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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Storia delle Eresie

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§. 1. Si prova che lo Spirito santo procede dal Padre e dal Figlio.

 

2. Ciò si prova per 1. colle parole di s. Giovanni: Cum autem venerit Paraclitus quem ego mittam vobis a Patre Spiritum veritatis qui a Patre procedit2. Con questo testo non solo restò dichiarato contro gli Ariani e Macedoniani il dogma definito poi dal concilio costantinopolitano, che lo Spirito santo procede dal Padre con quelle parole: Et in Spiritum sanctum Dominum et vivificantem et ex Patre procedentem etc., ma insieme che lo Spirito santo procede dal Figlio colle parole già riferite quem ego mittam vobis, le quali sono replicate in altri luoghi dello stesso vangelo di s. Giovanni: Si enim non abiero, Paraclitus non veniet ad vos; si autem abiero, mittam eum ad vos3. Paraclitus autem Spiritus sanctus, quem mittet Pater in nomine meo4. Nella divinità non può dirsi mandata una persona, se non da un'altra persona, da cui procede. Il padre, perché è l'origine della divinità, non mai si dice nella scrittura mandato: il Figliuolo perché procede dal solo Padre, dal solo Padre si dice mandato, ma non mai dallo Spirito santo: Sicut misit me vivens Pater etc. Misit Deus Filium suum factum ex muliere etc. Dunque se lo Spirito santo dicesi mandato dal Padre e dal Figlio, non meno dal Padre che dal Figlio procede. Tanto più che questa missione di una persona divina da un'altra non può intendersi né per via di comando, né per via d'istruzione, né in altro modo; poiché nelle divine persone è uguale l'autorità e la sapienza. Onde solamente s'intende una persona mandata da un'altra secondo l'origine e secondo la processione che una persona ha dall'altra; processione che non importadisuguaglianza, né dipendenza. Se dunque lo Spirito santo dicesi mandato dal Figlio, egli dal Figlio procede: Ab illo itaque mittitur, a quo emanat, scrive s. Agostino5; e poi soggiunge: Sed Pater non dicitur missus; non enim habet de quo sit, aut ex quo procedat.

 

3. I greci dicono che il Figlio non manda già la persona dello Spirito santo, ma i di lui doni di grazia che allo Spirito santo si attribuiscono. Ma si risponde che tale interpretazione non può sussistere; mentre nel luogo citato di s. Giovanni si dice che questo spirito di verità, mandato dal Figlio, procede dal Padre: quem ego mittam vobis a Patre, Spiritus veritatis, qui a Patre procedit. Dunque il Figlio non manda i doni dello Spirito santo, ma manda quello stesso Spirito di verità che procede dal Padre.

 

4. Si prova per 2. il dogma di tutti quei testi, ne' quali lo Spirito santo è chiamato Spirito del Figlio: Misit Deus Spiritum Filii sui in corda vestra6. Siccome altrove lo Spirito santo è chiamato Spirito del Padre: Non enim vos estis qui loquimini, sed Spiritus Patris


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vestri, qui loquitur in vobis1. Se dunque lo Spirito santo chiamasi Spirito del Padre, solo perché dal Padre procede; non per altra ragione ancora ivi è chiamato Spirito del Figlio, se non perché procede dal Figlio. Così parla s. Agostino2: Cur non credamus quod etiam de Filio procedat Spiritus sanctus, cum Filii quoque ipse sit Spiritus? E la ragione è chiara; mentre non può dirsi lo Spirito santo Spirito del Figlio, perché la persona dello Spirito santo è al Figlio consostanziale, come diceano i greci: altrimenti ancora il Figlio potrebbe dirsi Spirito dello Spirito santo, essendo parimente egli consostanziale allo Spirito santo. Né si può dire Spirito del Figlio, perché è istrumento del Figlio, o perché è la santità estrinseca del Figlio; poiché tali cose non possono dirsi delle persone divine: dunque si dice Spirito del Figlio: perché dal Figlio procede. Ciò volle significare Gesù Cristo medesimo allorché dopo la sua risurrezione si fece vedere a' suoi discepoli, ed allora: Insufflavit et dixit eis: Accipite Spiritum sanctum etc.3. Si dice insufflavit et dixit, per dinotare che siccome l'alito procede dalla bocca, così da esso procedea lo Spirito santo. Udiamo s. Agostino che mirabilmente spiega questo argomento4: Nec possumus dicere quod Spiritus sanctus et a Filio non procedat; neque enim frustra idem Spiritus et Patris et Filii Spiritus dicitur. Nec video, quid aliud significare voluerit cum sufflans in faciem discipulorum ait: Accipite Spiritum sanctum. Neque enim status ille corporeus... substantia Spiritus sancti fuit, sed demonstratio per congruam significationem non tantum a Patre, sed a Filio procedere Spiritum sanctum.

 

5. Si prova per 3. in tutti quei luoghi della sacra scrittura, in cui si dice che il Figlio ha tutto ciò che ha il Padre, e che lo Spirito santo riceve dal Figlio. Notiamo quanto dice s. Giovanni5: Cum autem venerit ille Spiritus veritatis, docebit vos omnem veritatem; non enim loquetur a semetipso, sed quaecunque audiet, loquetur, et quae ventura sunt annuntiabit vobis. Ille me clarificabit, quia de meo accipiet, et annuntiabit vobis. Omnia quaecunque habet Pater, mea sunt; propterea dixi, quia de meo accipiet, et annuntiabit vobis. Abbiamo in questo luogo espresso che lo Spirito santo riceve dal Figlio, de meo accipiet. Parlando delle divine persone, non può dirsi che una riceva dall'altra in altro senso, se non perché una persona procede dall'altra, da cui riceve. Lo stesso è ricevere che procedere; poiché ripugna il dire che lo Spirito santo, il quale è Dio uguale al Figlio, ed ha la stessa natura col Figlio, da esso poi riceva o la scienza o la dottrina. Si dice pertanto che riceve dal Figlio, perché da lui procede, e da lui riceve per comunicazione la natura e tutti gli attributi del Figlio.

 

6. Né vale qui la risposta de' greci, che nel luogo citato non dice Cristo che lo Spirito santo riceve a me, ma dice de meo, cioè de meo Patre. Non vale; perché Gesù stesso spiega questo testo colle parole che sieguono: Quaecunque habet Pater, mea sunt; propterea dixi quia de meo accipiet. Con queste parole ci fa sapere l'uno e l'altro, cioè che lo Spirito santo riceve dal Padre e dal Figlio, perché procede dal Padre e dal Figlio. La ragione è manifesta: se il Figlio ha tutto ciò che ha il Padre (eccettuata la sola paternità, che importa opposizion relativa alla filiazione), ed il Padre ha l'esser principio dello Spirito santo; dunque ancora questo esser principio ha il Figlio: altrimenti non avrebe tutto ciò che ha il Padre. Ciò appunto espresse Eugenio IV. nell'epistola dell'Unione: Quoniam omnia quae Patris sunt ipse Pater unigenito Filio suo, gignendo, dedit, praeter esse Patrem; hoc ipsum quod Spiritus sanctus procedit ex Filio, ipse Filius aeternaliter habet, a quo etiam aeternaliter genitus est. E prima di Eugenio avealo già scritto s. Agostino6,


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dicendo: Ideo ille Filius est Patris, de quo est genitus, iste autem Spiritus utriusque, quoniam de utroque procedit. Sed ideo cum de illo Filius loqueretur, ait de Patre procedit, quoniam Pater processionis eius est auctor, qui talem Filium genuit, et gignendo ei dedit ut etiam de ipso procederet Spiritus. Ed in questo luogo prevenne il santo dottore l'obbiezione di Marco Efesino, cioè che nella Scrittura si dice solo che lo Spirito santo procede dal Padre, non già dal Figlio: ma già avea detto sant'Agostino che intanto nella scrittura si esprime solamente che lo Spirito santo procede dal Padre, in quanto che il Padre generando il Figlio gli comunica ancora l'esser principio dello Spirito santo: Gignendo ei dedit ut etiam de ipso procederet Spiritus sanctus.

 

7. Conferma ciò s. Anselmo1 con quel principio abbracciato da tutti i teologi, cioè che in divinis omnia sunt unum, et omnia unum et idem, ubi non obviat relationis oppositio. Sicché in Dio quelle sole cose distinguonsi realmente, fra le quali vi è opposizione relativa di producente e prodotto. Il primo producente non può produrre se stesso, altrimenti nello stesso tempo sarebbe esistente e non esistente: esistente, perché produce se stesso; e non esistente, perché non esiste se non dopo che è stato prodotto; il che ripugna apertamente. E ripugna ancora a quell'altro certo assioma che nemo dat quod non habet; se il producente desse l'essere a se stesso prima di essere prodotto, darebbe a sé quell'essere che non ha. Ma Dio non ha l'essere da se stesso? Sì, ha l'essere da sé, ma non è che Dio l'essere a se stesso: Dio è un essere necessario che per necessità è stato e sempre sarà, ed egli l'essere a tutte le cose; altrimenti se Dio cessasse di esistere, tutte le cose insieme cesserebbero di essere. Ma tornando al punto, il Padre è il principio della divinità, e si distingue dal Figlio per l'opposizione che vi è tra loro di producente e prodotto. All'incontro in Dio quelle cose che non hanno tra di esse opposizione relativa, non si distinguono punto, ma sono una e la stessa cosa. Onde il Padre è lo stesso col Figlio in tutto ciò, in cui non si oppone relativamente al Figlio, né il Figlio al Padre nell'essere l'uno e l'altro principio nello spirare lo Spirito santo; perciò quantunque lo Spirito santo sia spirato e proceda dal Padre e dal Figlio, è articolo di fede definito così dal concilio generale di Lione II., come dal Fiorentino, che lo Spirito santo procede da un principio e da una spirazione, non già da due principj e due spirazioni: Nos damnamus, dissero i padri lugdunesi, et reprobamus omnes qui temerario ausu asserunt quod Spiritus sanctus ex Patre et Filio, tanquam ex duobus principiis, non tanquam ab uno procedat. Ed i padri fiorentini: Definimus quod Spiritus sanctus a Patre et Filio aeternaliter tanquam ab uno principio et unica spiratione procedat2. La ragione è perché una è la virtù di spirare lo Spirito santo così nel Padre, come nel Figlio, senza che s'incontri fra di essi alcuna opposizione relativa. Ond'è che siccome, quantunque il mondo sia stato creato così dal Padre, come dal Figlio e dallo Spirito santo, nondimeno perché una è la virtù di creare che spetta egualmente a tutte le tre persone, si dice uno essere il creatore; così perché una è la virtù di spirare lo Spirito santo, la quale egualmente è nel Padre e nel Figlio, perciò si dice che unico è il principio ed unica è la spirazione dello Spirito santo. Ma passiamo alle altre prove del punto principale, che lo Spirito santo procede dal Padre e dal Figlio.

 

8. Si prova per 4. la processione dello Spirito santo dal Padre e dal Figlio con questo altro argomento, che fu già addotto dai latini contro i greci nel concilio di Firenze, ed è questo: se lo Spirito santo non procedesse anche dal Figlio, dal Figlio non si distinguerebbe;


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la ragione è perché, siccome abbiam detto, in Dio non vi è distinzione reale fra quelle cose, fra le quali non passa opposizion relativa di producente e prodotto. Se lo Spirito santo non procedesse ancora dal Figlio, fra esso ed il Figlio non vi sarebbe alcuna opposizione relativa, e per conseguenza l'una persona non sarebbe dall'altra realmente distinta. A questa ragione così convincente diceano i greci che in tal caso anche vi sarebbe la distinzione, perché il Figlio procederebbe per l'intelletto del Padre, e lo Spirito santo per la volontà. Ma ben si rispose dai latini che ciò non basta a formare la distinzione reale tra il Figlio e lo Spirito santo: poiché al più sarebbe questa una distinzione virtuale, quale è quella che passa in Dio tra l'intellezione e la volizione; ma la fede cattolica insegna che le tre persone divine, benché siano della stessa natura e sostanza, son nondimeno tra di loro realmente distinte. È vero che alcuni padri, come s. Agostino e s. Anselmo, han detto che il Figlio e lo Spirito santo si distinguono ancora, perché diversamente procedono l'uno dall'intelletto e l'altro dalla volontà; ma essi dicendo ciò hanno parlato solo della causa rimota di questa distinzione; ma essi medesimi hanno troppo chiaramente espresso all'incontro che la causa prossima e formale della distinzione reale del Figlio e dello Spirito santo è l'opposizione relativa nella processione dello Spirito santo dal Figlio. Ecco come parla s. Gregorio Nisseno1: Distinguitur Spiritus a Filio, quod per ipsum est. E così s. Agostino medesimo addotto dai contrari2: Hoc solo numerum insinuant quod ad invicem sunt. E s. Giovanni Damasceno3: In solis autem proprietatibus, nimirum paternitatis, filiationis et processionis, secundum causam et causatum, discrimen advertimus. E il concilio Toletano XI. al capo 1. disse: In relatione personarum numerus cernitur; hoc solo numerum insinuant quod ad invicem sunt.

 

9. Per ultimo si prova colla tradizione di tutti i secoli, la quale apparisce dalle sentenze di quei padri greci, dei quali essi greci ben riconoscono l'autorità; e di alcuni altri padri latini che hanno scritto prima dello scisma dei greci. San Epifanio nell'Ancorato dice così: Christus ex Patre creditur, Deus de Deo, et Spiritus ex Christo, aut ex ambobus. E nella eresia 76. scrive: Sanctus autem Spiritus ex ambobus: Spiritus ex Spiritu. S. Cirillo4 scrive: Et ex Deo quidem secundum naturam Filius (genitus est enim ex Deo et ex Patre) proprius autem ipsius et in ipso et ex ipso Spiritus est. Ed altrove5: Quoniam ex essentia Patris, Filiique Spiritus, qui procedit ex Patre et ex Filio. S. Atanasio6 spiega la processione dello Spirito santo dal Figlio con termini equivalenti: Nec Spiritus Verbum cum Patre coniungit, sed potius Spiritus hoc a Verbo accipit... quaecumque Spiritus habet, hoc a Verbo habet. S. Basilio7 al quesito d'un eretico: perché lo Spirito santo non si nomini Figlio del Figlio? risponde: Non quod ex Deo non sit per Filium, sed ne Trinitas putetur esse infinita multitudo, si quis eam suspicaretur, ut fit in hominibus, filiis ex filiis habere. De' padri latini Tertulliano8 scrisse: Filium non aliunde deduco, sed de substantia Patris... Spiritum non aliunde puto, quam a Patre per Filium. S. Ilario9 dice: Loqui de eo (Spiritu sancto) non necesse est, qui Patri et Filio auctoribus confitendus est. S. Ambrogio10 dice: Spiritus quoque sanctus, cum procedit a Patre et Filio etc. Ed altrove11: Spiritus sanctus vere spiritus, procedens quidem a Patre et Filio, sed non est ipse Filius.

 

10. Lascio le autorità di altri padri così greci come latini, le quali furono raccolte da Giovanni teologo contro


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Marco Efesino nel concilio di Firenze, le cui cavillazioni furono dallo stesso Giovanni allora ben confutate. Ma quel che più importa è il vedere l'autorità di più concilj generali che hanno fermamente stabilito questo dogma, come sono il concilio Efesino, il concilio di Calcedonia, il concilio Costantinopolitano II. e III, con approvare la lettera sinodica di s. Cirillo Alessandrino, nella quale era espresso il dogma della processione dello Spirito santo dal Padre e dal Figlio in questi termini: Spiritus appellatus est veritatis, et veritas Christus est; unde et ab isto similiter, sicut ex Patre procedit. Nel concilio lateranese IV. celebrato nell'anno 1215 sotto Innocenzo III., unitamente i latini coi greci definirono (nel capo 153): Pater a nullo, Filius autem a solo Patre, ac Spiritus sanctus ab utroque pariter, absque initio semper, ac sine fine. Nel concilio II. di Lione celebrato nell'anno 1274 sotto Gregorio X., quando i greci di nuovo riunironsi coi latini, fu definita concordemente, come si è detto, la processione dello Spirito santo dal Padre e dal Figlio: Fideli ac devota confessione fatemur quod Spiritus sanctus ex Patre et Filio, non tanquam ex duobus principiis, sed tanquam ab uno principio, non duabus spirationibus, sed unica spiratione procedit.

 

11. Finalmente nel concilio Fiorentino celebrato sotto Eugenio IV. nell'anno 1438, in cui di nuovo si fece la riunione de' greci co' latini, fu definito di comun consenso: Ut haec fidei veritas ab omnibus christianis credatur et suscipiatur, sicque omnes profiteantur quod Spiritus sanctus ex Patre et ex Filio aeternaliter, tanquam ab uno principio et una spiratione, procedit... Definimus insuper explicationem verborum illorum Filioque, veritatis declarandae gratia, et imminente tunc necessitate, licite ac rationabiliter symbolo fuisse appositam. Or tutti questi concilj, nei quali i greci riunitisi coi latini definirono la processione dello Spirito santo dal Padre e dal Figlio, ci porgono un argomento invincibile contro gli scismatici per convincerli di eresia; altrimenti dovrebbesi dire che tutta la chiesa latina e greca unitamente in tre concilj generali ha definito un errore.

 

12. Circa poi le ragioni teologiche, già di sopra ne abbiamo addotte due principalissime. La prima è che il Figlio ha tutto ciò che ha il Padre, eccettuata la sola paternità, la quale è incompossibile colla filiazione: Omnia quaecumque habet Pater, mea sunt1. Dunque se il Padre ha la virtù di spirare lo Spirito santo, questa medesima virtù compete anche al Figlio, mentre fra la spirazione attiva e la filiazione non vi è opposizione relativa. La seconda ragione è che se lo Spirito santo non procedesse dal Figlio, egli non si distinguerebbe realmente dal Figlio, perché non vi sarebbe tra loro veruna opposizione relativa, né distinzione reale, e per conseguenza si distruggerebbe il mistero della Trinità. Le altre ragioni apportate da' teologi o si riducono alle già dette, o sono di congruenza; onde le tralasciamo.

 




2 Ioan. 15. 26.



3 Ioan. 16. 7.



4 Ioan. 14. 26.



5 L. 4. de Trin. c. 20.



6 Gal. 4. 6.

1 Matth. 10. 20.



2 Tract. 99. in Ioan.



3 Ioan. 20. 22.



4 L. 4. de Trinit. c. 20.



5 16. 13.



6 L. 2. (alias 3.) contra Max. c. 14.

1 L. de Proc. Spir. sanct. c. 7.



2 S. Greg. Nyss. l. ad Ablavium.

1 L. ad Ablavium.



2 Tract. 39. in Ioan.



3 L. 1. de fide c. 11.



4 In Ioelem c. 2.



5 L. 14. Thesaur.



6 Orat. 3. contra Arian. n. 24.



7 S. Basil. l. 5. contra Eunom.



8 L. contra Praxeam. c. 4.



9 L. 2. de Trin.



10 L. 1. de Spir. sanct. c. 11. al 10.



11 De Symb. ap. c. 30.

1 Ioan. 16. 15.




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