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S. Alfonso Maria de Liguori
Considerazioni...stato religioso

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Consid. V. La gloria immensa che godono in cielo i religiosi.

Considerate in primo luogo quel che dice s. Bernardo, che 'l religioso, morendo nella sua religione difficilmente si danna: Facilis via de cella ad coelum. Vix unquam aliquis e cella in infernum descendit. E la ragione che il santo ne adduce è, quia vix unquam, nisi praedestinatus, in ea usque ad mortem persistit. Poiché difficilmente alcun religioso persevera fino alla morte, se non è degli eletti al paradiso. E perciò s. Lorenzo Giustiniani chiamava la religione porta del paradiso: Illius coelestis civitatis iste est introitus. E diceva avere perciò i religiosi un gran segno della loro predestinazione: Magnum quippe electionis indicium.

In oltre considerate che 'l paradiso, come dice l'apostolo, è corona di giustizia; onde Dio, benché rimuneri l'opere nostre assai più abbondantemente di quello ch'elle si meritano, nulladimanco rimunera ciascuno a proporzione dell'opere che ha fatto: Reddet unicuique secundum opera sua 1. Da ciò considerate la mercede pur troppo grande, che Dio darà in cielo a' buoni religiosi, a riguardo de' gran meriti che ogni giorno acquistano. Il religioso dona a Dio tutti i suoi beni della terra, e si contenta di vivere affatto povero, senza possedere cosa alcuna. Il religioso rinunzia all'affetto de' parenti, degli amici, e della patria, per unirsi più a Dio. Il religioso si mortifica continuamente in molte cose che goderebbe nel secolo. Il religioso finalmente dona a Dio tutto se stesso, donando a Dio la sua propria volontà col voto dell'ubbidienza. Questa già è la cosa a noi più cara, la propria volontà: e questa è quella che Dio più d'ogni altra cosa da noi richiede, il cuore, cioè la volontà: Praebe, fili mi, cor tuum mihi 2. Chi serve Dio nel secolo, gli donerà le cose sue, ma non se stesso; gli donerà parte, ma non tutto, perciocché gli donerà le robe colle limosine, i cibi coi digiuni, il sangue col flagellarsi, ecc. Ma si riserberà sempre la propria volontà, digiunando quando vuole, orando quando vuole, ecc. Ma il religioso donando a Dio la propria volontà gli dona se stesso, e gli dona tutto: donandogli non solo i frutti della pianta, ma tutta la pianta stessa. Onde può dopo ciò dirgli con verità: Signore, avendovi data la mia volontà non ho più che darvi.

E perciò in tutto quello ch'egli fa per ubbidienza, in tutto sta sicuro di far perfettamente la volontà di Dio e in tutto merita: non solo quando fa orazione, quando confessa, quando predica o digiuna o esercita altre mortificazioni; ma ancora quando si ciba, quando scopa la stanza, quando rifà il letto, quando va a riposarsi, quando si ricrea; perché facendo tutto per


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ubbidienza, in tutto fa la volontà di Dio. S. Maria Maddalena de' Pazzi diceva che tutto quel che si fa per ubbidienza, tutto è orazione. Perciò attestava s. Anselmo che quanto fanno i religiosi (parlando di coloro che amano l'ubbidienza), tutto è loro di merito.

Diceva s. Luigi Gonzaga, che nella religione si cammina in una nave a vele, cioè dove ancora chi non voga fa il suo cammino. Oh quanto più guadagnerà un religioso osservando la sua regola in un mese, che un secolare con tutte le sue penitenze ed orazioni in un anno! Fu rivelato di quel discepolo di s. Doroteo, chiamato Dositeo, che per i cinque anni che visse sotto la di lui ubbidienza in cielo gli era stata data la gloria di s. Paolo eremita, e di s. Antonio abate, i quali per tanti anni vissero nel deserto. È vero che i religiosi in questa vita soffrono gl'incomodi dell'osservanza regolare: Euntes ibant et flebant: ma quando saranno chiamati all'altra vita, anderanno al cielo: Venientes autem venient cum exultatione portantes manipulos suos 1. Onde allora canteranno: Funes ceciderunt mihi in praeclaris: etenim haereditas mea praeclara est mihi 2. I legami che mi han legato col mio Signore son divenuti per me troppo preziosi; e la gloria che mi hanno acquistata è troppo grande.




1 Matth. 16. 27.



2 Prov. 23. 26.

 



1 Psal. 125. 6.



2 Psal. 15. 6.






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