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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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IL PENAR DELL'INFERNO È PURO PENARE

 

In questa vita ogni uomo che patisce, tribolato che sia, sempre da quando in quando riceve qualche sollievo o qualche riposo almeno al suo patire. Patisce quel povero infermo tutto il giorno dolori di viscere o di podagra; ma giungendo la notte, prende un poco di sonno e si solleva. Poveri dannati! per voi non v'è1 mai sollievo, non mai riposo. Sempre a piangere, sempre a patire, e patire tormenti così acerbi, senza aver mai per tutta l'eternità un momento di tregua.

Ecco la vita che mi toccava, o Gesù mio, se mi aveste fatto morire, quando io stava in peccato. Caro mio Redentore, non ricuso patire, ma vi voglio amare.

 

In questa vita col patire gli stessi dolori si fa l'abito a soffrirli, e col tempo certamente si va2 minorando la pena da quella, che al principio si sente. Ma patendo i dannati per tutta l'eternità quei tormenti che soffrono, coll'abito forse di tanti anni si minorerà mai la loro pena? No, perché i dolori dell'inferno sono sì grandi e sensitivi, che in capo a cento e mille anni si sentiranno dello stesso modo, come la prima volta ch'entrarono3 nell'inferno.

"In te Domine speravi, non confundar in aeternum".4 Signore, io so certo che tante volte mi ho meritato l'inferno, ma so certo ancora che voi non volete la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Mio Dio, non voglio esser ostinato, mi pento con tutta l'anima di avervi offeso, e v'amo5 più di me stesso; restituitemi voi la vita; la vita mia è la vostra grazia.

 

In questa terra poi se taluno patisce assai, almeno è compatito da' parenti e dagli amici; e questo almeno è pur qualche sollievo. Ma che miseria sarebbe di taluno, che patendo dolori acerbi, sì che per lo spasimo si andasse rotolando per terra, venissero gli stessi parenti


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ed amici a calpestarlo, rimproverandogli i suoi misfatti per cui patisce, dicendogli senza pietà: "Arrabbiati, disperati, te lo meriti così6 patire". Miseri dannati! patiscono essi tutti i tormenti, e li patiscono continuamente senza alcun sollievo o riposo, e non hanno chi li compatisce. Iddio no, non può compatirli, perché son7 nemici: la divina Madre neppure: neppure gli Angeli e i santi, anzi tutti godono della sua8 pena. E nello stesso tempo i demoni che fanno? gli calpestano e lor rimproverano l'offese fatte a Dio, per cui giustamente son castigati.

O Maria, madre mia, abbiate di me pietà, perché ancora è tempo che potete aver di me compassione e raccomandarmi a Dio.

E voi, Gesù mio, che per aver compassione di me non avete avuta compassione di voi stesso, morendo per me in croce, salvatemi, e la salute mia sia l'amarvi per sempre. Mi pento, Signore, di avervi offeso, e v'amo9 con tutto il cuore.

 




1 [9.] v'è) vi è B1 B2.

2 [16.] si va) si sta B NS.

3 [21.] ch'entrarono) che entrarono B B1 B2.

4 [22.] Ps.,30, 2.

5 [26.] v'amo) vi amo B B1 B2.

6 [2.] così) di così B B1 B2.

7 [5.] son) sono B B1 B2.

8 [6.] sua) loro B2.

9 [14.] v'amo) vi amo B B1 B2.




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