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Sant’Alfonso Maria de Liguori
Affetti divoti a Gesù Cristo

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I. Affetti di viva fede.

 

O atei che non credete Dio, o pazzi che siete! Se voi non credete che vi è Dio, ditemi, chi vi ha creati? Come potete mai figurarvi che vi sieno creature senza principio che l'abbia create? Questo mondo che ammirate, regolato con ordine così bello e così costante, ha potuto mai farlo il caso che non ha né ordinemente? Miseri! Voi studiate per persuadervi che l'anima muore come muore il corpo; ma oh Dio, che direte quando giunti all'eternità vedrete che l'anime vostre sono eterne, ed in eterno più non potrete rimediare alla vostra ruina?

 

Ma se credete che vi è Dio, avete da credere che vi sia ancora la vera religione. - Ma se non credete che la religione nostra della Chiesa cattolica romana sia la vera, ditemi, qual'è la vera? Forse quella de' Gentili che ammette tanti Dei, e così li distrugge e nega tutti? Forse quella de' Maomettani, ch'è un miscuglio di favole, d'inezie e contraddizioni? Religione inventata da un infame impostore, fatta più per le bestie che per gli uomini? Forse quella de' Giudei i quali per altro ebbero un tempo la vera fede, ma perché poi han riprovato il loro aspettato Redentore che ha insegnata la nuova legge della grazia, han perduta la fede, la patria e tutto? Forse quella degli eretici che, separandosi dalla nostra Chiesa ch'è stata la prima fondata da Gesù Cristo ed a cui fu fatta da lui stesso la promessa che non sarebbe mai mancata, han confusi talmente tutt'i dogmi rivelati, che ciascuno di loro nel credere è contrario all'altro? Ah che troppo è chiaro che la fede nostra è l'unica vera. O vi è fede, e non può esservi altra religione vera che la nostra: o non vi è fede, e tutte le religioni son false. Ma ciò non può essere; perché se vi è Dio, vi ha da essere la vera fede e la vera religione.


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Ma quanto poi sono più pazzi quei cristiani che tengono la vera fede, e poi vivono come non ci credessero! Credono che vi è Dio giusto giudice, che vi è il paradiso e l'inferno eterno; e poi voglion vivere come non ci fossegiudizioparadisoinfernoeternitàDio.

 

Oh Dio, come possono i cristiani credere a Gesù Cristo, credere un Dio nato in una stalla, un Dio nascosto in una bottega per trent'anni a faticare e vivere alla giornata, come un semplice garzone; un Dio finalmente inchiodato ad una croce e morto consumato da' dolori, e non amarlo, e disprezzarlo co' peccati!

 

O santa fede, illuminate tanti poveri ciechi che vanno a perdersi per una eternità. - Ma già questa luce risplende ed illumina tutti gli uomini fedeli ed infedeli: Lux vera quae illuminat omnem hominem (Io. I, 9). E come poi tanti si perdono! O peccato maledetto, tu acciechi le menti di tante povere anime, le quali entrate all'eternità apriranno poi gli occhi, ma allora non vi sarà più rimedio all'errore.

 

Come va, Gesù mio, che tanti vostri servi si son confinati nelle grotte e ne' deserti per attendere a salvarsi; tanti nobili ed anche principi sono andati a chiudersi ne' chiostri a vivere poveramente e sconosciuti dal mondo per accertar la loro eterna salute; tanti martiri han lasciato tutto, tante verginelle han rinunziate le nozze de' primi grandi della terra ed hanno abbracciato gli eculei, le mannaie, le piastre, le graticole infocate e le morti più crudeli per non perdere la vostra grazia; e tanti altri poi vivono da voi lontani in peccato i mesi e gli anni?

 

Vi ringrazio, Gesù mio, della luce che mi date, con cui mi fate conoscere che tutt'i beni di questa terra son fumo, loto, vanità ed inganno; e che voi solo siete il vero e l'unico bene.

 

Dio mio, vi ringrazio che mi avete data questa santa fede, e che l'avete renduta a noi così chiara coll'avveramento delle profezie, colla verità de' miracoli, colla costanza de' martiri, colla santità della dottrina e colla prodigiosa propagazione della medesima per tutto il mondo; che se non fosse vera, bisognerebbe dire che voi ci avete ingannati in farcela credere con tanti contrassegni che ce ne avete dati.


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Io credo tutto quel che la Chiesa m'insegna a credere, perché tutto voi ce l'avete rivelato. Né pretendo comprendere colla mia mente quei misteri che son superiori alla mia mente; basta che voi l'avete detto. Vi prego ad accrescere in me la fede: Adauge nobis fidem (Luc. XVII, 5).

 




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