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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione...moderni increduli

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CAP. III. Dell'esistenza di un Dio indipendente, prima cagione di tutte le cose, ed infinito in tutte le perfezioni.

 

Lasciando dunque da parte questo vano sistema di Spinoza, e l'altro già antecedentemente confutato della materia eterna ed increata; e posto per certo, come abbiamo provato di sopra, per 1. che un essere non può avere la sua esistenza dal nulla, perché il nulla non può niente: per 2. che niuna cosa può dar l'essere a se stessa, perché esisterebbe prima di essere, dandosi l'essere quando non ancora esiste: per 3. che tutte le cose prodotte, ancorché si fingano infinite, non possono esistere senza una prima cagione producente; perché essendo tutte dipendenti, per necessità han dovuto procedere da un primo principio indipendente: e vedendo all'incontro tante cose già prodotte in questo mondo, dobbiamo


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necessariamente confessare che vi sia un Dio prima cagione e creatore del tutto.

 

Si aggiunge a tutto ciò l'interno lume impresso negli uomini dalla stessa natura, per cui ci si manifesta l'esistenza di Dio. Or questo lume naturale si prova dal vedere che tutte le nazioni han riconosciuta una divinità suprema e l'hanno adorata. E se mai taluno l'ha negata in qualche tempo, in cui stava più immerso nelle passioni e nei vizj, poi l'ha creduto in un altro: Mentiuntur (dicea Seneca) qui dicunt se non sentire Deum. Or questa idea di Dio chi altri mai poteva imprimerla così universalmente agli uomini se non Dio stesso? Forse l'inclinazione al piacere? No certo, perché l'amor proprio piuttosto dovea indurre l'uomo a credere che non vi fosse alcun suo superiore il quale gl'impedisse di servirsi della propria libertà a suo talento. Forse un certo panico timore del male che possa avvenirgli? Ma come l'uomo può temere un Dio, se prima non si forma l'idea di questo Dio? Chi mai potrebbe temere de' fulmini, se non avesse di essi l'idea? Sicché l'idea di Dio precedé necessariamente il timore; e l'uomo conobbe Dio prima di temerlo.

 

Forse l'idea di Dio ci è stata impressa dall'educazione, come scioccamente dicono alcuni? Ma qui va la stessa risposta, che l'educazione non poté propagare l'idea di Dio avanti che questa idea vi fosse nel mondo. Se poi dicessero che questa idea fu ab aeterno, ed ab aeterno propagata coll'educazione, bisognerebbe ch'essi prima provassero questo falso supposto, che gli uomini fossero ab aeterno. Oltreché se gli uomini fossero stati ab aeterno, come già ab aeterno poteano avere questa idea (falsa già come dicono gli increduli) d'un Dio creatore e signore del tutto? Se poi dicessero, che tale idea fu introdotta nel tempo; rispondiamo che ella o cominciò coll'uomo o dopo di esso. Se coll'uomo; dunque il suo creatore è stato quello che gl'impresse nell'anima questa idea di se stesso. Se dopo del primo uomo, ci dicano quando nacque la suddetta idea; o almeno dimostrino quando non v'era. Chi poi non vede quanto differisca l'educazione dalla natura? I sentimenti dell'educazione si mutano secondo l'etadi e le monarchie: ma i dettami della natura son permanenti e perpetui, com'è appunto l'idea di Dio, regnata in tutte l'età e monarchie anche de' barbari. Concedo che l'educazione può pregiudicare alla qualità dell'adorazione che deve esibirsi a Dio, dopo che l'ignoranza dei genitori e l'autorità dei regnanti abbia introdotta qualche falsa religione, come i giapponesi adorano Amida ed altri idolatri che hanno adorato il sole. Ma l'impressione dell'esistenza d'un Dio, perché non è stata insegnata dagli uomini, ma inserita dalla natura, da lei stessa ci viene avvisata e persuasa. Se dunque dalla stessa natura, la quale nihil agit frustra, ci è stata stampata nell'anima l'idea di Dio, a qual fine la natura ce l'ha falsamente impressa ed ha voluto ingannarci? E perché piuttosto non ci ha impresso che tutto è stato fatto dal caso, come dicea Democrito? O pure che 'l mondo è stato ab aeterno, come dicono altri, se in verità tutto si è operato a caso, o il tutto sussiste ab aeterno, ed in fatti non vi è questo Dio creatore del tutto?

 

Forse l'idea di Dio è stata inserita dalla politica de' principi, come sognano altri, per mantenere i sudditi in timore, affinché così stiano in pace e siano ubbidienti alle leggi? Se dunque un tale inganno tanto conduce alla pace comune e ad evitare i disordini, quando anche non vi fosse Iddio, dovressimo noi desiderar che vi fosse. Ma è cosa troppo strana di voler dire che l'uomo nato alla società sia stato talmente destituito di aiuti a poter conservare un commercio regolato, che abbia avuto bisogno d'inganni per contenersi nel suo dovere! Inoltre chi mai potrà persuaderci che l'idea dell'esistenza di Dio sia stato un inganno ritrovato dalla politica, se prima non si dinoti il tempo in cui nacque il principe


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che inventò questa favola? E per ultimo chi mai potrà credere che uno o pochi monarchi abbiano potuto aver la forza di far credere a tutto un genere umano una invenzione di tal sorta, con privarlo della sua libertà, senza altro fondamento che della loro autorità? La sola autorità priva di ragione non avrebbe certamente potuto mai persuadere così costantemente per vera un'impostura a tutti gli uomini, tra i quali vi sono (e sempre vi sono stati) tanti savj e prudenti, che dalla ragione vengono illuminati e regolati.

 

È vero che il politeismo per l'ignoranza de' popoli, e per la corruzione de' costumi inondò per molto tempo la maggior parte della terra; ma non tutta, poiché più milioni d'ebrei, (e come vogliono alcuni, anche i cinesi per due mila anni) adorarono un solo Dio. Nondimeno già si sa che quell'empio culto cominciò dalla torre di Babilonia, dove il primo imperatore fu per la prima volta adorato per Dio. Di più si sa, che il politeismo non ebbe durata: dopo la nascita del cristianesimo egli perdé il credito; ed al presente solamente regna, dove regna l'ignoranza unita col vizio; ond'egli è abbracciato solo da chi ama di vivere ingannato. Di più si sa che la credenza di più Dei regnava prima nel solo volgo, il quale come gregge di pecore seguita il costume; ma non già nelle persone sagge. I filosofi, come Socrate, Platone, Tullio, Seneca, ed i poeti deridevano la moltiplicità degli Dei, benché nell'esterno fingessero di venerarli, per non esser rimproverati dal volgo. Anzi, secondo Tertulliano, lo stesso volgo nei casi di spavento si volgea ad invocare, non più Dei, ma uno solo: segno che un solo la natura glie n'additava per vero Dio. Per ultimo non osta al nostro assunto che i pagani adorassero più Dei: i popoli se non fossero stati persuasi dalla natura dell'esistenza d'un vero Dio, non avrebbero adorati i falsi. Quel che è certo si è, che l'esistenza d'una divinità è stata creduta da tutti gli uomini.

 

Or se sarebbe sciocchezza il negare che vi sia stato un Alessandro, un Nerone, con tutto ciò che non sia noto che alla minor parte degli uomini; qual temerità sarà il negare l'esistenza di Dio, che è nota a tutto il genere umano? Ma l'esistenza di Alessandro, di Nerone è stata veduta cogli occhi, e l'esistenza di Dio no. Dunque (rispondo) la pruova de' sensi vale più di quella della ragione? E se vogliono pruova sensibile dell'esistenza di Dio, eccola nell'Esodo al cap. 19., dove egli si fe' vedere in forma di fuoco, e fe' sentir la sua voce a tre milioni di persone. Eccola benanche nella fabbrica del mondo: per mezzo di questo, non potendo Dio apparirci in persona, egli ci manifesta la sua esistenza. Ogn'insetto più vile, ogni erba del campo è certamente con maggior sapienza formata che qualunque macchina fatta dall'arte umana. Or se la struttura d'una capanna ci convince che fu fatta da una mano intendente, non dovrem confessare che la gran fabbrica di questo mondo fu formata da una somma sapienza e somma potenza? Sicché se gli increduli han perduta la luce per conoscere l'esistenza di Dio, come la conoscono tutte le nazioni, si persuadano non esser ciò argomento che non vi sia Dio, ma che la loro ignoranza è un giusto castigo della loro dissolutezza ed ostinazione in aver voluto immergersi nel fango de' vizj a dispetto de' lumi divini che gli esortavano a fuggirli.

 

Non può dunque negarsi che vi sia un Dio prima cagione e creatore del tutto. E se Dio è prima cagione del tutto, è ancora immenso, e presente a tutto in ogni luogo ed in ogni tempo; perché essendo egli prima cagione di tutte le cose, non solo ha dovuto crearle, ma deve ancora continuamente ed attualmente lor comunicare l'essere per conservarle; poiché la conservazione è una continua creazione, come dicono comunemente i teologi; altrimenti tutte le creature finirebbero d'essere. Di più se è prima cagione, dobbiamo ancora confessarlo sommamente intelligente; altrimenti non avrebbe potuto comunicare


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all'uomo l'intelligenza che l'uomo possiede, non potendo essere nell'effetto alcuna perfezione, la quale non sia prima nella causa. Oltreché l'ordine di tutte le parti di questo mondo ben fa conoscere ch'è stato disposto da una mente d'infinita sapienza, mentre gli uomini con tutta la loro arte ed ingegno non possono giungere a fare ciò che fa la natura. Chi mai è giunto a formare un fiore che odora, una formica che cammina, un'ape che vola?

 

Di più, se Dio è prima cagione, è anche indipendente; e se egli è indipendente, è ancora eterno; giacché non potendo essere stato dal nulla, né avendo avuto l'essere da altri, né potendo essere distrutto da altra potenza superiore, perché egli è onnipotente, necessariamente deve essere eterno senza principio, senza fine. Di più se è indipendente e da sé, è ancora infinito in tutte le perfezioni, poiché non ha potuto esservi chi gli abbia posto limitazione. Sicché egli è d'infinita sapienza, d'infinita potenza, d'infinita bontà, d'infinita giustizia. E se è infinito, ed ha tutte le perfezioni, è necessariamente uno; perché se vi fossero più Dei, niun di loro sarebbe in tutto perfetto, mentre la perfezione dell'uno mancherebbe all'altro: sicché niun di loro avrebbe infinita potenza; giacché non potrebbe l'uno distruggere ciò che dispone l'altro: né infinita sapienza, non sapendo l'uno quel che pensa l'altro. In somma essendo Dio bene infinito, è incomprensibile. Quindi ognun vede, quanto sia grande l'ingiustizia che gli fanno coloro i quali perché non possono giungere a comprenderlo lo negano. Questo Dio, dicono alcuni sciaurati, come vogliamo crederlo, se non l'arriviamo a comprendere? Oh Dio, e come mai le nostre menti che son così limitate e finite, possono comprendere un bene infinito! Non arriviamo noi a comprendere neppure la natura di un moschino o d'un fiore, e poi vogliamo comprendere un Dio! Se noi lo comprendessimo, o non sarebbe Dio quel bene infinito qual è, o noi saressimo Dio.

 

Sì che vi è Dio. Est Deus in Israel. E mentre al presente quest'infelici ed ingrati increduli non vogliono soggettarsi alle di lui sante leggi, e perciò lo negano, ben lo riconosceranno allorché saran giunti all'eternità, dove l'avranno punitor eterno così delle loro scelleraggini, come della loro ingiusta incredulità.

 




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