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S. Alfonso Maria de Liguori
Breve dissertazione...moderni increduli

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PARTE II. - CONTRA I DEISTI

 

Cap. I. Si prova la verità della religione cristiana rivelata.

 

La religione cristiana trae l'origine da Gesù Cristo, che venne a redimere il mondo. Egli era stato già predetto nel vecchio testamento, non solo come Redentore, ma anche come maestro degli uomini: onde questo Messia promesso, allorché venne al mondo, non solo confermò la dottrina del testamento antico, ma ancora insegnò nuove dottrine, che nel nuovo si ritrovano registrate. Sicché la religion cristiana abbraccia tutte le dottrine rivelate così nel vecchio come nel nuovo testamento. Questa religione è quella che intendiamo qui provare contro i deisti: i quali per altro non han fatto un sistema regolato di religione, né sono tutti dello stesso sistema, ma secondo il lor capriccio ne' loro scritti chi ha buttato di slancio un errore, e chi un altro: ma tutti ammettono l'esistenza di Dio. Altri nonperò fanno questo Dio materiale, come gli Spinozisti, conforme abbiam veduto di sopra: altri negano l'immortalità dell'anima: altri negano l'eternità dell'inferno: ma tutti ributtano la divina rivelazione, dicendo esser ella impossibile ed inutile, potendo ottenersi la salute colla sola religion naturale; e con ciò dicono molti di loro, che gli ebrei, i maomettani ed anche gl'idolatri, che tutti in somma possono salvarsi nella loro propria religione, dando a Dio quel culto che la ragion naturale lor detta. E questi propriamente


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son chiamati naturalisti, a differenza di altri deisti, che son chiamati latudinarj, indifferentisti, o politichisti: il sistema de' quali è, che Dio vuol essere riconosciuto nella sua divinità, ma si contenta e si compiace di esser venerato in diversi luoghi con diversi culti, secondo comandano i principi, ed i magistrati de' regni, in qualsivoglia religione che siasi; perché ciò conviene (come dicono) a conservare la pubblica pace.

 

Dunque secondo questo bel sistema Dio ordinerebbe tenere diverse fedi tra loro contrarie. Secondo questo, dovremmo dire che s. Stefano in Gerusalemme giustamente fu lapidato come reo, perché riprovò la religione osservata da' giudei: e lo stesso dovressimo dire di Gesù Cristo. Secondo questo, se in Europa siamo obbligati a confessare Gesù Cristo per Dio, in Costantinopoli siam tenuti a tenerlo per puro uomo. Secondo questo, Dio in Italia ci comanda a credere la presenza reale di Gesù Cristo nel sagramento dell'altare, ed in Inghilterra ci comanda a negarla: dunque necessariamente ci comanda a credere una falsità; perché se la detta presenza è vera in Italia, è falsa in Inghilterra; e se in Inghilterra è vero che non vi sia la presenza reale, ciò è falso in Italia. Dunque se io giurassi in Inghilterra che il re è capo della chiesa, Dio mi premierebbe quest'atto come meritorio col paradiso; ma se poi giurassi ciò in Italia, Dio mi castigherebbe coll'inferno, perché ciò tra noi è eresia. Ed ecco con questo bel sistema distrutta ogni religione ed ogni divinità, che in diversi luoghi sarebbe contraria a se stessa, e per lo medesimo atto premierebbe in un luogo, e castigherebbe in un altro. Ecco dove arriva l'ottenebrazione degli uomini, quando si rilasciano ne' vizj!

 

E poi, se è vero che Dio si contenta di essere adorato in qualsivoglia religione, come è possibile che Dio voglia contentarsi, o pure permettere (secondo dicono almeno i latudinarj) di essere adorato con una falsa adorazione, contro il suo onore divino, al qual egli non può rinunziare, permettendo l'idolatria, che è l'azione più sacrilega di tutte? Iddio è infinitamente santo, saggio, eterno ed indipendente; ciò non si nega da' latudinarj: or come poi potea permettere nella religion de' pagani di essere adorato in persona d'un Giove parricida, d'una Giunone incestuosa, d'un Mercurio ladro, d'un Apollo disonesto, i quali tutti erano stimati mere creature, dandosi loro padre e madre? Come mai Dio ch'è santo, eterno, indipendente, potea permettere d'essere adorato in persona di questi dei, a cui tanti vizj si appongono? Ciò rimproverava a' gentili Atanagora, dicendo: Dii non fuerunt ab aeterno, sed quisque natus, ut nos nascimur. E Minuzio Felice così ancora si burla de' pagani: Manifestum est homines illos fuisse, quos et natos legimus et mortuos scimus. È vero che i filosofi internamente teneano per false queste deità, sapendo ch'elle erano state inventate da' poeti, e poi trasportate nei teatri, e di ne' templi; nulladimeno, ordinandosi nell'imperio romano di adorarli, i medesimi anche si univano cogli altri nel venerarli esternamente. E questa sacrilega adorazione come mai potea da Dio esser permessa?

 

Replicano altri deisti (che propriamente son chiamati naturalisti), e dicono che per ottener la salute basta seguir la religione naturale, impressa dalla stessa natura: la quale c'insegna a credere, esservi un solo Dio creatore del tutto, che punisce i vizj, e premia le virtù; ma che Dio da noi altro non richiede che la riverenza alla sua maestà, e 'l non fare agli altri ciò che per noi non vogliamo. E perciò dicono, che ben può salvarsi l'uomo in tutte quelle religioni, che abbracciano queste verità, e questi due precetti, come sono la cristiana, l'ebrea e la maomettana. Ma io rispondo a cotesti naturalisti: dunque un cristiano ben può adorare Gesù Cristo per vero Dio; ma s'egli poi si fa ebreo, potrà lecitamente


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credere che Gesù Cristo fu un semplice uomo, anzi un malfattore giustamente crocefisso? Ma s'è vera l'una e l'altra religione, la cristiana e l'ebrea, come mai Dio può contentarsi che una persona possa successivamente appigliarsi o all'una o all'altra a suo arbitrio? Se Gesù Cristo è Dio, come può permettere che uno lo tenga per un semplice uomo, e per un ribaldo? E s'è puro uomo, come Dio può contentarsi, che questo uomo sia adorato per Dio, permettendo che l'adorazione a sé dovuta si dia ad una creatura, a cui Dio (benché volesse) non può cedere il suo onore divino? se Dio non può permettere mai (come concedono gli stessi naturalisti) quelle offese che son condannate dalla stessa natura; quale offesa può darsi dalla natura più abborrita, che rendere alla creatura l'adorazione dovuta al solo creatore? Dunque se l'una o l'altra religione è falsa, certamente o l'una o l'altra dev'essere proibita. Lo stesso corre tra la religione cristiana e la maomettana. La religione maomettana non solo nega a Gesù Cristo l'esser divino e la divina adorazione, ma di più ammette e precetta tante superstizioni ed empietà dalla cristiana proibite.

 

Dice un certo scrittore eretico: ma voi non dite che ben può salvarsi chi siegue un'opinione probabile? Onde perché poi non può salvarsi un uomo che creda essere la sua religione probabilmente vera? Si risponde che circa i precetti oscuri della legge, ben può salvarsi chi siegue un'opinione probabile, formandosi il dettame pratico certo in sua coscienza di operare lecitamente: ma circa le cose di fede e necessarie alla salute, dicono tutti i teologi con s. Agostino, che siam tenuti a seguitar le sentenze certe e le più sicure; perché in ciò, se si erra, non può ottenersi la salute, mentre si erra circa i mezzi necessarj a conseguirla. Oltreché contra la verità della nostra fede non può aversi mai alcuna vera probabilità; solamente potranno fingersela, ma non averla coloro che vogliono chiuder gli occhi alla luce, per non veder la vera fede.

 

Ma torniamo al punto propostoci di provare la verità della nostra religione rivelata. Dicono gli avversarj, che la rivelazione è impossibile ed inutile. Che ella sia possibile, non occorre trattenerci a provarlo; mentre da una parte l'uomo non è incapace di riceverla, e dall'altra ben Dio può comunicarcela, sì che quantunque l'uomo ne fosse naturalmente incapace, ben può Dio colla sua onnipotenza farcela intendere. Né occorre su questo punto più perder tempo.

 

Che poi questa divina rivelazione sia anche necessaria all'uomo, per dare a Dio quel culto che si merita, col credere quelle cose che son degne di Dio, e coll'onorarlo praticando quelle virtù che son le vere; ancora è chiaro che dal vedere l'ignoranza che i popoli antichi senza la cognizione delle cose rivelate hanno avuta di Dio, delle virtù e della salute eterna. Circa la divinità, sappiamo che molti hanno adorati per Dei uomini infami, adulteri, ladri e crudeli: altri la fortuna, la febbre, il timore: altri i pianeti, le bestie, le pietre, e sino le piante degli orti. Nel Mogolle si adoravano le vacche: nella Tessaglia le cicogne: nell'Assiria le colombe: nel Zeilan un dente di scimia. I siri adoravano i pesci: gli africani le scimie: gl'indi gli elefanti: i frigi i sorci; i lituani gli alberi.

 

Circa poi le virtù, molti popoli han praticate le scelleraggini più sozze e crudeli che possono immaginarsi, e così pensavano di placare e piacere ai loro Dei. I traci onoravano i loro Dei con divorare vivi gli uomini. I messicani una volta scannarono ventimila persone sugli altari delle loro deità. I cartaginesi chiudeano i fanciulli nelle statue infocate di Saturno, e gli egizj giungeano a sacrificare a Saturno sino i proprj figli. Gli spartani poi permetteano per leciti i furti. Altri popoli, perché attribuivano a' loro dei ratti, adulterj, ed omicidj, diceano esser questi delitti virtù eroiche.


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Chi non vede, che in questa infelice ignoranza e confusione, in cui apparisce distrutta anche la ragion naturale, era assolutamente necessaria alcuna divina rivelazione, la quale insegnasse agli uomini, chi fosse il vero Dio da adorasi, quale il culto per onorarlo e quali le virtù per esercitarle, e così guadagnarsi la salute eterna: agli uomini, dico, a' quali perciò ha dato Iddio l'uso della ragione, acciocché conoscessero la verità delle cose, e così regolassero la loro fede, e vita.

 

Oppongono i deisti ma perché ciò non può ottenersi col solo lume della ragion naturale? Se Dio (dicono) non avesse dato all'uomo questo lume naturale, che bastasse a fargli conoscere così la vera religione, come le varie virtù da praticare per salvarsi, egli sarebbe stato ingiusto, perché avrebbe privato l'uomo senza di lui colpa degli aiuti necessarj per ottenere la felicità eterna ed evitare l'infelicità.

 

Ma si risponde, che se Dio dopo il peccato originale non avesse dato all'uomo la rivelazione, ma il solo lume naturale, tale quale oggi scorgiamo negli uomini, questo (diciamo) sarebbe stato insufficiente per ben credere, e ben vivere; poiché l'uomo a cagione delle disordinate passioni che lo dominano, e de' densi che l'inclinano al male, e della poca notizia che ha delle verità eterne, anche sarebbe rimasto nella sua ignoranza e confusione. E perciò si vede, che sino i filosofi antichi più celebri, i quali cercavano con grande studio, e si vantavano di conoscere le verità divine e le vere virtù, pure insegnarono tante falsità circa la fede, e circa i buoni costumi. Anassimandro dicea che infiniti erano i mondi, gli uni nati dalla corruzione degli altri, e che questi erano i veri dei. Anassimene all'incontro dicea che gli dei erano nati dall'aria. Zenone, che Dio era un animale immortale, composto d'aere e fuoco. Platone dava la materia infinita. Socrate dicea che le anime esisteano prima del corpo, e poi si ricordavano delle notizie avute prima che col corpo fossero state unite. Aristippo disse che la virtù consistea nel seguire i piaceri del senso, ancorché turpi. Platone insegnò per buona la comunicazione delle mogli. Aristotile e Cicerone dissero esser virtù il vendicarsi. E mille altri errori insegnarono questi sapienti del mondo; ma essi stessi (cosa da ben notarsi) come Socrate, Platone e Cicerone, conoscendo la gran cecità dell'uomo dissero che dovea attendersi qualche uomo mandato da Dio, che c'insegnasse le vere virtù e le verità divine. Ecco come parlò Platone; disse (in Phoedone) che tutti restavamo in confusione, nisi quis firmiori quodam vehiculo, aut verbo quodam divino transvehi possit. Di più (in Epinomide) disse: Pietatem docere neminem posse, nisi Deus quasi dux vel magister praeiverit.

 

Ma diranno i deisti, dunque Dio è stato ingiusto, mentre ha creato l'uomo fra tante tenebre e passioni, senza dargli un sufficiente lume naturale, per conoscere le verità da credere, e le virtù da esercitare, affin di ottenere la sua salute? Rispondiamo noi, che Dio ha creato l'uomo retto; ma l'uomo poi per lo peccato è restato così oscurato ed inclinato al male. Ma dove, replicano, si sa che l'uomo per cagione del peccato è caduto in tanta miseria? Rispondiamo a' deisti, che si sa dalla rivelazione divina, poiché diciamo così: Dio è giusto, e di ciò non può dubitarsi, se crediamo ch'è Dio. All'incontro vediamo l'uomo così ottenebrato e male inclinato: domandiamo a voi, quale mai n'è stata la causa? Niuna delle vostre religioni sa assegnarci la causa di un tanto sconcerto: dunque dobbiamo credere alla rivelazione delle divine scritture, che ci fan sapere che il peccato n'è stata l'origine e la cagione; e che Dio poi per rimediare a tanto male, ha mandato in terra il suo Figliuolo a farsi uomo, ed a redimerci dai danni del peccato, con soddisfare egli per noi, e con insegnarci la via della salute. Ma chi ci assicura, diranno, che queste scritture sieno certamente divine? Or


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questo appunto proveremo nel capitolo seguente.

 




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