristo, quando si convertì? Con quella confessione ella si fece santa. Fu vergogna a s. Agostino non solo il confessare i suoi peccati, ma anche scriverli in un suo libro, acciocché per sua confusione fossero noti a tutto il mondo? Fu vergogna il confessarsi a s. Maria Egiziaca, la quale era stata per tanti anni femmina disonesta? Così costoro si fecero santi, ed ora sono onorati sopra gli altari.

 

Nei tribunali della terra si dice che chi confessa è condannato; nel tribunale di Gesù Cristo della s. confessione, chi confessa ottiene il perdono, e riceve la corona del paradiso: Post confessionem, dice il Grisostomo, datur poenitenti corona. Chi tiene una piaga, se vuol guarirsi dee farla vedere al medico; altrimenti la piaga si farà maligna, e lo porterà alla morte: Quod ignorat, dice il concilio di Trento, medicina non curat. E così, sorella mia, se ti ritrovi coll'anima impiagata dal peccato, non ti pigliar rossore di dirlo al confessore, altrimenti l'anima tua è perduta: Pro anima tua ne confundaris dicere verum3. Ma io ho un gran rossore di confessarmi quel peccato. Questo rossore è quello che hai da vincere se ti vuoi salvare: Est enim confusio adducens peccatum, et est confusio adducens gloriam et gratiam4. Vi sono due confusioni, scrive l'Ecclesiastico, una confusione porta gli uomini al peccato, qual è appunto quel rossore che ti fa tacere nella confessione le colpe commesse; l'altra confusione poi è quella che si sente nel palesare i peccati, e quella confusione ti fa ricevere la grazia di Dio in questa vita e la gloria del paradiso nell'altra.

 

Scrive s. Agostino che il lupo,


- 415 -


acciocché la pecorella non gli scappi dalle mani, l'afferra per la gola, in modo che quella non possa cercar aiuto col gridare, e così sicuramente se la porti seco e la divori. Così fa il demonio con tante povere pecorelle di Gesù Cristo: dopo che le ha spinte a fare il peccato, le afferra per la gola acciocché non se ne confessino, e così sicuramente se le porta all'inferno. Dopo che uno ha commesso una colpa grave, non gli resta altro rimedio per salvarsi, che confessarsi del suo peccato. Ma che speranza di salute può esservi in colui, se va a confessarsi e tace il peccato, e si serve della confessione per più offendere Dio, e per rendersi doppiamente schiavo del demonio? Che diresti della vita di quell'infermo, che invece del rimedio ordinatogli dal medico si prendesse una tazza di veleno? Oh Dio! Che mai diventa la confessione ad un peccatore che tace i suoi peccati, se non una tazza di veleno che aggiunge alla sua coscienza la malizia del sacrilegio? Il confessore quando l'assoluzione al penitente, allora gli dispensa il sangue di Gesù Cristo, mentre per il merito di quel sangue l'assolve dal suo peccato. Chi poi tace il peccato nella confessione, che fa? Si mette sotto i piedi il sangue di Gesù Cristo. E chi poi riceve anche la comunione in peccato, dice s. Gioanni Grisostomo, che fa lo stesso che se gittasse la particola consacrata in una cloaca: Non minus detestabile est in os pollutum, quam in sterquilinium mittere Dei Filium1. Maledetta vergogna, quante povere anime ne porta all'inferno? Magis memores pudoris quam salutis, dice Tertulliano. Misere, pensano solo al rossore di confessarsi, e non pensano che non confessandosi sono certamente dannate!

 

Dice quella penitente: Ma che dirà il mio confessore, quando sentirà questa mia caduta? Che dirà? Dirà che sei una miserabile, come sono tutte le persone che vivono su questa terra facili a cadere: dirà che se hai fatto il male hai fatto un'azione gloriosa col vincere la vergogna e confessarti sinceramente del tuo peccato.

 

Ma se mi confesso di questo peccato, temo che il mio peccato si faccia pubblico. Dimando: a quanti confessori hai da dire questa tua colpa? Basta che la dica ad un solo sacerdote, il quale come sente il tuo peccato, così ne sente mille altri simili da altre persone. Basta che una volta te lo confessi, il confessore ti darà la penitenza e ti assolverà, e resterai colla coscienza quieta: Ma io ho somma ripugnanza di dire questo mio fallo al mio padre spirituale. E tu dillo ad un altro confessore di questo o di un altro paese. Ma se il mio confessore viene ciò a sapere, l'avrà a disgusto. E tu che ne vuoi fare? Forse per non dare disgusto al confessore, vuoi fare un peccato così grande e restar condannata all'inferno? Sarebbe troppa sciocchezza.

 

Ma temo che il confessore palesi ad altri il mio peccato che mi confesso. Che dici? Che dici? Che pazzia è quella di voler sospettare che il tuo confessore sia così scellerato che voglia rompere il sigillo della confessione, e far sapere ad altri il tuo peccato? Sappi che il sigillo della confessione è così stretto, che il confessore


- 416 -


fuori della confessione neppure d'un minimo peccato veniale può parlare colla stessa sua penitente, e se lo facesse, sarebbe un delitto gravissimo.

 

Ma tu replichi: Ho timore che il confessore sentendo questa mia debolezza, mi farà un gran rimprovero e fortemente mi sgriderà. Oh Dio, non vedi che tutti questi timori sono inganni del demonio per portarti sicuramente all'inferno? Che rimproveri! Che sgridare! Il confessore ti darà con dolcezza quegli avvertimenti che convengono; del resto sappi che ogni confessore non può avere maggior consolazione, che assolvere una penitente che con vero dolore e con sincerità si accusa delle sue colpe. Se una regina fosse da uno schiavo ferita a morte, e tu la potessi guarire con qualche rimedio, quanto godresti di poterla guarire e liberarla dalla morte? Questa è la consolazione d'un confessore che assolve un'anima caduta in peccato: egli coll'opera sua la libera dalla morte eterna, e facendole ricuperare la grazia di Dio la rende regina del paradiso.

 

Ma tu hai tanti timori, e non hai timore di dannarti con fare un peccato così grande di tacere il peccato nella confessione? Temi del rimprovero del confessore, e non temi del rimprovero che ti farà Gesù Cristo, quando sarà tuo giudice in punto di morte? Temi che il tuo peccato si abbia a sapere da altri (che è una cosa impossibile, quando tu segretamente lo manifesti al confessore), e non temi del giorno del giudizio, in cui, se ora taci il tuo peccato, l'avranno da sapere tutti gli uomini della terra? Se sapessi che non confessandoti di quel peccato al confessore, l'avessero da sapere tutti i tuoi parenti e tutti i tuoi paesani, certamente te lo confesseresti; ma fede ne hai o non ne hai? Non sai, dice s. Bernardo, che se lasci per vergogna di dire la tua colpa ad un uomo, che anche è peccatore come tu, nel giorno del giudizio quel tuo peccato avrà da essere manifestato, non solo a tutti i tuoi parenti e paesani, ma a tutti gli uomini? Si pudor est tibi uni homini et peccatori peccatum exponere, quid facturus es in die iudicii, ubi omnibus exposita tua conscientia patebit1? Dio stesso per tua confusione, se ora non ti confessi, allora pubblicherà non solo questo peccato, ma tutte le tue sordidezze che hai commesse in tua vita, alla presenza degli angeli e di tutto il mondo: Revelabo pudenda tua in facie tua2.

 

Senti dunque quel che ti consiglia s. Ambrogio: il demonio tiene apparecchiato il processo di tutti i tuoi peccati, per accusartene nel tribunale di Dio; vuoi sfuggire questa accusa, dice il Santo? Previeni il tuo accusatore, accusati da te stesso ad un confessore, e non avrai allora alcuno accusatore contro di te: Praeveni accusatorem tuum; si te ipse accusaveris, accusatorem nullum timebis3. All'incontro, dice s. Agostino, che chi si scusa nella confessione, chiude nell'anima il peccato, ed esclude il perdono di Dio: Excusas te, includis peccatum, excludis indulgentiam4.

 

Via su fatti animo, parlo ad alcuno, se mai tra voi vi fosse, che ha fatto questo errore di tacere i peccati


- 417 -


per vergogna, fatti animo, e di' tutto a un confessore: Bono animo gloriam redde Deo1. gloria a Dio e confondi il demonio. Una certa penitente era tentata dal demonio a non confessarsi per la vergogna d'un peccato commesso, ma si fece animo, e mentre andava già a trovare il confessore per dirgli tutto, se le fece avanti il demonio, e le disse: Dove vai? Ella generosamente rispose: Vado a confondere me e te. Così dico ancora a te, se mai hai taciuto qualche peccato grave, dillo chiaramente al confessore, e confondi il demonio. Senti, quanto più grande è la forza che ti fai a confessartelo, tanto più grande sarà l'amore col quale ti abbraccerà Gesù Cristo.

 

Via su discaccia questa vipera che tieni nell'anima, e che continuamente ti morde e non ti fa riposare. Oh che inferno patisce una persona che tiene nel cuore un peccato lasciato di confessarselo per vergogna! Patisce un inferno anticipato. Basta che dica al confessore: «Padre, io ho un certo scrupolo della vita passata, ma ho rossore di dirlo».Basta dir così, perché sarà peso del confessore di tirar fuori questa serpe che ti rode la coscienza. Ed acciocché non facci scrupolo dove non ci cape, sappi che se quel tuo peccato che ti vergogni di spiegare non è stato mortale, o affatto non l'hai tenuto per mortale, non sei obbligato a dirlo; poiché i soli peccati mortali noi siamo obbligati a confessarli. Inoltre, se tu dubiti di non aver confessato un qualche tuo peccato antico, ma tu sai che per lo passato ben hai atteso a farti l'esame di coscienza, e non mai hai lasciato di dire i tuoi peccati per vergogna; in questo caso, ancorché quello fosse stata colpa grave, non sei tenuto a confessarla, perché moralmente si presume per certo che te l'abbi confessata. Ma se tu sapevi già che quella colpa era grave, e sai che non mai te l'hai confessata, non vi è rimedio o te la confessi, o sei dannata. Ma no, va presto, pecorella perduta, che Gesù Cristo ti aspetta, e sta colle braccia aperte per perdonarti ed abbracciarti, se ti confessi. Io ti assicuro che dopo che ti sarai confessata di tutto, sentirai tanta consolazione di avere scaricata la tua coscienza ed acquisita la grazia di Dio, che benedirai sempre l'ora di averti fatta questa buona confessione. Presto va quanto più presto puoi a trovare il confessore, non dare tempo al demonio di seguitare a tentarti, di trasportare a lungo questa tua confessione: presto, perché Gesù Cristo ti sta aspettando.

 




3 Sap. 2. 21.

4 Psal. 140. 13.

1 Psal. 37.

2 Prooem. in Isa.

3 Eccl. 4. 24.

4 Eccl. 4. 25.

1 Hom. 83. in Matth.

1 Super illud Ioan. c. 11. Lazare, veni foras.

2 Nahum. 3. 5.

3 L. 2. de poenitent. c. 2.

4 Hom. 12. 50.

1 Eccl. 35. 10.




Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos