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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 26. De ss. Giacomo, Mariano e compagni.

1. San Giacomo fu diacono, e s. Mariano lettore, ma non si sa di quale chiesa, e quale fosse stata la loro patria. Andarono essi verso la Numidia, e giunti ad un certo villaggio detto Muguas, poco distante dalla città di Cirta, ivi si fermarono. In quella provincia erano da per tutto perseguitati i cristiani, e il prefetto che la governava talmente li odiava, che anche coloro che nelle passate persecuzioni erano stati condannati all'esilio esso li richiamava per condannarli di nuovo. Onde i nostri santi si accorsero di essere ivi prossimi a conseguire il martirio che tanto desideravano.

2. Mentre stavano a Muguas, passarono ivi due santi vescovi Agapio e Secondino, che appunto erano stati richiamati dal prefetto per giudicarli di nuovo. Questi buoni vescovi partendo di , lasciarono Giacomo e Mariano molto animati a dar la vita per la fede: ed appena passati due giorni, vennero i soldati, ed avendoli presi li condussero prigionieri a Cirta. Alcuni buoni cristiani, vedendoli in catene, gl'invidiavano e li animavano a star forti. Accortisi di ciò gl'idolatri, gl'interrogarono se erano cristiani; quelli risposero che sì; onde anch'essi furono carcerati, e conseguirono il martirio prima dei due santi; i quali essendo stati indi presentati a' magistrati di Cirta, Giacomo confessò con fortezza non solo di essere cristiano, ma anche diacono, benché sapesse contro i diaconi essere ordinata la pena di morte. Mariano poi fu posto ai tormenti, che furono molto acerbi. Imperocché fu sospeso in alto, legato non già per le mani, ma per l'estremità delle dita, il che gli era di un dolore molto sensibile; e di più gli furono attaccati a' piedi pesi molto gravi, sicché gli restarono slogate le ossa e sconvolte le viscere. Ma il santo martire soffrì tutto con gran costanza, ed insieme con Giacomo e coi compagni fu rimandato nella carcere.

3. Stando in quella carcere Mariano fu consolato colla seguente visione, ch'egli poi narrò dicendo: Ho veduto un gran tribunale, sovra cui eravi un giudice. Vi era un palco, al quale facevansi salire diversi confessori, che poi da quel giudice si condannavano a morte. Allora io montato sul palco vidi Cipriano vicino a quel giudice, che mi stese la mano aiutandomi a salire; e mi disse con un sorriso: Vieni e siedi meco. Indi il giudice si alzò e con noi ritornò al pretorio. Si passò per un luogo ameno circondato di alti alberi, ed in mezzo vi era un limpido fonte. Il giudice disparve, e Cipriano prese una caraffa di quell'acqua, la bevve e poi la porse a me, ed anch'io ne bevvi con piacere; e finì la visione. Giacomo udendo questo racconto si ricordò d'un'altra simile visione avuta prima di lui: ed ambedue significavano il loro vicino martirio. Dopo queste visioni furono i santi di nuovo presentati ai magistrati per essere trasmessi al presidente della provincia che si trovava in altro luogo; dove presto furono trasportati i santi con altri cristiani. Trovarono ivi il presidente occupato a spedire le cause di


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altri cristiani, de' quali molti ne fece morire. A Giacomo comparve ivi Agapio, uno di quei santi vescovi nominati di sopra, il quale avea già colla morte conseguita la corona. Ed in quella visione gli fu detto: State allegri, perché domani sarete con noi. E così in fatti avvenne; poiché nel giorno seguente il preside pronunziò la sentenza di morte contro Giacomo e Mariano e gli altri loro compagni che da questa terra passarono a godere la vista di Dio.

4. Per l'esecuzione della sentenza fu scelta una valle, in mezzo della quale correva un fiume, e la valle era circondata di colline. Perché poi il numero de' condannati era grande, furono essi schierati in fila lungo la riva del fiume, affinché il carnefice in passando avesse potuto tagliar loro la testa l'un dopo l'altro, e così i corpi morti subito fossero gittati nella corrente, ed agli spettatori fosse tolto l'orrore di vedere tanti cadaveri trucidati e stesi per quella riva. Stavano tutti i santi martiri cogli occhi bendati aspettando il colpo della morte; ma parlando fra di loro altri diceano di vedere nell'aria giovani ornati di candide stole, sovra cavalli più bianchi della neve: altri diceano di non vedere tai cavalli, ma di udirne il calpestìo e i nitriti: ma s. Mariano disse di veder la vendetta che Dio preparava a coloro che spargeano quel sangue innocente. Consumato poi che ebbero questi santi il loro martirio, la madre di Mariano esultava di allegrezza in vedersi madre di un martire; e non si saziava di baciare il collo reciso del suo santo figliuolo. Ella si trova lodata da s. Agostino e più distesamente poi dallo scrittore del martirio di questi santi che fu testimonio del loro combattimento ed anche compagno della loro prigionia. Questo martirio seguì nell'anno 259. o 260.




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