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S. Alfonso Maria de Liguori
Condotta ammirabile della Divina Provv.

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CAP. V. Conclusione dell'opera.

SOMMARIO

1. Il complesso de' fatti delle sagre scritture fan vedere perfezionata la condotta divina, e l'infallibilità della nostra santa chiesa. 2. Dio crea Adamo, lo dota della sua grazia; ma Adamo pecca, e si perde con tutti i suoi discendenti. Iddio manda il Figlio in terra a redimere l'uomo dopo quattromila anni; ma prima ne notizia agli ebrei per mezzo de' profeti. 3. Elegge gli ebrei per suo popolo; ma questo anche prevarica, e 'l Signore lo castiga col diluvio, fuori della sola famiglia di Noè rimasta fedele. I figli di Noè tornano a popolare la terra. 4. Iddio siegue a punire e premiare temporalmente gli ebrei, affinché non si rilassino ne' vizj. 5. Finalmente nasce il Messia promesso; ma il mondo non lo conosce, e 'l medesimo popolo eletto lo rifiuta. II Salvatore vive sconosciuto ed umiliato; nell'età di trent'anni predica la nuova legge, e la pruova co' miracoli; ma, fuori di pochi discepoli, tutti lo disprezzano, e perseguitano sino a farlo morir crocifisso. 6. Compita l'opera della redenzione, Gesù Cristo manda gli apostoli a predicare per tutta la terra. 7. Questi propagano la fede, e si forma il nuovo popolo colla conversione de' gentili, e la religion cristiana cresce colla morte de' martiri. 8. Distrutta l'idolatria, sorgono l'eresie; ma queste anche restano abbattute. Onde resta invitta la chiesa di Gesù Cristo, che regna e regnerà sino alla fine. 9. Gli ebrei intanto vivono e viveranno ostinati sino alla fine del mondo, e solamente allora si convertiranno. 10. Riflettasi per conclusione dell'opera, che la chiesa antica degli ebrei è la stessa che la nostra de' cristiani; poiché Gesù Cristo è stato sempre il capo e reggitore dell'una e dell'altra; quindi tutti i fatti più principali del vecchio testamento, tutti furono figure di Gesù Cristo venturo, che colla sua morte venne a stabilire la chiesa. 11. Pertanto la dispersione degli ebrei, che al presente soffrono in pena della morte data al loro Redentore, pruova evidentemente la verità della religion cristiana. 12. In fine del mondo nonperò anche gli ebrei (come abbiamo dalla scrittura) si ravvederanno, ed abbracceranno la fede di Gesù Cristo.

 

1. Il complesso de' fatti principali che abbiamo considerati in questa operetta riguardanti il vecchio e nuovo testamento fanno ben vedere quanto sia stato ammirabile la condotta colla quale Iddio ha portato a fine il suo disegno di salvare l'uomo per mezzo di Gesù Cristo, ed insieme fanno conoscere con evidenza l'infallibilità


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della nostra santa religione.

 

2. Dio crea il primo uomo Adamo, l'arricchisce di doni e del maggiore di tutti i doni, qual è la sua grazia; ma Adamo ingrato pecca e ribellandosi da Dio si perde, e con esso restano perduti tutti i suoi discendenti. L'eterno Padre, per riparare a questa universale ruina del genere umano, mosso dalla sua infinita misericordia, determina di mandare l'unigenito suo Figliuolo in terra a prender carne umana e a soddisfare la divina giustizia colla di lui morte per tutti i peccati degli uomini. Ma prima di mandarlo vuole che questo salvatore del mondo sia aspettato e desiderato dagli uomini per quattromila anni, acciocché essi co' desiderj e colle preghiere procurassero di affrettar la sua venuta, e venendo poi lo ricevessero con maggiore gradimento. Quindi il Signore di questo amoroso tratto della sua infinita bontà prima fece partecipe Adamo e poi i patriarchi, ed indi per mezzo de' profeti fece intendere agli altri del popolo ebreo che nella pienezza de' tempi avrebbe mandato questo lor redentore.

 

3. Si elesse intanto un popolo per esser da quello onorato e servito; ed infatti fu per molti anni da questo popolo venerato ed ubbidito. Ma perché la natura umana infetta dal peccato era rimasta inclinata al male, e le menti degli uomini erano restate oscurate circa le verità rivelate, prese tal piede la corruzione dei vizj che, fuori della sola famiglia di Noè, tutti gli altri uomini, anche quelli del popolo eletto, prevaricarono: onde Iddio per dar luogo alla sua divina giustizia fu obbligato a punirli col diluvio universale, facendoli tutti morire sommersi nell'acqua. Restò pertanto solo Noè coi suoi tre figli, Sem, Cam e Iafet, i quali di poi popolarono la terra. Indi, per tutto il tempo nel quale trattenne Iddio di mandare il suo Figliuolo a compire l'opera della redenzione, non lasciò per mezzo dei profeti e di altri suoi fedeli servi, di mantener nel popolo ebreo la speranza del venturo Messia, che dovea venire a liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato e del demonio.

 

4. Nello stesso tempo, acciocché il popolo non si fosse immerso ne' vizj quando gli ebrei cadeano in qualche eccesso, li castigava con memorabili flagelli; ed all'incontro, quando si portavano ubbidienti alla legge, li premiava co' beneficj. Ma perché gli ebrei erano tutti carnali, siccome li puniva con flagelli temporali e sensibili, di povertà, di morbi, di persecuzioni, di guerre e di schiavitù, così poi quando si portavano bene, li premiava con abbondanza di frumento, con far loro godere buona sanità e dar loro vittoria dei nemici, acciocché in tal modo coll'acquisto de' beni temporali s'invogliassero a desiderare i beni eterni, e col castigo delle pene temporali imparassero a temere le pene eterne.

 

5. Ecco finalmente, dopo quattromila anni dacché era stato creato il mondo, giunse la pienezza de' tempi, e scese in terra il Verbo eterno. Nato poi che fu Gesù Cristo in Betlemme, appena fu riconosciuto dalla Vergine madre e da Giuseppe di lei sposo e da pochi umili pastori ed indi da' magi, che guidati dalla stella predetta dal profeta Balaam, vennero a visitarlo: ma tutto il resto del mondo non lo conobbe, mundus eum non cognovit; e il medesimo suo popolo eletto, quantunque avesse avuta già bastante notizia della sua venuta, rifiutò di riceverlo. Egli intanto il nostro comun Redentore visse sconosciuto dagli uomini su questa terra in una vita umile e povera sino all'età di trent'anni per ammaestrare gli uomini prima col suo esempio nelle virtù e poi colla parola. Indi giunto già all'età di trent'anni cominciò a predicare nella Giudea, dichiarando la nuova legge, e confermandola co' miracoli. Ma fuori degli apostoli e di altri pochi discepoli, che lo seguirono tra il popolo ebreo, tutti gli altri lo disprezzarono; anzi di poi, incitati da' sacerdoti lo perseguitarono sino a farlo morire crocifisso per mezzo del presidente Pilato.

 

6. Compita poi ch'ebbe il Salvatore l'opera dell'umana redenzione colla sua morte, risorse nel terzo giorno, come già avea predetto, ed indi mandò lo Spirito santo, per mezzo di cui confortò gli apostoli e poi gli invitò a predicare per tutta la terra.

 

7. Questi santi eroi, illuminati ed avvalorati dalla virtù divina, subito si sparsero per tutta la terra, propagarono la fede e formarono il nuovo popolo che Iddio aveasi eletto, giacché l'antico per la sua disubbidienza ed ostinazione era stato riprovato. Subito che la cristiana religione cominciò ad aumentarsi, cominciarono le persecuzioni dei tiranni; ma colle persecuzioni la fede maggiormente si dilatò, e quanto più ne uccideano, tanto più i cristiani si moltiplicavano in modo che il sangue de' martiri sembrava, al dire di Tertulliano, una fruttifera semenza che moltiplicava i fedeli.

 

8. Finalmente il Signore mandò il grande imperator Costantino e per mezzo di


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lui pose la pace nella chiesa e distrusse l'idolatria. Abbattuta che fu l'idolatria, il demonio suscitò in diverse parti molti eresiarchi, i quali diedero un orribile guasto per molto tempo alla chiesa coi loro errori che sparsero per molte regioni; ma finalmente, per la divina provvidenza, restarono abbattute queste eresie, e la chiesa cattolica sempre è rimasta invitta, ed invitta persevererà sino alla fine de' secoli: poiché Gesù Cristo trionferà nella fine dei giorni, ed allora farà conoscere a tutti gli uomini con quanto bell'ordine ha condotto a termine il suo disegno da principio propostosi di salvare gli uomini per mezzo di Gesù Cristo, dato a noi per nostro capo e redentore.

 

9. Intanto gli ebrei, non ostante la generale conversione dei gentili alla fede, proseguirono tuttavia ad essere ostinati in non voler ricevere Gesù Cristo per loro salvatore; onde Iddio li punì colla loro desolazione, facendoli restar privi di patria, di tempio, di sacerdoti, di re e di regno, sì che vanno ed andranno raminghi e dispersi per tutta la terra ed abbominati da tutte le nazioni sino alla fine del mondo, nella quale poi per divina misericordia, come abbiamo dalle scritture notato al cap. III., num. 1., conosceranno il loro inganno e si convertiranno abbracciando la fede di Gesù Cristo.

 

10. Già siamo alla fine dell'opera; ma prima di finire prego il mio lettore in questa conclusione a riflettere che tutti i fatti più principali degli ebrei nell'istoria del vecchio testamento, come la loro schiavitù nell'Egitto, la loro uscita da quel regno, il viaggio per tanti anni nel deserto, l'acquisto della terra promessa, la cattività sofferta di poi in Babilonia, e la loro liberazione ottenuta per mezzo di Ciro imperatore, tutti questi eventi furono figure che annunziavano Gesù Cristo venturo e la sua nuova chiesa che dovea succedere all'antica. Di più consideri che la religione è stata sempre una, passata sempre dagli ebrei a' cristiani senza interrompimento; e perciò affin di avere un pieno concetto della cristiana religione e dell'opera dell'umana redenzione consumata dal nostro Salvatore Gesù Cristo, bisogna intendere che la chiesa antica e la nuova non sono che una, cominciata prima a tempo degli ebrei, ed indi perfezionata a tempo dei cristiani, essendo stato sempre Gesù Cristo quegli che ha sostenuta prima l'una e poi l'altra.

 

11. E pertanto in questo libro prima di parlare della nuova chiesa si è parlato della chiesa degli ebrei, il castigo dei quali, che a tutto il mondo è patente colla loro dispersione, è il testimonio più valevole a provare la verità della nostra fede, essendo troppo evidente che le miserie, ch'essi al presente patiscono nell'andar vagabondi per la terra, odiati da tutti, senza re, senza patria e senza tempio, fa vedere ad ognuno questa essere piena del loro esecrando delitto in aver tolta la vita al lor supremo Signore.

 

12. Verrà tempo, come di sopra si è accennato, che Dio avrà pietà di questo popolo, che un tempo fu il suo popolo diletto, ed esso illuminato dalla divina grazia conoscerà la verità ed abbraccerà la fede cristiana. Ma ciò non avverrà che nella fine del mondo, allorché il Signore nel giudizio finale manifesterà a tutti gli uomini la rettitudine della sua condotta con gaudio eterno di coloro che gli sono stati fedeli e con somma confusione dei peccatori che hanno voluto vivere a lui ribelli sino alla morte; e tutto allora ridonderà in esaltazione della divina gloria, per la quale Iddio ha creato il mondo, come si disse da principio.

 




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