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S. Alfonso Maria de Liguori
Vittorie dei Martiri

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§. 57. Di s. Fede vergine e s. Caprasio.

1. Santa Fede nacque in Agen di Aquitania, di una delle famiglie più illustri della provincia, e cristiane. In quel tempo ardeva una gran persecuzione contro la chiesa e la nostra santa, la quale sin da' primi suoi anni si era consacrata a Gesù cristo nell'udir parlar delle battaglie e vittorie de' martiri, stava con gran desiderio aspettando il martirio, e presto vide compiute le sue brame.

2. Nell'Aquitania era governatore il famoso Daciano; dico famoso per la sua crudeltà che usava con tutti i cristiani; e perché la città di Agen era tutta cristiana, il tiranno risolse di andarvi in persona, per fare una strage di tutti i fedeli che vi trovava. Onde tutti procurarono di fuggire ne' boschi e nelle caverne per salvarsi dalla tempesta. Ma s. Fede, quantunque fosse pressata a fuggire, non volle partirsi dalla città, dicendo di non voler perdere l'occasione che Dio le dava allora di dar la vita per suo amore. Presto fu ella accusata al prefetto come cristiana, ed essendo avvisata di ciò la santa, andò da se stessa a presentarsi a Daciano, il quale, sapendo ch'era nobile,


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e vedendo la sua intrepidezza, le domandò del suo nome e della sua religione. Ella rispose: Io mi chiamo Fede, e se ne porto il nome, ne ho anche le opere, perché son cristiana, e mi sono tutta consacrata a Gesù Cristo mio Salvatore. Il governatore replicò: Figliuola mia, lasciate i sogni de' cristiani. Siete nobile, siete giovane, io vi prometto di farvi diventar la prima dama della provincia. Andate a sacrificare alla dea Diana, ed in uscire dal tempio riceverete i ricchi doni che vi ho destinati. S. Fede rispose con coraggio: Io sin dalla mia infanzia ho conosciuto che tutti i vostri dei non sono che demonj, e voi vorreste persuadermi di offerir loro sacrifizj? Iddio me ne guardi; non vi è che un solo Dio, a cui ho sacrificato il mio corpo e la mia vita; tutte le vostre promesse e i vostri doni non potranno mai farmi tradir la mia religione.

3. Daciano con volto severo allora le disse: Come! voi ardite di chiamar demonj i nostri dei? Via su, o sacrificate, o aspettatevi di morire fra i tormenti. La santa fatta allora più coraggiosa, rispose: Sappiate, signore, che non solo son pronta a soffrir tutto per amor del mio Dio, ma desidero di dargli presto questo contrassegno della mia fedeltà. Il tiranno ordina che la santa sia stesa su d'una graticola di ferro, e di sotto vi sia posto il fuoco per arrostirla viva. L'ordine barbaro fu subito eseguito. Il supplicio diede orrore agli stessi pagani, che dissero allora essere una crudeltà troppo grande il tormentare così una fanciulla nobile non per altro delitto, che di essere fedele al suo Dio che adora.

4. Intanto essendosi sparsa di ciò la fama, s. Caprasio, ch'era un giovane buon cristiano, nativo ancora di Agen, e si era ritirato in una caverna del monte, di osservò la santa che stava già patendo sulla graticola, e nello steso tempo vide una bianca colomba, che portando nel suo becco una corona di gemme andò a collocarla sul capo della martire, e poi dibattendo le ali fece scendere una rugiada che spense tutto il fuoco. Allora Caprasio s'intese accendere di un gran desiderio del martirio; ma vedendosi irresoluto a quel che dovesse fare, pregò il Signore che gli desse un contrassegno che lo chiamasse al combattimento. Appena ritornato alla sua caverna vide uscire da un sasso una fontana d'acqua viva. Animato pertanto da quel miracolo, ch'era il segno domandato, lascia la caverna, e va a dichiararsi cristiano davanti al prefetto.

5. Daciano sdegnato gli domanda chi egli fosse. Rispose: Son cristiano. Egli era un giovane di amabile aspetto; onde Daciano, avendone qualche compassione, se lo chiamò in disparte, e procurò in tutti i modi di pervertirlo; ma vedendo che il giovane stava forte nella sua fede, ordinò che, posto sul cavalletto, gli fosse lacerato tutto il corpo con unghie di ferro. Il santo, stando in quel tormento, si pose a dimostrare a coloro che lo circondavano, la verità della religion cristiana e la follia ed empietà delle favole pagane, con tanto spirito che ne convertì la maggior parte. Fra gli altri vi furono due fratelli Primo e Feliciano, che persuasi dalle parole di Caprasio, dichiararono che il vero Dio era il Dio de' cristiani, e presto si fecero battezzare. Daciano non lasciò alcuna industria per tirarli ad abbandonare la fede abbracciata, e li fece anche condurre ad un tempio ad


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offerirvi un sacrificio agli dei; ma resistendo sempre quei santi con costanza, furono condannati ad essere decapitati insieme con s. Fede e san Caprasio, e con alcuni altri convertiti. I cristiani della città con diligenza presero nella notte seguente tutti i loro santi corpi, e li sotterrarono in luoghi nascosti. Nel tempo poi che fu restituita la pace alla chiesa, il vescovo di Agen chiamato Dulcidio, prelato di gran probità, fece fabbricare una chiesa in onore di s. Fede, e vi fece trasportare le reliquie di tutti i mentovati santi martiri; ma in progresso di tempo il corpo di santa Fede fu trasferito nella badia di Conche, la quale di poi prese il nome della santa; la festa della quale è posta nel martirologio ai 6. di ottobre, ed il suo culto è molto diffuso nelle chiese della Francia.




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