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S. Alfonso Maria de Liguori
Traduzione de' Salmi e de' Cantici

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FERIA II. – ALLE LAUDI

Salmo 1. (50. del salterio.)

Davide penitente deplora le sue colpe. Ben si esprime in questo salmo l'afflizione che ha della sua colpa un peccatore contrito che umiliato ne cerca perdono a Dio.

Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam. Mio Dio, abbiate di me pietà; e siccome io sono un gran peccatore, così voi usate verso di me una gran misericordia.

Et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam. E secondo l'abbondanza delle vostre misericordie, cancellate dall'anima mia tutti i miei peccati.

Amplius lava me ab iniquitate mea; et a peccato meo munda me. Lavatemi sempre più e purgatemi dalle sozzure delle mie colpe.

Quoniam iniquitatem meam ego cognosco; et peccatum meum contra me est semper. Poiché io ben conosco l'enormità del mio peccato; il quale continuamente mi sta davanti gli occhi e mi rinfaccia il male che ho fatto.

Tibi soli peccavi, et malum coram te feci; ut iustificeris in sermonibus tuis et vincas cum iudicaris. Signore, contra voi solo io ho peccato, ed ho avuto l'ardire di fare il male innanzi agli occhi vostri; ma spero il perdono che voi avete promesso a' peccatori pentiti; ut iustificeris in sermonibus tuis, e così voi resterete giustificato, in sermonibus tuis, cioè per ragione delle vostre promesse di perdonar a chi si pente: et vincas cum iudicaris, e così vincerete, cioè chiuderete la bocca a' miei nemici, che pensano non esser giusto ch'io riceva il perdono d'un peccatogrande1.

Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum et in peccatis concepit me mater mea. Misero! io sono stato conceputo in peccato; quando mi concepì mia madre, io già comparvi al mondo peccatore; come dicesse: ma, Signore,


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che speravi da un uomo conceputo nel peccato? Grozio spiega: io fui reo da che nacqui. Ma in ciò il commento par che aderisca a Socino, che nega il peccato originale, il quale si contrae sin dalla concezione; quando per contrario questo testo è forse il più chiaro che ci dimostra il peccato originale, nel quale son conceputi tutti gli uomini.

Ecce enim veritatem dilexisti; incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi. Voi amate la verità e chi confessa la sua colpa; io confesso la mia ingratitudine, mentre voi mi avete favorito in palesarmi i segreti della vostra sapienza, incerti ed occulti agli altri.

Asperges me hyssopo et mundabor; lavabis me et super nivem dealbabor. Aspergetemi coll'issopo, e sarò mondo; lavato da voi, resterò bianco più che la neve. Come abbiamo dal Levitico, c. 14., i lebbrosi coll'aspersione del sangue delle vittime per mezzo dell'issopo restavan purificati; e così vuol dire: Signore, purificatemi sempre più.

Auditui meo dabis gaudium et laetitiam; et exultabunt ossa humiliata. Col farmi intendere che mi avete perdonato darete all'anima mia un gaudio ed un'allegrezza tale che anche le mie ossa (cioè tutte le mie potenze interne afflitte) esulteranno di giubilo.

Averte faciem tuam a peccatis meis; et omnes iniquitates meas dele. Mio Dio, voltate dunque la faccia dai miei peccati; viene a dire, non vogliate più mirarli; e cancellate dall'anima mia tutte le mie colpe che vi davano orrore.

Cor mundum crea in me, Deus; et spiritum rectum innova in visceribus meis. Mutatemi il cuore, mio Dio, e datemi un cuore puro, che non ami altro che voi; e rinnovate nelle mie viscere, cioè nel mio interno, quello spirito retto ch'io ho perduto col peccato.

Ne proiicias me a facie tua; et spiritum sanctum tuum ne auferas a me. Non mi discacciate dalla vostra faccia e non mi private del vostro santo spirito.

Redde mihi laetitiam salutaris tui; et spiritu principali confirma me. Rendetemi l'allegrezza della salute che mi avete donata; e confermatemi nel bene per mezzo di uno spirito principale, cioè forte, da voi ispirato.

Docebo iniquos vias tuas; et impii ad te convertentur. Io vi prometto per lo scandalo da me dato di istruire i peccatori delle vostre leggi; e spero ch'essi si convertiranno a voi.

Libera me de sanguinibus Deus, Deus salutis meae; et exultabit lingua mea iustitiam tuam. Il p. Rotigni e il p. Lallemand molto verisimilmente spiegano la parola de sanguinibus per li rimorsi di coscienza che affliggevano Davide a cagione del sangue di Uria da lui fatto spargere. Onde si spiega: O Dio della mia salute, liberatemi da' rimorsi del sangue che ingiustamente ho fatto spargere; e la mia lingua giubilerà in lodare la vostra misericordia. Il Bellarmino, spiegando la parola iustitiam tuam, dice che il perdono de' peccati è misericordia rispetto a noi, ma è giustizia rispetto a Gesù Cristo, che colla sua morte ci ha meritato il perdono; e questa è la giustizia divina di cui Davide intendea parlare.

Domine, labia mea aperies; et os meum annuntiabit laudem tuam.


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Signore, voi aprirete le mie labbra, e la mia bocca predicherà le vostre lodi.

Quoniam, si voluisses, sacrificium dedissem utique; holocaustis non delectaberis. Se per soddisfare il mio peccato aveste voluti da me sacrificj, io volentieri ve li avrei offerti; ma io ben so che voi non vi dilettate di olocausti.

Sacrificium Deo spiritus contribulatus; cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies. Il sacrificio a voi, mio Dio, gradito, è un animo afflitto per lo suo peccato; un cuore contrito ed umiliato voi non sapete disprezzare.

Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion; ut aedificentur muri Ierusalem. Come dicesse: Signore, se io non merito di esser esaudito, guardate con occhio benigno la vostra città (per cui s'intende Sionne) e secondo la vostra buona volontà, cioè secondo il vostro beneplacito in eleggerla per vostra sede, favoritela, sì che le mura di Gerusalemme, le quali son rovinate, di nuovo sieno edificate.

Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes et holocausta; tunc imponent super altare tuum vitulos. Allora voi accetterete con gioia i miei sacrificj di giustizia (cioè, come intende il Bellarmino, il mio ossequio giustamente a voi dovuto) e tutte le mie offerte ed olocausti; ed allora molti, al mio esempio, vi offeriranno sul vostro altare vittime di vitelli, cioè vittime più elette, poiché il sacrificio del vitello era il più nobile.

Salmo 2. (5. del salterio.)

Questo salmo conviene ad un uomo giusto, e gl'insegna come portarsi nelle avversità e come consolarsi colla confidenza in Dio. Indi si parla della felicità della patria celeste, ove si premia la pazienza de' tribolati.

Verba mea auribus percipe, Domine; intellige clamorem meum.

Intende voci orationis meae, rex meus et Deus meus. Signore prestate orecchio alle mie parole, cioè alle mie preghiere; attendete a quel che vi dimando, voi che siete il mio re ed il mio Dio. Iddio ascolta tutto e tutto intende, ma talvolta dimostra non sentire o non capire, perché la preghiera o non è giusta o pure è mal fatta; perciò dice Davide: Signore, ascoltatemi ed intendetemi.

Quoniam ad te orabo, Domine; mane exaudies vocem meam. Poiché a voi ricorrerò sempre, o mio Signore; e so certo, secondo le vostre promesse, che voi sempre esaudirete le mie preghiere.

Mane adstabo tibi et videbo; quoniam non Deus volens iniquitatem tu es. Sin dalla mattina mi porrò alla vostra presenza a pregarvi; ed avrò sempre avanti gli occhi che voi odiate ogni iniquità.

Neque habitavit iuxta te malignus; neque permanebunt iniusti ante oculos tuos. I malvagi non troveranno luogo vicino a voi; né dimoreranno alla vostra presenza.

Odisti omnes qui operantur iniquitatem; perdes omnes qui loquuntur mendacium. Voi odiate tutti gl'iniqui; e farete perire tutt'i bugiardi.

Virum sanguinum et dolosum abominabitur Dominus; ego autem in multitudine misericordiae tuae.

Introibo in domum tuam; adorabo ad templum sanctum tuum in timore tuo. Gli uomini sanguinarj e ingannatori sono abbominati dal Signore; ma io, favorito dall'abbondanza della vostra misericordia, entrerò nella vostra casa e pieno di rispetto vi adorerò nel vostro santo tempio.

Domine, deduc me in iustitia tua; propter inimicos meos dirige in


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conspectu tuo viam meam. Signore, guidatemi secondo la vostra giustizia; e per confondere i miei nemici dirigetemi in modo ch'io cammini sempre alla vostra presenza.

Quoniam non est in ore eorum veritas; cor eorum vanum est. In bocca loro non vi è verità, e il loro cuore è pieno di vanità.

Sepulcrum patens est guttur eorum, linguis suis dolose agebant; iudica illos Deus. La loro bocca è un sepolcro aperto che puzza di malignità, mentre impiegano le loro lingue a tramare inganni; mio Dio, giudicateli e puniteli come meritano.

Decidant a cogitationibus suis; secundum multitudinem impietatum eorum expelle eos; quoniam irritaverunt te, Domine. Vadano a terra i loro disegni, e secondo le molte loro iniquità discacciateli da voi; poiché, Signore, hanno avuto l'ardire di provocarvi a sdegno.

Et laetentur omnes qui sperant in te; in aeternum exultabunt; et habitabis in eis. All'incontro si rallegrino tutti quei che sperano in voi, e sempre esultino di allegrezza, poiché voi dimorerete in essi.

Et gloriabuntur in te omnes qui diligunt nomen tuum; quoniam tu benedices iusto. Ben si glorieranno in voi tutti quei che amano la gloria del vostro nome; poiché voi benedirete ogni uomo giusto.

Domine, ut scuto bonae voluntatis tuae coronasti nos. Signore, voi ci avete circondato d'ogni intorno collo scudo della vostra buona volontà, che ci assicura da tutti gl'insulti de' nemici.

Seguitano i salmi: Deus, Deus meus etc. 62., Deus misereatur nostri etc. 66. Vedi pag. 651. e 652.

Cantico d'Isaia profeta al cap. 12.

Isaia, dopo aver predetto la venuta del Messia, la vocazione de' gentili e 'l ritorno degl'israeliti da Babilonia, ov'erano schiavi, nella terra promessa, suggerì loro a cantar questo cantico in ringraziamento al Signore. La chiesa poi lo fa cantare in memoria della legge di grazia dataci da Gesù Cristo, colla quale egli ci ha liberati dalla servitù del demonio.

Confitebor tibi, Domine, quoniam iratus es mihi; conversus est furor tuus et consolatus es me. Signore, io sempre vi ringrazierò; poiché dopo esservi meco giustamente adirato per le mie colpe, il vostro sdegno si è voltato in clemenza e mi ha consolato.

Ecce Deus salvator meus; fiducialiter agam et non timebo.

Quia fortitudo mea et laus mea Dominus; et factus es mihi in salutem. Ecco che il mio Dio egli stesso è venuto a salvarmi; da ogg'innanzi dunque io vivrò pieno di fiducia e senza timore; poiché il Signore sarà la mia fortezza e l'oggetto delle mie lodi, giacché ha voluto farsi il mio Salvatore.

Haurietis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris; et dicetis in die illa: confitemini Domino et invocate nomen eius. Qui il profeta si volge a parlare a' fedeli, e dice: O beati fedeli, voi con giubilo caverete dalle stesse fonti del Salvatore le acque di salute; cioè della sacra dottrina, come espongono s. Cirillo e s. Girolamo, o pure de' sacramenti, come s. Ambrogio ed Origene, o pure de' doni dello Spirito santo, come s. Bernardo. E direte poi in quel giorno tra voi: Date lodi al Signore ed invocate il suo nome.

Notas facite in populis adinventiones eius; mementote, quoniam excelsum est nomen eius. Fate palesi a' popoli le sue amorose invenzioni; e ricordatevi sempre di lodarlo, poiché troppo grande e sublime è il suo nome.

Cantate Domino, quoniam magnifice fecit; annuntiate hoc in universa


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terra. Date onore al Signore per la magnificenza da lui operata in trasportarci dalla morte alla vita; predicate ciò in tutta la terra.

Exulta et lauda, habitatio Sion; quia magnus in medio tui sanctus Israel. Esulta di gaudio, o abitazione di Sionne, cioè, o ceto de' fedeli, o santa chiesa; perché il grande Iddio, il santo d'Israele, cioè l'Emanuello aspettato da Israele, sta in mezzo di te, perpetuamente presente per arricchirti di grazie.

Seguitano il salmo 5. Laudate Dominum de coelis, i salmi 6. e 7. posti nelle Laudi della Domenica, e il cantico Benedictus. Vedi pag. 653. 654. e 655.




1 Questo verso da diversi autori viene diversamente spiegato. Il Bellarmino, il Tirino e il Mattei lo spiegano così. A te solo ho peccato come giudice, siccome commentarono prima s. Cirillo e s. Gregorio: Tibi soli ut iudici, cioè a voi solo che mi avete da giudicare: poiché quantunque io abbia offeso anche il prossimo, cioè Uria coll'uccisione e il popolo collo scandalo, nondimeno di voi solo temo, perché voi solo mi avete da giudicare e mi potete punire, e non già gli uomini, essendo io re che non ha giudice sulla terra. È bello il commento, ma a me è paruto più semplice e più proprio quello che ho posto di sovra: Signore, io contra voi solo ho peccato; perché del solo Dio era la legge offesa da Davide. Né osta il dire ch'egli aveva anche offeso Uria e il popolo; perché queste offese in tanto erano peccati, in quanto erano trasgressioni alla legge divina, giacché tutta la malizia del peccato consiste nel trasgredir le divine leggi secondo quel che scrive l'apostolo: Sed peccatum non cognovi nisi per legem (Rom. 7. 7.). Onde giustamente Davide dicea: Contra voi solo ho peccato, perché di voi solo ho offesa la legge.

Indi soggiunse: Ut iustificeris in sermonibus tuis et vincas cum iudicaris. Scrive Teodoreto che la particola ut qui non dinota cagione, ma conseguenza. Onde il senso di tutto il verso è questo: Signore, voi solo io ho offeso avanti gli occhi vostri, ma spero da voi il perdono che avete promesso a chi si pente; e così avverrà ut iustificeris in sermonibus tuis, cioè che restiate giustificato in perdonarmi, in sermonibus tuis, cioè secondo le vostre promesse di perdonare ai peccatori pentiti: et vincas cum iudicaris, e così vincerete, cioè chiuderete la bocca a' miei nemici che ardiscono dire non esser cosa giusta ch'io riceva da voi il perdono di un tanto mio peccato allorché mi giudicherete; mentre la parola iudicaris è lo stesso che iudicaveris.






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