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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 52. Di s. Lorenzo.

1. San Lorenzo nacque cittadino romano, come si raccoglie dal sacramentario di s. Leone Magno; ma probabilmente fu originario spagnuolo. Altri poi vogliono che sia nato nella Spagna, ma che da giovine fosse venuto in Roma. Scrive s. Pier Grisologo che quanto egli fu povero di beni terreni, tanto fu ricco de' celesti. Onde s. Sisto papa gli prese molto affetto per le di lui virtù; e dopo averlo fatto uno de' più cari suoi discepoli l'innalzò, benché giovine, al diaconato e a capo de' sette diaconi, ed a lui diede la cura de' sacri vasi e delle limosine ai poveri.

2. L'imperator Valeriano a principio fu più presto favorevole a' cristiani, ma nell'anno 258. egli mosse contro di loro una fiera persecuzione e specialmente contro i vescovi e gli altri ministri della chiesa. Perciò il papa s. Sisto fu tra' primi arrestato, mentre stava per dir messa nel cimiterio di Calisto, e carico di catene fu posto in prigionie. S. Lorenzo avendo ciò saputo, presto andò a trovarlo, e vedendolo gli disse, come scrive s. Ambrogio: Ah Padre, e dove andate senza il vostro ministro? Che cosa vi è dispiaciuta in me, che vi muova ad abbandonarmi? Diffidate forse di me? Provatemi prima e poi discacciatemi. Gli rispose s. Sisto: No, figliuol mio, io non ti abbandono; a te son riserbati maggiori combattimenti per la gloria di Gesù Cristo. Dopo tre giorni mi seguirai. Iddio per la debolezza di mia età non mi espone che a deboli tormenti, ma a te riserba tormenti e vittorie più grandi. Distribuisci tu subito tutt'i tesori della chiesa a' poveri e preparati al martirio. Consolato s. Lorenzo da queste parole,


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mentr'egli anelava di dar la vita per Gesù Cristo, presto dispensò ai poveri tutti i vasi, vesti, ornamenti della chiesa e danari che conservava. Indi ritornò alla carcere per rivedere il suo santo Padre, e trovando che allora appunto era condotto al luogo del supplicio, dov'era stato già condannato a perder la testa, si gettò a' suoi piedi; ed avvisandolo della distribuzione dei beni già fatta, gli domandò la sua benedizione colla speranza di presto seguirlo al cielo.

3. Il prefetto di Roma, avendo inteso che s. Lorenzo teneva in custodia gli averi della chiesa, mandò a chiamarlo, e gli ordinò che consegnasse il tutto, perché bisognava al principe per il mantenimento dell'esercito. Il santo senza turbarsi rispose che gli avesse dato un poco di tempo che gli avrebbe fatto vedere quanto era ricca la chiesa. Fra otto giorni radunò tutti i poveri che dalla chiesa erano alimentati, ed in un giorno determinato, avendoli fatti schierare in un gran largo, andò a trovare il prefetto, e gli disse: Venite a vedere i tesori del nostro Dio. Voi vedrete un gran cumulo di vasi e gemme preziose. Andò il prefetto, e non vedendo che quella moltitudine di poveri, si rivolse con occhi furibondi al santo diacono, il quale, vedendolo così turbato, gli disse: Signore, perché vi sturbate? L'oro, l'argento e le gemme non sono che terra, cavate dalla terra; i poveri in cui colle limosine son depositati i tesori della chiesa, sono le ricchezze de' cristiani. Il prefetto, vedendosi deluso dal santo, subito gli comandò che rinunziasse a Gesù Cristo, e vedendolo forte nella sua fede, comandò che fosse flagellato colle sferze come schiavo; e poi gli minacciò pene più grandi, se egli non si riduceva ad onorare gli dei. Rispose il santo ch'egli era pronto a patire ogni supplicio, prima che onorare gli dei, che non erano degni di alcuno onore. Il prefetto lo fece di nuovo condurre in prigione, e ne diede la cura ad Ippolito, uno degli officiali della sua guardia. Ippolito, considerando l'intrepidezza, le gesta e le parole modeste di s. Lorenzo, avea cominciato già a venerarlo; ma i miracoli che di poi il santo operò nel carcere terminarono la sua conversione. Poiché, entrando il santo nella prigione, venne un cieco chiamato Lucillo, al quale avendo posta sugli occhi la mano, quegli ricuperò la vista, ed allora Ippolito si fece battezzare.

4. Nel giorno seguente il prefetto si fece chiamare il santo diacono, e procurò con molte promesse e minacce di tirarlo a rinnegar Gesù Cristo; ma nulla ottenne, onde gli fece sul cavalletto slogare tutte le ossa, e lacerar le carni colle sferze armate di punte di ferro. Il santo credette di spirare in quel tormento, per lo che pregò il Signore a ricevere l'anima sua; ma udì una voce la quale gli disse che la sua vittoria non era ancora compita, e che gli erano serbati più tormenti. Si scrive che questa voce fu intesa da tutti, ed anche dal prefetto, che allora disse: Non udite i demonj che soccorrono questo mago? Ma allora un soldato nomato Romano vide un angelo che in figura di un giovane di gran bellezza astergeva il sangue che scorreva dalle piaghe del santo martire; ed a questa visione Romano si convertì, ed accostandosi a s. Lorenzo gli domandò il battesimo. Ma il santo ritrovandosi


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legato le mani e i piedi sul cavalletto, non poté allora consolarlo. Nondimeno intendendo poi l'imperatore che il santo martire persisteva costante in quel tormento, ordinò che fosse sciolto e ricondotto in prigione, riserbandolo a maggiori strazj. Rientrato che fu s. Lorenzo nella carcere, subito Romano prese un vaso d'acqua e si chiuse col santo, il quale trovandolo abbastanza istruito, lo battezzò e l'esortò a prepararsi al martirio, che Romano ricevette con allegrezza ai 9. di agosto, nel giorno precedente a quello in cui fu martirizzato s. Lorenzo.

5. Indi di nuovo il prefetto si fece presentare s. Lorenzo, e gli disse: Perché tu con tanta insolenza disprezzi gli dei? Rispose il santo: Perché questi dei sono tutti falsi, mentre la stessa ragione dimostra che non vi può essere che un solo Dio. Il tiranno dopo queste parole gli fece spezzar le mascelle colle pietre, e finalmente ordinò che fosse steso il santo sopra una graticola di ferro infuocata, sotto la quale vi erano carboni mezzo accesi, acciocché il tormento riuscisse più lungo e più penoso. Ma il santo, fatto più intrepido da quel supplicio, e vedendo che una parte del suo corpo abbastanza era cotta, disse al prefetto: Se vuoi cibarti delle mie carni, questa parte è già cotta; volta e mangia. Indi alzando gli occhi al cielo, e manifestando l'allegrezza con cui moriva, rendette placidamente lo spirito a Dio ai 10. del mese di agosto nell'anno 258. Ippolito con un altro sacerdote nomato Giustino presero il suo corpo, e lo sotterrarono in una grotta del campo Verano, nel quale luogo fu poi fabbricata una famosa chiesa. Ma il numero delle chiese edificate in onore di s. Lorenzo è troppo grande in tutto il mondo cristiano. Quasi tutti i santi padri hanno celebrate le glorie di s. Lorenzo, e Prudenzio attribuisce la conversione di Roma principalmente al martirio di questo gran santo.




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