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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 4. De' santi Agricola e Vitale e di un altro s. Vitale martire.

1. S. Agricola fu gentiluomo della città di Bologna, e menava una vita


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molto cristiana, allorché regnava la persecuzione di Diocleziano. Egli per la bontà che usava con tutti si avea di tutti, anche de' gentili, conciliata la stima e l'affetto. Teneva esso al suo servizio un altro sant'uomo chiamato Vitale, che lo serviva con gran fedeltà, e perché ambedue amavano assai Gesù Cristo, scambievolmente si aiutavano nella pratica delle sante virtù, e si animavano a dar la vita, quando Dio così disponesse, per la santa fede. Ma toccò a Vitale di essere il primo ad esser martire, ed andare avanti (come dice s. Ambrogio) a preparare il luogo al suo padrone in cielo. I nemici della fede, avendolo preso per indurlo a rinunziar Gesù Cristo, lo tormentarono in modo che non gli lasciarono alcun membro del corpo che non fosse impiagato. Egli fu sempre costante a confessare il nome di Gesù Cristo, il quale, stando Vitale vicino a consumare il suo sacrificio, mandò un angelo a mostrargli in una visione la corona che gli preparava in cielo. Onde il santo prima di spirare nel suo supplicio fece questa preghiera: Gesù, mio Salvatore e Dio, comandate che l'anima mia venga a voi, come desidero, e riceva la corona che il vostro angelo mi ha mostrata. E finita questa orazione glorioso volossene al cielo.

2. I persecutori co' tormenti e colla morte di Vitale si lusingarono di indurre il suo padrone Agricola a rinnegar la fede. Ma avendo cominciato a persuadergli di ubbidire agli editti imperiali con sacrificare agl'idoli, videro che le loro parole riuscivan tutte vane. Poiché Agricola in vece di esser rimasto spaventato dagli aspri tormenti dati a Vitale e dalla di lui morte, avea preso maggior coraggio e desiderio di essergli compagno nella corona con dar la vita per Gesù Cristo. Onde disperando i nemici di rimuoverlo dalla fede lo condannarono a morte, ed ebbe la sorte di soffrire una morte simile a quella di Gesù Cristo, poiché lo fecero morir crocifisso inchiodando le sue membra con molti chiodi sulla croce.

3. I corpi di questi due santi martiri insieme cogli stromenti del loro supplicio furon seppelliti in un cimiterio, dove giacquero sconosciuti sino al tempo in cui manifestò il Signore a s. Ambrogio il luogo della loro sepoltura. Onde passando s. Ambrogio nell'anno 393. per Bologna, ritrovò già il lor prezioso deposito, e con molto onore li trasferì in una chiesa. Prese per sé una parte del sangue de' santi martiri e della croce di s. Agricola, che ritrovò nel sepolcro, e le portò a Firenze, collocandole nell'altare di una chiesa, ch'egli poi consacrò in quella città. Ed in questa occasione fece il santo un sermone, che si ritrova nel tomo 3. delle sue opere, da cui si è ricavato il martirio qui scritto, il quale si ricava ancora dagli atti raccolti dal Ruinart.

Di un altro s. Vitale.

1. Si aggiunge qui il trionfo di un altro s. Vitale d'una famiglia nobile di Milano. Egli era cristiano con tutta la sua famiglia ed era di santi costumi. Avea servito nell'esercito dell'imperatore, e perciò si trovava amico del console Paolino, al favore di cui fidato si prendea la libertà di assistere a' cristiani perseguitati, soccorrendoli ne' loro bisogni e visitandoli nelle carceri e pure nelle caverne


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ove stavano nascosti.

2. Paolino era gran nemico dei cristiani; ma non sapendo che Vitale fosse cristiano, l'invitò a venir seco in Ravenna, dove giunto il santo, intese che un certo cristiano chiamato Ursicino, medico di professione, essendo condotto ad esser tormentato per la fede, vacillava e stava in rischio di apostatare; onde Vitale lasciando il console corse al luogo de' tormenti e trovando già Ursicino quasi vicino a cedere gli disse: E come, amico? voi avete la corona fra le mani e dopo tante fatiche volete perderla? e per non soffrire questi brevi tormenti volete gittarvi nei tormenti eterni? voi guarite i mali degli altri e poi volete condannarvi ad una eterna morte? Ravvivate la fede, e confidate in Gesù Cristo; compite da forte il vostro sacrificio. A questo conforto Ursicino si mantenne costante, e diede la vita per G. Cristo; e dopo ciò Vitale stesso diede sepoltura al di lui corpo.

3. Avvisato di ciò Paolino disse a Vitale: Ma come va questo? siete pazzo? senza esser cristiano avete fatto quel che avete fatto? Subito ripigliò il santo e disse: No, io son cristiano, e me ne vanto, né sono pazzo; è pazzo chi adora, come dei, uomini scellerati. Non vi è che un solo Dio; questo Dio noi adoriamo, e ci gloriamo di morire per suo amore.

4. Paolino amava il santo; ma con tutto ciò sdegnato ordina che sia posto in carcere come cristiano. S. Vitale vedendosi nella prigione unito agli altri cristiani, esultava di allegrezza, in modo che Paolino per lo sdegno gli fece slogare tutte le ossa sul cavalletto e lacerar le carni con unghie di ferro; ma il santo, benché si trovasse quasi in istato di moribondo, in mezzo a quei tormenti non lasciava di predicar Gesù Cristo. Dal che più irritato il console lo fece gittare in una fossa e facendolo poi coprire di sassi lo fece morire a' 27. di aprile dell'anno 171. secondo il Baronio. Nel punto stesso che spirò s. Vitale un sacerdote di Apollo, che avea più incitato il tiranno contro di lui, invasato dal demonio gridava per la rabbia dicendo: Tu mi tormenti, o Vitale, tu mi abbruci. E dopo sette giorni si gittò in un fiume e morì affogato. Le reliquie del santo si conservano in Ravenna in una gran chiesa fabbricata nel luogo del suo martirio. Nello stesso giorno dedicato ad onore del santo si fa anche memoria di s. Valeria sua moglie, la quale, ritornando da Ravenna dopo la morte del marito, fu talmente nel viaggio maltrattata dagl'idolatri per la fede, che giunta a Milano semiviva, dopo due giorni rendette l'anima a Dio, ed anch'ella è onorata come martire.




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