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S. Alfonso Maria de Liguori
Virtù e pregi di S. Teresa

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Breve pratica per la perfezione raccolta dalle dottrine di s. Teresa.

Tutta la perfezione consiste in metter in pratica due cose: Il distacco dalle creature e l'unione con Dio. Il che tutto si contiene in quel grande insegnamento lasciatoci da Gesù Cristo1: Qui vult venire post me abneget semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me.

E per prima circa il distacco dalle creature dice s. Giovanni2: Omne quod est in mundo, concupiscentia carnis est, concupiscentia oculorum et superbia vitae. Sicché tutte le imperfezioni nascono da tre amori disordinati. Dall'amore a' piaceri, alle robe ed alla stima propria. Sul che bella è la sentenza di s. Teresa: Giustamente ne siegue che chi va appresso a cose perdute sia ancor egli perduto.

Parlando del primo amore a' piaceri e alle proprie soddisfazioni, questo si vince col distaccarsi da loro per mezzo della mortificazione così interna come esterna.

La mortificazione interna importa regolare le passioni, non operando mai per amor proprio, per vanità, per umore o per motivi umani; ma solo


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per dar gusto a Dio. Tutte le interne passioni si comprendono dalle due sostanziali, cioè irascibile e concupiscibile.

Circa l'irascibile è principale la passione dell'ira, la quale si vince colla virtù della mansuetudine, che poi si esercita coi seguenti atti. 1. Non isdegnarsi mai contro del prossimo. 2. Conversare con dolcezza egualmente con tutti. 3. Parlare con voce bassa, con volto sereno e con parole dolci, specialmente colle persone irate o moleste. 4. Sopportare con pace i difetti altrui, le ingiurie e le molestie. 5. Non inquietarsiperdersi d'animo per i proprj difetti, ma umiliandosi subito risorgerne in pace con un breve pentimento, e senza pensarvi più ripigliar la carriera con più fervore e più confidenza in Dio; e far lo stesso sempreché si cade. 6. Non parlar mai né operare quando il cuore sia turbato. Diceva s. Francesco di Sales: Ho fatto patto colla mia lingua di non parlare quando è turbato il mio cuore. Giova assai in tali turbamenti, conferirli col direttore o altra persona spirituale.

Circa poi la concupiscibile; bisogna toglier l'amore disordinato ad ogni sorta di persone e specialmente a' giovani o di diverso sesso con evitare la loro conversazione, le parole o lettere affettive, i doni, gli scherzi, ed ogni altra cosa che può accendere l'affetto. dice s. Teresa: Levate dagli occhi le occasioni non buone, subito l'anima si rivolta ad amare Dio. E se non congiunti, procuriamo sempre di contentare prima Dio che essi, perché i parenti amano più i loro interessi che il nostro profitto. Sicché bisogna: 1. Non lasciare l'esercizio delle virtù necessarie per aderire al loro genio. 2. Quando Dio chiamasse a stato o vita più perfetta bisogna lasciarli coraggiosamente, obbedendo prima a Dio che ad essi. 3. Non ingerirsi in affari di casa nocivi al proprio profitto, senza necessità precisa di carità.

Si appartiene poi anche alla concupiscibile il vincere la propria volontà, che si vince colla virtù dell'ubbidienza. L'ubbidienza, dice s. Teresa, è la via breve per la perfezione, esclamando ella: O virtù dell'ubbidienza, che tutto puoi! Diceva similmente s. Caterina da Bologna che l'ubbidienza è più grata a Dio ella sola, che tutte l'altre opere buone. Perciò nella pratica bisogna: 1. Regolarsi in tutte le cose dell'anima, per picciole che sieno, coll'ubbidienza o de' superiori o delle proprie regole o del padre spirituale, che necessariamente ognuno deve tenere. Sa il demonio, dice s. Teresa, che qui consiste il rimedio d'un'anima, e così s'adopera molto per impedirlo. All'incontro dice che Dio da un'anima che sta risoluta di amarlo non vuole altro se non che ubbidisca. 2. Bisogna ubbidire subito, lasciando ogni altra faccenda, ed in tutto, dove però non si conosce evidente peccato. 3. Ubbidire di buona voglia e non con amarezza. 4. Alla cieca, senza cercar ragione, ma uniformando il sentimento proprio al sentimento de' superiori. Per ultimo nelle cose buone, dove non apparisce ubbidienza espressa, il più sicuro è appigliarsi a quello ch'è contrario alla propria inclinazione.

La mortificazione esterna poi importa, distaccarsi da' piaceri de' sensi, mortificando per I. La vista, col non guardare oggetti illeciti o pericolosi o curiosi: andar cogli occhi bassi: osservar modestia con se stesso nello


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spogliarsi, nel vestirsi, ed in ogni altra azione.

II. L'udito con allontanarsi da' discorsi di mormorazione o d'impurità o di novelle.

III. L'odorato col privarsi d'odorar fiori, acque concie, profumi ec.

IV. Per mortificar poi il gusto bisogna attendere circa la quantità. 1. Non mangiare o bere solo per soddisfarsi, né sino che sazj, ma sino che basti. 2. Non mangiar fuori di tavola. 3. Lasciar sempre qualche porzione a tavola per amore di Gesù e di Maria. 4. Mangiare poco la sera e qualche sera lasciar anche la cena. 5. Far qualche astinenza in alcuni giorni della settimana. 6. Il venerdì o il sabato far il digiuno in pane ed acqua: o almeno mangiar una vivanda. Circa la qualità poi de' cibi. 1. Non si cerchino cibi delicati e gustosi; né condimenti o altri intingoli di aromi, salse e simili. 2. Si usi qualche volta nel cibarsi qualch'erba amara. 3. Almeno non si facciano lamenti, se i cibi vengono mal fatti, freddi o sconditi.

V. Il tatto si mortifica 1. Col non cercare troppe comodità nel dormire, vestire o sedere. 2. Col privarsi di fuoco l'inverno e di guanti e ventagli la state. 3. Usar qualche mortificazione afflittiva di discipline, catenelle, crocette e simili; ma sempre coll'ubbidienza del direttore; altrimenti, dice s. Filippo Neri, o si perde la salute o l'umiltà. 4. Almeno non lamentarsi delle infermità, fatiche, incomodi, angustie interne; e farne continue offerte a Gesù Cristo. S. Teresa ci lasciò su tal punto della mortificazione esterna queste belle sentenze. - Il pensare che Dio ammetta alla sua amicizia gente comoda è sproposito.- Regalo ed orazione non si compatiscono insieme.- Anime che da vero amano Dio non possono dimandar riposi.

Si appartiene ancora alla mortificazione esterna il mortificar la lingua colla virtù del silenzio che importa: 1. Parlar poco, e considerato. 2. In qualche ora del giorno non parlare affatto, se non per necessità. 3. Parlare spesso di Dio, ed in ogni discorso frapporre sempre qualche sentimento spirituale. Dicea s. Teresa: Ai ragionamenti de' servi di Dio sempre si trova Cristo presente, e gli piace molto che si dilettino di lui.

Il secondo amore disordinato è alle robe, e questo si vince colla virtù della povertà. 1. Con togliere tutto il superfluo, e lasciarsi il puro necessario, o togliere almeno l'attacco a quel che si possiede. 2. Scegliersi le cose più vili. 3. Rallegrarsi quando manca ancora il necessario. Diceva s. Teresa: È un bene quello della povertà, che comprende tutti i beni del mondo. Ed in altro luogo: Quanto meno avremo di qua, tanto più godremo nell'eternità.

Il terzo amore disordinato è alla stima propria, e quest'ultimo si vince colla virtù dell'umiltà, per esercitare la quale bisogna: 1. Di quanto bene si fa dare la gloria tutta a Dio, cacciando dal cuore ogni vana compiacenza. S. Teresa: Quando noi pretendiamo di piacere a Dio solo, il Signore ci darà forza per vincere ogni vanagloria. 2. Stimarepeggiore di tutti e tutti migliori di sé; guardando sempre i pregi altrui e i difetti proprj; spezialmente col riflesso di tante grazie ricevute da Dio. 3. Desiderare di esser così tenuto e trattato anche dagli altri. 4. Non cercare onori, lodi, né impieghi onorevoli


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voli, anzi non accettarli, se non per ubbidienza de' superiori. 5. Non iscusarsi o difendersi benché incolpato a torto, se non in caso di scandalo o d'impedimento di maggior gloria di Dio. S. Teresa: Più perfeziona un'anima un non iscusarsi, che dieci prediche. 6. Senza necessità di maggior bene non dir mai parola di propria lode circa i suoi talenti, natali, parenti, ricchezze, ec. 7. Sopportare e rallegrarsi avanti a Dio nel vedersi disprezzato, ripreso, deriso, calunniato e perseguitato. Diceva s. Teresa: Chi è colui che vedendo il Signore coperto di piaghe e afflitto da persecuzioni, non l'abbracci o desideri? Circa ciò han praticato i santi cercare spesso a Dio la grazia d'esser disprezzati per amor suo. È bene, almeno nell'orazione, apparecchiarsi a sopportare i disprezzi, con proporsi tutti gl'incontri che potrebbero avvenire. S. Teresa: Vale più un atto d'umiltà, che tutta la scienza del mondo.

L'altra cosa che abbiamo accennato a principio, anzi la principale per giungere alla perfezione, è l'unione con Dio la quale si conseguisce co' seguenti mezzi.

1. Coll'amore perfetto a Dio, con amarlo: 1. Sopra tutte le cose, guardandosi di commettere qualsivoglia minimo peccato o difetto deliberato ad occhi aperti, più che di perdere anche la vita: Da peccato assai avvertito, dicea s. Teresa, per molto piccolo che sia, Dio vi liberi. Dice di più: Per mezzo di cose picciole il demonio va facendo buchi per dove entrano cose grandi. Ed avverte altrove: La vera divozione consiste in non offendere Dio e in essere risoluto di operare ogni cosa buona. 2. Bisogna amarlo con tutto il cuore, desiderando risolutamente di giungere alla maggior perfezione per piacere a Dio: sul che nota s. Teresa: Dio non lascia senza paga anche in questa vita qualsivoglia buon desiderio. E di più dice che il Signore ordinariamente non fa molti segnalati favori, se non a chi ha molto desiderato il suo amore. Ma bisogna poi a' desiderj unire l'operar con fortezza nelle occasioni col vincere i rispetti umani, le proprie ripugnanze e gl'interessi terreni. 3. Amar Dio continuamente e in tutte le occasioni, ed a tal fine indirizzare ed offerirgli tutto, anche le azioni indifferenti, come il cibarsi, il ricrearsi lecitamente, e tutto, anche i passi, i respiri; unendoli sempre alle azioni di Gesù e di Maria mentre stavano in terra. Di più soffrire per amor suo allegramente tutte le cose penose e contrarie: conformandosi, anzi uniformandosi alla volontà di Dio in tutto quello ch'egli vuole fare in noi e di noi. Sul che ci lasciò s. Teresa queste eccellenti dottrine: E quale maggiore acquisto può essere, che in avere qualche testimonianza che diamo gusto a Dio? E qual sia questa testimonianza, la spiegò: Mentre si vive non consiste il guadagno in procurare di godere più Dio, ma in fare la sua volontà. - Gran forza (dice altrove) ha questo dono della nostra volontà a Dio, perché lo tira ad unirsi colla nostra bassezza. - La vera unione è unire la volontà nostra con quella di Dio.

Per ultimo per tenere accesa la fiamma del nostro amore a Dio, bisogna fare spesso atti d'amore fra la giornata, ma specialmente nell'orazione e comunione, con dirgli: Amantissimo ed unico mio tesoro, mio Dio, mio tutto, io t'amo con tutto il cuore.


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Mi dono tutto a te senza riserba, e consagro tutti i miei pensieri, i miei desiderj, tutti gli affetti miei. Non voglio, non sospiro, non cerco altro che te solo, solo vita mia. Il gusto tuo è il gusto mio. Fa in me e di me quel che ti piace. Mio Dio ed ogni mio bene, dammi il tuo amore e niente più. E simili.

Per II. Bisogna per unirsi a Dio attendere all'orazione mentale, di cui è proprio, dice s. Giovanni Climaco, l'unire l'anima con Dio per mezzo dell'amore che nell'orazione si accende. Giova perciò dare a quest'orazione quanto tempo si può, almeno mezz'ora la mattina e mezza la sera, meditando le verità eterne, o i benefizj divini, e più la vita e morte di Gesù Cristo.

Dopo la meditazione, sempreché l'anima non fosse da Dio per grazia straordinaria tirata alla contemplazione, è bene che si trattenga in affetti ed aspirazioni divote, ma senza farsi violenza, cercando di farlo non già con sensibilità, ma con volontà pura, o pure in far preghiere; con terminare poi sempre l'orazione facendo qualche risoluzione particolare di profitto.

Notinsi poi i belli documenti che ci lasciò s. Teresa circa l'orazione: Il tempo che si spende senza far orazione, tutto è perduto. - L'anima che lascia l'orazione, è come se da se stessa si ponesse nell'inferno, senz'aver bisogno di demonj. - Le lettere sono un gran tesoro per l'orazione, se però sono accompagnate dall'umiltà.

Circa poi l'aridità, oh che bell'anima ci la santa, dicendo: «Con aridità e tentazioni fa prova il Signore de' suoi amanti. Benché tutta la vita duri l'aridità, non lasci l'anima l'orazione, tempo verrà che tutto le sarà pagato molto bene. In altro luogo: Non consiste l'amor di Dio in tenerezze, ma in servire con fortezza ed umiltà. L'anima che persevera nell'orazione, per peccati che opponga il demonio, finalmente tengo per certo che 'l Signore la condurrà a porto di salvazione. - Sa il demonio che l'anima che con perseveranza attende all'orazione, egli l'ha perduta. - Chi nel cammino dell'orazione non si ferma, benché tardi, pure arriva». S'avverta che i custodi necessarj nell'orazione sono tre: il ritiro, il silenzio, e 'l distacco. Bisogna poi sempre all'orazione unire la lezione spirituale, almeno per mezz'ora il giorno, come del Rodriguez, del Sangiure, e simili; e siaci cara sopra tutto la lezione di vite de' santi, che tanto raccomandava s. Filippo Neri.

Per III. poi bisogna (quanto più spesso si può) colla direzione del padre spirituale fare la comunione, che chiamava sagramento d'unione, e dove l'anima si unisce tutta con Gesù. Ma attenda ad apparecchiarvisi con indirizzare tutti gli esercizj spirituali che fa per apparecchio alla comunione; procuri poi di non lasciar mai il rendimento di grazie, trattenendovisi per un'ora o almeno mezz'ora in affetti e preghiere. Mentre allora, dice s. Teresa, Gesù sta nell'anima, come in trono di misericordia per dispensarle grazie: Dopo la comunione, sono parole della santa, non perdiamo così buona opportunità di negoziare. Ed in altro luogo: Non suole sua Maestà mal pagare l'alloggio, se gli vien fatta buona accoglienza. Per l'apparecchio e ringraziamento giova sommamente il pensare a tre cose, cioè: 1. Chi viene? Gesù. 2. A chi viene? a me.


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3. Perché viene? per essere amato. Al che vanno uniti tre atti, di fede, di umiltà, d'amore. Possono servire per tutto quelle tre gran parole, credo, spero ed amo. Giova sommamente ancora ad unirci con Dio il far più comunioni spirituali nel giorno. Santa Teresa avvertiva: Il comunicarsi spiritualmente è di molto profitto, non lo lasciate, che qui farà prova il Signore quanto l'amate. Fate ancora frequenti visite al ss. sacramento. Che sarebbe di noi, diceva la santa, se nel mondo non vi stesse il ss. sacramento? Asserisce s. Dionisio areopagita, che non d'altra parte ci vengono tanti aiuti per la perfezione, che dal ss. sagramento. Colla visita al sagramento poi deve unirsi la visita alla madre di Dio Maria.

Per IV. Per conservarci poi uniti a Dio è necessario assolutamente attendere alla preghiera, sapendosi dall'evangelio, che ordinariamente Dio non dispensa le grazie se non a chi le cerca. Onde sin dalla mattina in alzarsi bisogna con confidenza raccomandarsi a Gesù ed a Maria che ci assistano.

È bene poi ciò replicarlo in tutte le azioni che si cominciano, nell'uscire di casa, nel porsi a leggere, a riposare, ec. non tralasciando mai nella sera l'esame di coscienza coll'atto del pentimento. Nelle tentazioni poi e pericoli di peccare è necessario assolutamente ricorrere a Dio, con dire almeno Gesù e Maria, invocandoli in aiuto. Dicea s. Teresa: Io non intendo certi tremori, demonio, demonio, dove possiamo dire Dio, Dio, e farlo tremare. Così anche bisogna spesso cercare al Signore la vittoria della passione dominante, la s. perseveranza, il suo amore colla perfetta uniformità al suo volere. Avvertiva s. Teresa: Non è tempo questo di trattar con Dio negozj di poca importanza, come il chiedere cose temporali.

Per V. Giova sommamente insieme coll'unione con Dio la memoria continua della sua presenza, col ricordarsi che in ogni luogo egli ci vede, ci sente, ci sta d'intorno e dentro di noi. S. Teresa a ciò attribuisce tutte le nostre mancanze: Tutto il danno ci viene dal non attendere che Dio sta presente, ma credere che sta lontano. Ma ciò succede perché poco l'amiamo; dicendo la santa: Il vero amante sempre si ricorda dell'amato. Per questa memoria della divina presenza giova assai porsi qualche segno speciale sulla persona o sul tavolino o nella stanza. Si accompagni sempre questa memoria colle orazioni giaculatorie, d'atti d'amore o di offerte di se stesso, per sé, Dio mio t'amo. Voglio solo te, solo il gusto tuo. Tutto a te mi dono, e simili.

Per VI. A tal fine far gli esercizj spirituali ogni anno di dieci o pure otto giorni, appartandosi allora da ogni impiego e conversazione per trattar solo con Dio. Oh quanti per tal mezzo si sono fatti santi! Giova insieme rinnovar lo spirito con un giorno di ritiro almeno una volta il mese; e fra l'anno poi far con divozione speciale le novene del s. Natale, dello Spirito santo, delle sette festività di Maria nelle quali ogni giorno si faccia qualche ossequio speciale, come del rosario e della visita; ed in ogni sabbato in suo onore si faccia il digiuno in pane, o almeno nelle vigilie delle sette feste; notando quel che dice s. Teresa: Oh quanto piace al Signore qualsivoglia servitù che si fa alla sua ss. Madre! Così anche far


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la novena del suo s. avvocato speciale, con avere divozione particolare ai ss. apostoli padri della fede.

A quest'amore ed unione con Dio si appartiene per ultimo la carità col prossimo, la quale circa l'interno importa desiderare al prossimo quel bene che vogliamo per noi; non volergli quel male che per noi non vogliamo; godendo perciò colla nostra volontà del suo bene e rammaricandoci del suo male, benché naturalmente v'incontrassimo qualche ripugnanza. Circa l'esterno poi bisogna 1. non mormorarloderiderlo o motteggiarlo, ma dirne sempre bene, con difenderlo, scusandone almeno l'intenzione. 2. Consolarlo nelle afflizioni. 3. Soccorrerlo nelle necessità spirituali e corporali, particolarmente nelle infermità. 4. Condiscendere al prossimo, come esprime s. Teresa, in tutto, dove non vi è peccato. Bisogna però (avverte su ciò s. Francesco di Sales) prendere il tempo opportuno per sé e pel prossimo; e quando si manca al prossimo per proprio raccoglimento, cercar di riguadagnare l'occasione per servire ai suoi desiderj. 5. Non dare al prossimo mal consiglio e mal esempio. 6. Bisogna alle volte riprenderlo, ma con dolcezza e a tempo suo, non già quando questo sta agitato dalla passione. Per ultimo bisogna sopra tutto attendere a far bene a chi ci fa male, almeno con dirne bene, trattarlo con dolcezza e raccomandarlo a Dio, distraendo il pensiero dagl'incontri, asprezze o noie che ci sembra aver ricevuto da lui.

Notinsi per fine di questa breve pratica fra gli altri i seguenti insegnamenti che s. Teresa ci lasciò per la perfezione in diversi luoghi de' suoi scritti.

Tutte le diligenze giovano poco, se tolta via affatto la confidenza di noi, non la poniamo in Dio. - Perché non finiamo di dare interamente a Dio il nostro affetto, né anche a noi vien dato tutto il tesoro dell'amor suo. - Da divozione a stampa Dio ci liberi. - Ho molte volte esperimentato che non vi è cosa che più fuggano i demonj, che l'acqua benedetta. - Tutto è schifezza quanto possiamo fare, in comparazione di una sola goccia di sangue di quello che 'l Signore sparse per noi. - Se 'l difetto non viene da noi, non abbiamo paura che resti da Dio il darci aiuto per farci santi. - Non abbiamo paura che Dio lasci senza premio un'alzata d'occhi con ricordarsi di lui. - Il Signore non vuole più da noi che una risoluzione, per far poi egli tutto dal canto suo. - Dio non manda mai un travaglio, che non lo paghi subito con qualche favore.- Non allontanandosi l'anima da' gusti del mondo, presto si tornerà ad allentare nella via del Signore. - Non comunicare le tue tentazioni colle imperfette, perché farai danno a te ed all'altre; ma colle perfette. - Il tuo desiderio sia di veder Dio; il tuo timore di perderlo; il tuo gaudio di ciò che ti può condurre a Dio.

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa, ora e per tutti i secoli. Amen. Così sia.

 




1 Matth. 16. 24.



2 Ep. 1. c. 2.




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