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S. Alfonso Maria de Liguori
Via della salute

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MED. XII. Nel mercoledì santo

PAROLE DETTE DA GESÙ IN CROCE

 

Mentre Gesù in croce è oltraggiato da quella barbara gente, egli che fa? prega per essi e dice: "Padre mio perdonali, perché non sanno quel che si fanno".1 O Padre Eterno, udite il vostro Figlio diletto, che prega morendo a perdonare me ancora, che tanto vi ho oltraggiato. Indi Gesù rivolto al buon ladrone, che lo prega ad averne pietà risponde: "Oggi sarai meco in paradiso".2 Oh quanto è vero quel che dice il Signore per Ezechiele che quando il peccatore si pente delle sue colpe, egli quasi si scorda di tutte le offese che gli ha fatte: "Si autem impius egerit poenitentiam... omnium iniquitatum eius non recordabor" (Ez. 18. 21 et 22).

Oh fosse vero, Gesù mio, che non vi avessi mai offeso! ma giacché il male è fatto, sì, scordatevi vi prego de' disgusti, che v'ho3 dati; e per quella morte amara che per me avete sofferta, portatemi al vostro regno dopo la mia morte; e mentre vivo, fate che l'amor vostro regni sempre nell'anima mia.

 

Gesù agonizzante sulla croce, stando tutto tormentato nelle sue membra e tutto afflitto nell'anima, va trovando chi lo consoli. Guarda Maria, ma quell'addolorata Madre col suo dolore più l'affligge. Guarda d'intorno e non ha chi lo conforti. Chiede conforto al Padre, ma il Padre vedendolo coverto4 di tutti i peccati degli uomini, anch'egli lo abbandona: ed allora fu che Gesù gridò a gran voce: "Clamavit Iesus voce magna dicens, Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?" (Matth. 27).5 Dio mio, Dio mio, e perché voi ancora mi avete abbandonato? Questo abbandono dell'Eterno Padre fece che la morte di Gesu-Cristo fosse la morte più amara, che mai abbia avuta alcun penitente o alcun martire, mentre fu una morte tutta desolata e priva d'ogni sollievo.

O Gesù mio, come ho potuto viver tanto tempo scordato di voi? Vi ringrazio che voi non vi siete scordato di me. Deh vi prego a ricordarmi


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sempre la morte amara, che avete abbracciata per amor mio, acciocch'io6 non mi scordi mai dell'amore, che m'avete portato.

 

Indi sapendo Gesù che già era consumato il suo sagrificio, disse che avea sete: "Dicit, Sitio" (Io. 19).7 E quei manigoldi gli porsero alla bocca una spugna piena d'aceto e fiele.

Ma, Signore, voi non vi lagnate di tanti dolori, che vi tolgono la vita, e poi vi lagnate della sete? Ah v'intendo Gesù mio, la vostra sete è sete d'amore, perché voi ci amate, desiderate d'essere amato da noi. Deh aiutatemi a discacciar dal mio cuore tutti gli affetti, che non sono per voi: fate ch'io8 non ami altro che voi, ed altro non desideri che di fare la vostra volontà. O volontà di Dio, voi siete l'amor mio.

O Maria, madre mia, impetratemi la grazia di non voler altro, se non quel che vuole Dio.

 




1 [5.] Luc., 23, 34: «Pater, dimitte illis; non enim sciunt quid faciunt».

2 [8.] Luc., 23, 43: «Hodie mecum eris in paradiso».

3 [14.] v'ho) vi ho B B1 B2.

4 [22.] coverto) coperto B B1 B2.

5 [25.] Matth., 27, 46.

6 [2.] acciocch'io) acciocché io B B1 B2.

7 [4.] Io., 19, 28.

8 [10.] ch'io) che io B B1 B2.




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