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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Confessore diretto…campagna

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CAPO XVI. De' sagramenti dell'estrema unzione e dell'ordine.

 

PUNTO I. Dell'estrema unzione.

 

1. Questo sacramento è stato già come tutti gli altri sagramenti istituito da G. Cristo, ma è stato promulgato da s. Giacomo con quelle parole: Infirmatur quis in vobis? inducat presbyteros ecclesiae, et orent super eum, ungentes eum oleo in nomine Domini, et oratio fidei salvabit infirmum; et alleviabit eum Dominus; et si in peccatis sit, remittentur ei6. L'effetto primario di questo sagramento è di confortare l'anima in punto di morte contra le tentazioni del demonio. Gli effetti poi secondari sono tre. Il primo effetto è di togliere le reliquie de' peccati, cioè l'oscurità, la debolezza interna, e le altre reliquie nocive, che i peccati commessi lasciano nell'anima, e conseguentemente l'estrema unzione ha virtù di togliere anche le colpe, quando il moribondo non potesse ricevere l'assoluzione sagramentale, e fosse per altro disposto almeno coll'attrizione, come insegna s. Tommaso7, e come si ricava dalle riferite parole di s. Giacomo: Et si in peccatis sit, remittentur ei; ed anche da quel che dice il tridentino: Cuius unctio, delicta, si quae sint adhuc expianda, ac peccati reliquias aspergit8. Il secondo effetto è di estinguere il debito delle pene rimaste a soddisfarsi. Il terzo effetto è di conferire anche la sanità al corpo, se quella è utile alla salute dell'anima9. Esaminiamo ora brevemente I. la materia


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di questo sagramento. II. La forma. III. Il ministro. IV. Il soggetto che l'ha da ricevere. V. L'amministrazione.

 

2. E I. In quanto alla materia, la materia rimota dell'estrema unzione è l'olio benedetto dal vescovo per gl'infermi, il quale dee rinnovarsi ogni anno, bruciando l'antico giusta il precetto di Clemen. VIII, che obbliga sotto colpa grave, quando però non potesse aversi il nuovo, è lecito servirsi dell'antico, come dicono i dottori, e come anche lo dichiarò la s.c. E quando mancasse dentro l'anno, in caso di necessità, vi si può aggiungere l'olio non consagrato, ma in minor quantità, come dice il rituale. Si noti qui per 1. che l'olio dee esser d'uliva, e benedetto dal vescovo, non solo di necessità di precetto, ma anche di sagramento, come insegna s. Tommaso1 con altri comunissimamente. Si noti per 2. che probabilmente anche di necessità di sagramento l'olio dee esser benedetto per gl'infermi; onde in pratica non può darsi l'estrema unzione coll'olio della cresima, o de' catecumeni, fuorché nel caso di necessità che non vi fosse altro, ed allora sotto condizione2.

 

3. La materia prossima poi è l'unzione fatta dal sacerdote ne' cinque sensi. E qui si avverta che in caso di necessità (come in tempo di peste) può darsi l'estrema unzione per mezzo d'una verga unta coll'olio sagro. Si avverta in oltre che secondo la sentenza più comune di s. Tommaso e d'altri, non basta la sola unzione d'un senso, ma è necessaria di necessità di sagramento l'unzione di tutti i cinque sensi. Solamente in caso di necessità, come dice il rituale, può darsi questo sagramento con una sola unzione di qualche membro (e meglio sarebbe allora della testa) con proferirsi in tal caso sotto la condizione si vivis, la forma in questo modo: Si vivis, per istam sanctam unctionem indulgeat tibi Deus quidquid per sensus deliquisti. Ma se l'infermo poi sopravvivesse, debbono ripetersi tutte le solite cinque unzioni colla solita forma. Basta poi ungere una sola parte de' sensi, come un solo occhio, una sola orecchia ec.; ma ciò neppure può farsi, se non quando v'è un prudente timore di morte imminente. L'unzione de' reni, dice il rituale, sempre si tralascia nelle donne; ed anche negli uomini, quando l'infermo non può comodamente muoversi3.

 

4. II. In quanto alla forma, ella è questa: Per istam sanctam unctionem, et suam piissimam misericordiam indulgeat tibi Dominus quidquid per visum deliquisti. Amen. E così replicando le stesse parole si ungeranno gli altri sensi, mutando solamente il nome del senso per auditum, per odoratum, per gustum, et locutionem, per tactum, per gressum, e per lumborum delectationem. La parola deliquisti è certamente di essenza; le parole poi per suam piissimam misericordiam, secondo la più comune sentenza, non sono di essenza, ma il lasciarle sarebbe certamente colpa grave; come anch'è colpa grave l'omettere le orazioni che ha da dire il sacerdote, le quali se mai si lasciano in caso di necessità ordina il rituale, che si dicano appresso, se l'infermo sopravvive4.

 

5. III. In quanto al ministro, il ministro proprio dell'estrema unzione è il parroco, o pure altro sacerdote di suo consenso (almeno presunto, come probabilmente dicono molti dottori); altrimenti, senza consenso del parroco sarebbe valido il sagramento, ma peccherebbe il sacerdote; eccettoché se il parroco non volesse dare l'estrema unzione, o pure si trovasse lontano. Ma qui si avverta che il parroco è tenuto con obbligo grave di dare questo sagramento ad ogni suo suddito che glielo domanda a tempo opportuno. Vedi ciò ed altro Istruz.5.

 

6. IV. In quanto al soggetto, a chi può darsi l'estrema unzione; si noti per 1. ch'ella non può darsi a' sani, quantunque prossimi a qualche pericolo di morte, come sono i condannati a morte, o quei che si trovano in battaglia, o in naufragio ma solamente dee darsi agli infermi che stanno in pericolo di morte imminente: qui tam graviter laborant (dice il rituale), ut mortis periculum imminere videatur. Ma avverte all'incontro il catechismo romano, che peccano gravissimamente quei parrochi che aspettano a dar l'estrema unzione quando l'infermo è affatto disperato, e comincia a perdere i sensi. E perciò Bened. XIV. nella bolla 53. che sta al tom. 4. del suo bollario,


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ordina, che l'estrema unzione diasi agl'infermi prima che perdano i sensi. Anzi molti dottori, come Laym., Castrop., Bonac., Salm., Tourn. ed altri collo stesso Bened. XIV.1, ammettono che questo sagramento può darsi sempreché l'infermità è pericolosa di morte, ancorché non imminente; e questa sentenza oggidì è probabilissima, giusta la bolla citata dello stesso pontefice dove al § 46. dice che l'estrema unzione non ministretur bene valentibus, sed iis dumtaxat, qui gravi morbo laborant. Onde ben dice Castropalao, che ogni qual volta può darsi all'infermo il viatico, può, ed è spediente darsi anche l'estrema unzione, purché il pericolo della morte non sia meramente dubbio, ma probabile, e prudente, come anche dicono Suar., Castrens. ed Holzmann, con Scoto e Manstrio2. Quando poi possa questo sagramento replicarsi all'infermo, vedi Istr.3.

 

7. Parlando de' fanciulli, dice il rituale, che l'estrema unzione non dee darsi se non a quei fanciulli, che già sono giunti all'uso di ragione. A' pazzi purché non sieno stati perpetuamente tali, dee darsi l'estrema unzione, supposto che (come dice il rituale), quando erano di mente sana, l'han domandata, o verisimilmente l'avrebbero domandata. All'incontro, secondo lo stesso rituale dee negarsi agl'impenitenti, e scomunicati, ed a coloro che sono in manifesto peccato mortale. Del resto probabilmente dicono i dd., che i feriti nelle risse, stando privi de' sensi, ben possono estremarsi sotto condizione4. Si questiona poi, se i moribondi sian tenuti sotto colpa grave a prender questo sagramento. La sentenza più comune lo nega; ma più mi piace la contraria, per ragion della carità che ogni fedele dee esercitar con se stesso in punto di morte, nel quale par che si esponga ad un gran pericolo di cedere alle tentazioni dell'inferno chi trascura di rinforzarsi con questo sagramento5.

 

8. V. In quanto finalmente all'amministrazione dell'estrema unzione, si noti per 1. che il sacerdote, portando l'olio sagro, dee farsi accompagnare da un chierico che gli porti la croce avanti. Si noti per 2. quel che avverte il rituale, che quando l'infermo è prossimo alla morte, lo stesso sacerdote che porta il viatico può seco addurre anche il sagro olio; ma meglio sarebbe che lo portasse un altro sacerdote6. Si noti per 3. in quanto al modo di amministrare questo sagramento, che il sacerdote dopo avere intinto il pollice nell'olio, dee ungere l'infermo in forma di croce in ciascuno de' membri, cominciando dalla parte destra con dire: Per istam sanctam unctionem +, et suam piissimam misericordiam indulgeat tibi Dominus quidquid per visum (e si ungono gli occhi) deliquisti; amen: avvertendo a non terminar la forma prima di unger l'altra parte. Indi replicandosi le stesse parole, per istam etc., si ungono le orecchie, dicendo, per auditum: le narici, per odoratum: la bocca (chiuse le labbra), per gustum, et locutionem: le mani a' sacerdoti da fuori, agli altri nelle palme), per tactus: i piedi (nelle piante), per gressum: i reni, per lumborum delectationem.

 




6 Ep. c. 6.

 



7 Suppl. q. 30. a. 1.

 



8 Ses. 14. c. 2.

 



9 Istr. c. 17. n. 1.



1 Supp. q. 29. a. 5.

 



2 Istr. c. 17. n. 2.

 



3 N. 3. 4.

 



4 N. 5. e 13.

 



5 N. 6.



1 De syn. l. 8. c. 7. n. 4.

 



2 Istr. c. 17. n. 7.

 



3 N. 8.

 



4 N. 9-11.

 



5 N. 17.

 



6 N. 13.

 






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