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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 47. Di s. Biagio parimente vescovo.

1. S. Biagio era di Sebaste città dell'Armenia: egli nella sua gioventù


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si applicò allo studio della filosofia, e vi fece grandi progressi; si applicò ancora alla scienza della medicina, ed anche vi riuscì. Ma perché egli soprattutto era applicato alla scienza de' santi, cioè del divino amore, perciò, spinto dalla carità verso de' poveri, andava spesso a soccorrerli nelle loro infermità. Essendo poi morto il vescovo di Sebaste, ed essendo insieme palesi da per tutto i santi costumi e la dottrina di Biagio, tutti i cittadini lo elessero per loro pastore e padre.

2. Egli accettò la carica del vescovado, per non opporsi alla divina volontà, che apparve troppo chiara nella sua elezione; ma nell'esercizio del governo della sua chiesa non perdette l'amore, ch'egli sin da giovane avea sempre avuto per la solitudine. Onde si ritirò sopra d'un monte vicino alla città nomato Argeo, e si pose ad abitare ivi dentro una caverna. Stando il santo in questo luogo, il Signore volle onorarlo con molti prodigj per manifestare agli altri la di lui santità; e perciò venivano le genti da diverse parti a domandargli soccorso per le loro infermità così del corpo, come dell'anima. Anche le fiere più feroci andavano a schiere nella sua grotta per riceverne aiuto nelle loro necessità; ma elle con nuovo prodigio erano così discrete, che quando trovavano il santo a fare orazione non lo molestavano, ma pazienti e mansuete aspettavano ch'egli l'avesse terminata; e non se ne tornavano, se prima non avessero ricevuta la sua benedizione.

3. Verso l'anno 315. Agricola governatore di Cappadocia e dell'Armenia Minore, essendo venuto a Sebaste, mandato da Licinio imperatore per dar morte a tutti i cristiani, giunto che fu alla città, subito ordinò che tutti i cristiani, i quali stavano per amor della fede nelle prigioni, senza eccezione fossero esposti alle fiere. Per lo che mandò alla foresta vicina a prendervi delle fiere, affin di eseguire il suo barbaro disegno. Andarono già le genti per raccogliere queste fiere; e giunti che furono al monte Argeo, trovarono una moltitudine di tali bestie selvagge, che stavano radunate all'entrata della caverna, ed in mezzo di loro eravi s. Biagio, che in silenzio faceva orazione. Stupiti a quella vista riferirono tutto ad Agricola, e quegli, benché si ammirasse del fatto, nondimeno ordinò che gli fosse condotto Biagio. Andarono i soldati e gli intimarono l'ordine del governatore. Allora egli con viso giulivo: Andiamo, disse, andiamo a dare il sangue per Gesù Cristo. E rivolto a coloro che gli stavano d'intorno, si protestò esser gran tempo ch'egli sospirava il martirio, e che appunto in quella notte Iddio gli avea palesato che si degnava di accettare il sacrificio della sua vita.

4. Sparsa poi la voce tra' cittadini che per ordine del governatore portavasi il santo loro vescovo a Sebaste, si empirono le strade di gente, e tutti con lagrime di tenerezza gli domandavano la benedizione. Vi fu specialmente una madre che piangendo gli pose a' piedi un suo figliuolo, il quale stava già esalando l'anima soffocato da una spina che gli si era attraversata in gola; ed ella piena di confidenza lo pregava a liberare il figlio dalla morte. S. Biagio intenerito dalle lagrime di quella afflitta madre si mette in orazione; e, come scrive l'istorico, allora pregò il Signore che


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non solo quel fanciullo, ma tutti coloro che si sarebbero per l'avvenire a lui rivolti per ottener la guarigione di tale infermità restassero consolati; ed appena che terminò l'orazione, il fanciullo si trovò guarito. E quindi ebbe origine la divozione comune dei popoli verso questo santo per li mali della gola.

5. Giunto poi che fu s. Biagio alla città, e presentato al governatore, gli fu da lui ordinato che subito sacrificasse agli dei immortali. Rispose il santo: Oh Dio! che nome date voi ai demonj, che non possono fare altro che danno? Un solo Dio immortale vi è, ed è quello che io adoro. Agricola sdegnato di tal risposta, lo fece nel punto stesso così crudelmente e lungamente flagellare, che il santo fu creduto non poter più vivere; ma comparendo egli ancor placido e allegro dopo quel gran supplicio, fu mandato in prigione, ove seguì a far tanti miracoli, che il governatore lo fece di nuovo lacerare orribilmente con uncini di ferro. Il sangue scorreva a rivi dalle membra di Biagio; onde certe donne divote ebbero la divozione di raccoglier quel sangue. Fu presto premiata la loro pietà. Poiché elle furono prese con due loro bambine, e condotte al governatore, il quale avendo lor comandato di sacrificare agli dei sotto pena della vita, quelle sante donne domandarono degl'idoli: alcuni credettero per sacrificare; ma elle subito che poterono averli nelle mani, li gettarono nel lago, e dopo ciò furono subito decapitate colle due loro bambine.

6. Agricola pieno di rabbia e di confusione si rivolse contro s. Biagio, e non contento di tanti strazj che gli avea fatto patire, aggiunge un altro autore che lo fece mettere sull'eculeo, e gli fece con pettini di ferro stracciar le carni, e di poi su quelle carni lacerate fece mettere una corazza infocata. Ma finalmente, diffidando di poterlo vincere, ordinò che fosse buttato nel lago. Il santo si fece il segno della croce, e camminando su di quelle acque, si pose a sedere in mezzo del lago, ed invitò gl'idolatri a far lo stesso, se credeano che i loro dei erano potenti a conservarli. Alcuni temerarj tentarono di farlo, ma subito restarono affogati. All'incontro il santo si sentì invitato in quel tempo da una celeste voce ad uscire del lago ed andare a ricevere il martirio. E così avvenne; poiché egli giunto a terra fu per ordine del governatore subito decapitato: e ciò accadde nell'anno 319. La repubblica di Ragusi l'ha eletto per suo principal padrone, e più altre città l'han preso per lor tutelare.




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