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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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PENE CHE PATIRÀ IL DANNATO NELLE SUE POTENZE1

 

Il dannato sarà tormentato nella Memoria. Il misero in quella fossa di pene non perderà mai di vista per suo maggiore2 tormento il tempo, che ha avuto in vita di fare bene e di rimediare al mal fatto; ma vedrà che allora è finita ogni speranza di rimedio. Si ricorderà di tanti lumi ricevuti da Dio, di tante chiamate amorose, di tante offerte del perdono che gli sono state fatte, ma tutte disprezzate; e vedrà che allora tutto è finito, altro non resta che penare e disperarsi per tutta l'eternità.

Ah Gesù mio, il vostro sangue e la vostra morte sono la speranza mia. Deh non permettete ch'io vada all'inferno a maledire le stesse grazie, che voi mi avete fatte.

 

Sarà tormentato il dannato nell'Intelletto, col pensar continuamente al paradiso, che volontariamente ha voluto perdere. Gli starà sempre avanti gli occhi la felicità immensa, che godono i beati in quella patria di delizie; e questo pensiero gli renderà più tormentosa la vita infelice, che fa, e dovrà fare eternamente in quella carcere di disperati.

Ah mio Redentore, dunque se io moriva, quando stava in peccato, non avrei più speranza di godervi in paradiso! Voi avete data la vita per farmi acquistare il paradiso, ed io l'ho perduto per niente, perdendo la vostra grazia! Signore, io v'amo3 e mi pento di avervi offeso, e spero alla4 vostra passione di venire ad amarvi per sempre in paradiso.


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Sarà tormentato più fieramente poi nella Volontà, in veder che gli è negata ogni cosa che vuole, ed è afflitto da tante pene che non vuole. Il misero dunque nell'inferno non avrà mai niente di quel che desidera, ed avrà sempre tutto quello che abborrisce. Vorrebbe uscire da' tormenti e trovar pace; ma non avrà mai pace, e sarà sempre tra i tormenti. La stessa sua volontà perversa sarà il suo maggior tormento, in vedere che odia il suo Dio, nello stesso tempo che conosce essere il sommo bene e degno d'infinito amore.

Così è mio Dio, voi siete un infinito bene, degno d'infinito amore, ed io v'ho cambiato5 per niente! Oh fossi morto prima e non vi avessi fatta quest'ingiuriagrande! V'amo, mio sommo bene. Abbiate pietà di me e non permettete che io segua ad esservi ingrato. Io rinunzio a tutti i diletti della terra, e mi eleggo voi per unico mio bene. Io sarò sempre vostro, e voi sarete sempre mio. Così spero, mio Dio, mio amore, mio tutto. "Deus meus, et omnia".6

O Maria, voi tutto potete con Dio, fatemi santo.

 




1 [8.] Questa meditazione sembra ispirata ad una consimile di C. G. ROSIGNOLI, Verità eterne, lez. VI, §. II Delle pene nelle potenze dell'anima; Bologna 1689, 111-119.



2 [10.] maggiore) maggior ND V B B1 B2.

3 [29.] v'amo) vi amo B1 B2.

4 [30.] alla ) per la B B1 B2.

5 [10.] v'ho) vi ho B1 B2.

6 [15.] MARCO DA LISBONA, Croniche degli ordini istituiti dal Padre S. Francesco, p. I, l. I, c. 8: I, Venezia 1582, 14: «S. Francesco passato alquanto di tempo, si levò dal letto, e inginocchiatosi col volto e con le mani verso il cielo, infervorato del divino amore, cominciò a orare dicendo: Deus meus, et omnia: Dio mio, che sei ogni cosa, o Dio mio, nel quale sono tutte le tue cose, o Dio mio che sei tutt'il mio bene. Queste sole parole sentiva il Quintavalle spesse volte ripetere dal santo, con abbondantissime lagrime». Cfr. Opera B. P. Francisci, Oratio quotidiana, Pedeponti 1739, 20.




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