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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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ESORTAZIONE A' CATTOLICI

 

182. Lasciamo dunque, lettor mio, gli eretici nelle loro volontarie tenebre; dico volontarie, mentre vogliono vivere nell'inganno; e non diamo orecchio a' loro cavilli, con cui cercano d'ingannarci. Afferriamoci alla sagra ancora sicura e stabile della chiesa cattolica, per mezzo di cui ha promesso Iddio d'insegnarci la vera fede. Mettiamo bensì tutte le nostre speranze della nostra salute eterna nella misericordia di Dio e ne' meriti di Gesù nostro Redentore; ma adoperiamoci ancora noi a salvarci coll'osservanza de' divini precetti, e colla pratica delle sante virtù, né stiamo a sentire i novatori, i quali dicono che basta alla salute senza le opere la sola fede ne' meriti di Gesù Cristo: che Dio è l'autore di tutto il bene e del male che facciamo: che 'l decreto della nostra salvezza o perdizione è già fatto ab eterno, onde a quello non possiamo noi né aggiungere, né togliere colle nostre operazioni. Dio ci fa sapere che vuol salvi tutti ed a tutti dona la grazia, colla quale possono conseguire l'eterna salute: in oltre ha promesso di esaudire ognuno che umilmente lo prega; onde chi si perde, solo per sua colpa si perde. In oltre ci fa sapere che se ci abbiamo da salvare, dobbiamo salvarci per quei mezzi di salute ch'egli ci ha dati, come sono l'adempimento della divina legge, i sagramenti per cui ci son comunicati i meriti di Gesù Cristo, l'orazione per cui mezzo possiamo ottenere tutte le grazie che desideriamo, e secondo quest'ordine sta fatto il decreto


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da Dio, della nostra predestinazione o riprovazione, con darci la salute se corrispondiamo alle sue grazie, o punirci se le disprezziamo.

 

183. Tutta l'arte del demonio nel tenere ingannati gli eretici è posta nel farli lusingare, che nella loro credenza anche si possono salvare; così rispose Teodoro Beza a s. Francesco di Sales che lo stringeva sull'importanza della salute eterna: disse: Spero nella mia religione anche di salvarmi. Maledetta lusinga che li fa vivere ingannati, e così li fa entrare in morte nell'eternità, ove chi erra, non trova più rimedio all'errore. Almeno il pensiero di evitare il pericolo dell'eterna dannazione, morendo separato dalla chiesa romana, dovrebbe convertire ogni eretico. Questo pensiero mosse Errico IV. re di Francia a lasciare il calvinismo ed a farsi cattolico; fece egli radunare una conferenza di Cattolici e Calvinisti, indi dopo molti contrasti fra di loro, domandò a' Calvinisti, se nella religione cattolica potea salvarsi? quelli risposero che sì. Dunque, ripigliò Errico, e disse, se la fede della chiesa romana è sicura, quella della riformata almeno è dubbia, voglio morir nella sicura, e non nella dubbia.

 

184. Ma tutto il male de' miscredenti nasce dall'infezione del cuore attaccato ai miseri beni di questa terra. L'infermità del cuore rende inferma anche la mente, l'ottenebra, e così conduce tanti miserabili alla loro eterna rovina. Se essi procurassero di guarire il cuore con purgarlo da' vizj, ben riceverebbero la luce che farebbe loro conoscere la necessità di unirsi a quella chiesa, ove solamente si trova la salute. Ringraziamo pertanto noi, cattolici miei, la divina bontà, che fra 'l numero innumerabile di tanti infedeli e di eretici, ha voluto donare a noi la grazia di farci nascere e vivere in grembo della chiesa cattolica romana; e non siamo ingrati a questo beneficio divinogrande e sì speciale. Intanto affatichiamoci a corrispondere alla divina grazia, perché se alcuno di noi (che Dio non voglia) si perde, questo medesimo beneficio della fede sarà per esso uno de' maggiori tormenti dell'inferno.

 




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